I Commentari di Padre Matteo Ricci: un resoconto della Cina del 1600 attualissimo per gli europei del III millennio – capitoli I e II

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1. Il Ricci si accinge a stendere le sue memorie storiche per farne trarre argomento di ringraziare Dio

Molte volte avviene che, delle grandi imprese et opere che nel mondo si fecero, non potettero poi i posteri saperne i principij donde hebbero origine. E ricercando io alle volte la causa di ciò, non seppi ritruovarne altra, se non l’essere tutte le cose (anco quelle che poi vengono a riuscire grandissime) ne’ suoi primi principij sì piccole e deboli, che nessuno si può persuadere facilmente di esse potere sorgere cosa di molto momento; e perciò coloro che le trattano, puoco si curano di notarle e scriverle. Se non vogliamo dire che sono tai negotij tanto difficili et intricati, mentre si comincia a dare i suoi primi principij, et occupano tanto a quei che in essi si impiegano, che non danno agio e tempo ad occuparsi in scrivere.

Laonde, volendo io in qualche parte obviare a questo mancamento nelle cose della entrata de’ Nostri e delle primitie della christianità in questo vastissimo regno della Cina, mi mossi adesso a raccogliere e disporre in ordine le cose più notabili di quelle che sino dal principio avevo notate in questa materia, posciaché la maggior parte o passorno per le mie mani o seppi molto essattamente. Accioché, se alla Divina Maestà piacesse di sì piccolo seme farne nascere e ricogliere qualche buona messe nella sua santa Chiesia cattolica, sapessero i devoti fedeli che veniranno di poi, di dove hanno da comenzare a dare a Dio le debite gratie, e narrare le sue alte meraviglie fatte in questi ultimi secoli a lontanissimi popoli. E se (il che non permetta Dio) non arrivasse questo a dare il frutto che i suoi primi fiori promettono, almanco lasciarò un testimonio, a quei che questo leggeranno, di quanto la nostra Compagnia di Giesù travagliò e patitte per aprire questa intrata e cominciare a rompere questo bosco fiero, e con quanto sudore e diligentia lo ridusse a sì buone speranze.

2. Metodo seguito: semplicità, brevità, esperienza sua propria

Per esser questa, opera di ridurre e convertire anime alla Fede catholica, non si deve dubitare esser tutta opera d’Iddio; e così non serà necessario nel riferirla usare di altri ornamenti di parole, poiché la semplice verità schiettamente proposta è quella che più diletta et aggrada in simili materie alle pietose orecchie. Né voglio con questa mia relatione che perdino punto di credito le cose che gli altri nostri compagni, et anche noi stessi, in lettere annue o avisi particolari, habbiamo scritto sopre l’istessa materia. Poiché non è mia intentione qui riferire né trattare tutte le cose, né quelle che si riferiranno e trattaranno proseguirle tutte alla lunga.

 

3. Necessità di premettere uno studio sulla Cina e sui Cinesi

Ma perché le cose della Cina comunemente sono assai diverse dalle nostre, e questo trattato si fa principalmente per i nostri Europei, sarà necessario, inanzi al cominciare la materia principale, dichiarare qualche cosa del sito, costumi, leggi et altre cose proprie della Cina, specialmente quelle in che discrepano da’ nostri paesi, per potersi meglio intendere la materia della entrata de’ Nostri e principio che si diede alla christianità, senza far poi molte digressioni.

E, sebbene di queste stesse materie so che già vanno molti libri in Europa, con tutto ciò penso, a nessuno serà discaro saperle piutosto da noi, che già trenta anni viviamo in questo regno, discorressimo per le sue più nobili e principali provincie, trattiamo continuamente in ambedue le Corti con i più principali e grandi magistrati e letterati del regno, parliamo la loro lingua, e imparassimo molto di proposito i loro riti e custumi, e finalmente, quello che più importa, di giorno e di notte, habbiamo nelle mani i loro libri, che da altri che mai vennero alla Cina, e tutto seppero per bocca di altri che non erano sì bene informati di tutto come noi.

Ma serà questo brevemente ne’ seguenti capitoli di questo Primo Libro; percioché, chi volesse scrivere diffusamente di quelle materie che in essi si trattano, di ogni capitolo si potrebbe fare un libro assai competente.

 

1. Vari nomi dati alla Cina dagli autori Europei

Questo ultimo regno orientale venne a notizia de’ nostri Europei sotto diversi nomi. Il più antico, del tempo di Tolomeo, fu Sina.

Dipoi, nel tempo di Tamorlano, come dipoi chiaramente si vedrà, ci fu data notitia di essa da Marco Polo, con nome di Cataio.

Ma il più celebre, di questi tempi, è questo di Cina, divulgato da’ Portoghesi, che per lunghi e pericolosi viaggi per mare arrivorno a essa e mercanteggiano nella sua parte più al mezzogiorno, nella provincia di Quantone; sebbene i nostri Italiani et altre nationi pensino chiamarsi China, ingannati dalla pronunciatione e scrittura spagnola, che non segue nel loro vulgare, in alcune lettere, la pronunciatione latina.

Et è cosa degna da notare che tutti questi nomi forno apportati ai nostri con aggiuntione di «Grande»; posciaché sogliono chiamarla Magna Sina, e Marco Polo la chiama il Gran Cataio, e gli Spagnuoli la Gran Cina.

Di dove si vede l’essergli debita e connaturale la sua magnificentia e grandeza del suo nome.

Né vi è anco dubio l’esser questa terra il regno degli Hyppofagi, perché in tutta essa, sino a’ nostri tempi, si mangia carne di cavalli, come tra noi la vaccina.

E l’istessa anco è la Serica, poiché in nessuna di queste terre al ponente vi è seta se non in essa, e questa in grandissima abondanza, tanto che non solo la vestono grandi e piccoli, poveri e ricchi, ma anco ne mandano molta a tutte le parti circonvicine. Et i Portoghesi la miglior mercanzia di che caricano le sue navi o per il Giappone o per l’India, è di seta e di pezze di seta. L’istesso avviene agli Spagnuoli, che stanno nelle Filippine caricando le sue navi per la Nova Spagna. E ritruovo ne’ suoi libri l’arte della seta 2636 anni inanzi alla venuta di Christo benedetto al mondo. E pare che questa arte da questo regno si sparse al restante dell’Asia e a tutta l’Europa et Africa.

Laonde non è maraviglia esser detta e tenuta per Grande, giaché vediamo quattro o cinque grandi regni al presente come uniti già in uno.

 

2. Vari nomi dati alla Cina dai Cinesi

Quello che a me mi fece più meravigliare fu il sapere che tutti questi nomi sono alla stessa Cina incogniti et inauditi; e non sanno l’esser chiamati così, né la causa di tali nomi a loro imposti, avendone mutati molti e stando anco esposta ad altre mutanze. La causa è per il loro antichissimo custume che, quando il regno si muta di una famiglia in altra, si muta anco il nome del regno a voglia del primo re di quella famiglia, il quale ordinariamente elegge qualche bello e grave nome.

E così fu chiamata Than, che vuol dire largo senza termine; Iu, che vuol dire riposo; Hia, che vuol dire grande; Sciam, che vuol dire ornato; Ceu, che vuol dire perfetto; Han, che vuol dire la via lactea nel cielo, con altri molti. Et dall’anno del Signore 1236, che regna la famiglia Ciù, si chiama Min, che vuol dire chiarità; e, per durare anco adesso in questa famiglia, gli aggiungono una sillaba Ta, che vuol dire grande, e si chiama Tamin, cioè Grande Chiarezza.

I popoli vicini puochi sono che sappino queste mutanze; e così la chiamano anco con varij nomi, e penso che ciascheduno con il primo di che hebbero notitia. I Cocincinesi con i Siami di dove imparorno i Portoghesi, la chiamano Cin, i Giapponi la chiamano Than; i Tartari la chiamano Han, et i saraceni la chiamano Cathai.

Ne’ libri della Cina, oltre il nome di quel secolo corrente, si chiama Ciumquo, che vuol dire Regno nel Mezzo, e Ciumhoa, che vuol dire Giardino del Mezzo. Et il Re che ottiene tutta la Cina lo chiamano Signore di tutto il mondo, pensando che la Cina eminentemente tiene tutto l’universo. Il che, se paresse strano a qualcuno  de’ nostri, imagini che più strano parrebbe alla Cina il chiamarsi i nostri antiqui Imperatori con questo titolo, senza esser Signori della Cina.

 

Padre Matteo Ricci – Ritratto Postumo

 

3. Coordinate geografiche e grandezza della Cina    

Quanto al sito e grandezza di essa, al mezogiorno comenza in 19 gradi del equinoctiale nel insola di Hainan e va a finire in 42 gradi fuora de’ muri settentrionali dove comenza la Tartaria. Dal levante comincia nella provincia di Iunnan in 112 gradi dall’Insole Fortunate, e finisce in 131 nel Mare di Levante. E quasi viene a fare un quadrato perfetto, un puocho magiore in larghezza di quello che è lungo. E la magior parte di essa sta nella zona temperata e comprende tutti gli climi che stanno dal fine di dia Meroe sino all’ultimo de’ dia Romi. Di dove si vede excedere in grandezza a tutte gli altri regni del mondo, sebene non è sì grande quanto alcuni scrittori moderni la facciano, estendendola al settentrione sino a 53 gradi, che vengono a farla un terzo magiore di quello che è. Ma questi termini di essa habbiamo noi verificati con astrolabij et altri strumenti in varij luoghi di essa, dove passassimo e stessimo, con l’osservationi di varie eclissi, con i loro calendarij, dove molto puntualmente sono calculati i novilunij e plenilunij, e sopra tutto per molti e varij libri di cosmografia stampati, ne’ quali esattamente si descrivono le provincie, regioni e confini del regno.

 

4. Sue città e sua popolazione secondo il censimento del 1579          

Et accioché, non pensi alcuno che, per esser così ampio, questo regno habbi qualche gran parte di esso spopolato e deserto, o manco pieno di gente e città, porrò nel fine di questo capitolo, quello che ho ritrovato in un libro, quale si suon stampato nel anno 1579, della Descrittione della Cina, voltato parola per parola nella nostra lingua, che è questo: «Ha la Cina due provincie curiali, Pacchino e Nanchino, et altre tredici provincie di fuora. In queste quindici provincie (che possono fare altrettanti regni ben grandi) vi sono 158 regioni che loro chiamano fu (che sono come provincie piccole, sebene alcune di esse tra di noi farebbono grandi provincie, per comprendere dodici e quindici città oltre altre terre e fortezze). In queste fu vi sono 247 ceu (che sono città grosse, sebene si distingue ceu da hien più per dignità che per grandezza, essendo molte hien, come quelle ove risiede il Governatore della fu, magiori che ceu), e 1152 hien (che sono città comuni). Gli uomini adulti che pagano tributo personale sono 58 milioni e 550801 capi; oltre le donne che sono altre tanti, i fanciulli, e i giovani, e i soldati che sono più di un milione – perché vi sono alcune mezze provincie come Leatum et altre dove tutti sono soldati –  et parenti del re, eunuchi et altri molti, esenti dal tributo. Regni che danno obedientia alla Cina per il levante sono tre; al ponente cinquanta tre; al mezzogiorno  cinquantacinque; al settentrione tre». È vero che questi né tutti vengono adesso, e, venendo, apportano più danno alla Cina che guadagno, e così puoco si cura essa che vengano o lascino di venire.

 

5. Difese naturali ed artificiali sulle quattro frontiere          

Oltre l’essere sì grande e piena, la Cina è assai fortificata dalla natura e dal arte. Percioché dal mezzogiorno et dal levante tutta è difesa dal mare che la cinge; dalla parte di tramontana, oltre i monti, vi fecero per molte centinaia de miglia muri fortissimi, che impedono gli insulti de’ Tartari; e dal ponente nella parte più settentrionale viene difesa da’ Persiani con un deserto di arena, dove né possono habitare né anco passare molti insieme; e più al mezzogiorno tutto è pieno di monti e confina con regni piccoli de’ quali puoco si può temere.

 

 

 

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