Recensioni: “La Vera Medicina Cinese e la Cina di Oggi”, “La Pratica della Vera Medicina Cinese” – Jaca Book

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Carlo Moiraghi*

 Presentazione

Il caro Lucio Sotte, certo per simpatia piuttosto che per un qualsiasi oggettivo valore di quel che ho combinato, mi suggerisce di illustrare brevemente questi due miei ultimi libri, in pratica dieci anni di vita e il mio sguardo sulla MTC. Che dire, che fare, oltre che ringraziare? Provarci. L’assunto è che la tradizione medica cinese, affinché viva, deve procedere, evolvere, svilupparsi, farlo oggi intendo, e oggi i referenti storici non ne sono più unicamente gli Autori cinesi, forse anche loro ammesso che riescano ad affrancarsi dal rigido odierno regime politico cinese, ma referenti veri siamo anche noi che cinesi non siamo e la MTC l’abbiamo studiata e la amiamo e la pratichiamo. Ora a noi spetta di venire allo scoperto ed esporci  presentando al consesso mondiale MTC i risultati delle nostre esperienze, conoscenze, valutazioni, ideazioni, elaborazioni in termini tradizionali, insomma le nostre proposte di nuove Leggi MTC.  Nient’altro di ciò che sempre nei millenni è avvenuto. Anche questo è ciò che chiamo VMC, Vera Medicina Cinese. Ma sopratutto e anzitutto, VMC significa smetterla di pretendere di fare medicina dimenticandosi della realtà, della società, dei popoli, dei primari diritti civili, del diritto alla vita. Cari colleghi, cambiamo strada, quella giocoforza percorsa fin qui è ormai  impraticabile, chiusa. Smettiamola di fare gli struzzi con le teste sepolte nei nostri ambulatori, nelle nostre associazioni e nelle nostre scuole, non siamo nati struzzi, abbiamo avuto questa fortuna, bene allora teniamone conto e andiamo avanti, umili sì, deboli sì, ma a schiena dritta e testa alta. Così la scelta delle pagine da proporre è venuta da sé. Ti abbraccio Lucio.

 

Democrazia e repressione

 

Infine voglio dire alcune parole che ad alcuni non farà piacere  sentire. Voglio ricordare a quei cosiddetti “buoni amici” e “buoni partner” globali, così come vengono chiamati dal PCC, che l’aumentato grado di brutalità e di freddezza contro il popolo cinese da parte del PCC è il diretto risultato della vostra politica conciliante nei confronti della Cina.                                                                                        Gao Zhisheng

 

Chiariamo anzitutto come di fronte a ciò che sta accadendo oggi in Cina  ringraziamo la buona sorte di essere nati e cresciuti in un paese  democratico, anche se più volte abbiamo constatato i limiti reali della democrazia in cui viviamo dove episodi di violenza su dissidenze e minoranze si sono purtroppo verificati e si verificano. Certo il sistema democratico come quello in cui viviamo, pur fondato nella partecipazione e attuato nella reciproca comprensione e rispetto e pubblico consenso, realizzando una progressiva ricodificazione dei confini e dei termini della libertà sociale e individuale concordata, superati questi limiti nei fatti concepisce e legittima la forma repressiva, che a volte accade finisca con il trascendere del tutto la matrice e la natura democratica di cui è espressione deformandosi in sinistre espressioni di estrema violenza, pericolose degenerazioni illegittime, patologiche e patogene che del tutto avviliscono e inficiano e negano il dettato democratico che ne è alla radice. Ma si tratta di singoli gravi episodi di devianza non della regola. Nonostante inefficienze accertate ci è quindi ben evidente la stabile fattiva fertile portanza dei cardini democratici che regolano la nostra società, e abbiamo quindi anche chiaro cosa significhi fare medicina in uno stato totalitario, semplicemente non è possibile perché non vi è atto medico che non sia diretta espressione della libertà e del rispetto e che su di essi si fondi e in uno stato totalitario libertà e rispetto vengono ad ogni passo deliberatamente calpestati, non esistono e non è quindi allora possibile  alcun atto realmente curativo e medico a meno che chi lo compia non si  opponga se non manifestamente almeno intimamente alla dittatura vigente. Ai tempi del nostro ormai remoto soggiorno cinese questo dirompente  impatto della pressione governativa sulla medicina non ci era evidente, eravamo giovani e confusamente speravamo di potere impratichirci in medicina cinese glissando in silenzio sul regime totalitario che ci ospitava ma, a ripensarci, già allora pativamo la sua invisibile palpabile perentoria stretta. A ben vedere è quanto ancora oggi si sforza di fare l’intero  consesso della medicina cinese mondiale, tapparsi occhi e orecchie e bocca sorridendo a denti stretti sull’attenti, ma è intestarsi in un vicolo cieco e significa riconoscersi nei fatti supinamente implicati e collusi con una realtà grave di soprusi e vessazioni che invece non è nostra. Siamo infatti ben consci di come la libertà e il rispetto svettino quale manifesta inderogabile matrice e materia di ogni atto medico e forse anche per questo abbiamo scritto questo libro, perché la medicina cinese mondiale merita uno scenario natale e un’anima realmente democratici e libertari plasmata nel rispetto umano e nell’assodato diritto alla vita e all’espressione delle proprie opinioni e dei propri credo, come è del resto nell’antico pensiero cinese ma come nella Cina odierna non è, e ai giorni nostri, ora che la medicina cinese ha da tempo e definitivamente varcato la Grande Muraglia per attecchire e radicarsi nel mondo intero, questo è nei fatti realizzabile, però bisogna dirlo. Una medicina cinese mondiale che si chiama fuori dalla costante pretesa di supervisione di un regime dittatoriale oggi può esistere, già è realtà solo che noi che la amiamo e la pratichiamo lo dichiariamo, una medicina cinese mondiale indipendente, lontana e immune dal controllo della Cina odierna, anche questo chiamiamo Vera Medicina Cinese. Quanto al regime cinese, l’anno 2011 ha visto un ulteriore generale inasprimento. Fra le oltre centotrentamila persone scomparse figurano numerosi avvocati, è lunga lista che va purtroppo sempre più rapidamente crescendo. Il controllo governativo sull’attività forense è capillare e perseguita in ogni modo chi si dedichi ai diritti umani e civili, weiquan, e degli oltre duecentomila avvocati attivi in Cina solo poche centinaia se ne interessano. Il contrastato tessuto sociale cinese vede così una schiera di straordinari difensori dei diritti umani protagonisti di rischiose campagne e pericolose denunce sociali, costante oggetto di soprusi governativi, arresti, detenzioni. Gli avvocati scomparsi a seguito della campagna di repressione della cosiddetta rivoluzione dei gelsomini, che come detto non è mai  realmente avvenuta, secondo stime di gruppi per i diritti umani in Cina sono almeno varie decine. Fra i tanti nomi sconosciuti e i pochi di cui abbiamo almeno qualche notizia, a titolo puramente esemplificativo e simbolico ricordiamo una donna.

 

Ni Yulan                                                                                                                                                                  Avvocatessa cinquantaduenne. Negli ultimi venti anni è stata bersaglio di ogni genere di persecuzioni governative con varia sorta di trattamenti degradanti, detenzioni arbitrarie, molestie, crudeltà, torture. Attiva nel campo dei diritti umani e civili dal 1986 si è distinta nella difesa degli emarginati e delle minoranze. Dal 2000 si è dedicata ai residenti vittime degli espropri e degli sgomberi forzati, particolarmente frequenti specie in quegli anni per le demolizioni attuate nei preparativi per le Olimpiadi 2008. Ni ha organizzato le resistenze degli sfollati e degli abitanti dei quartieri prossimi ad essere demoliti, nel tentativo di salvare le abitazioni o di averne un equo risarcimento. Arrestata nel 2002 mentre difendeva la casa di un residente e ne filmava la demolizione venne radiata dall’albo degli avvocati e condannata a un anno di prigione. In carcere la polizia le fratturò i piedi e le ginocchia causandole lesioni permanenti a causa delle quali è costretta da allora all’uso delle grucce o della sedia a rotelle. Nel 2008 ebbe lei stessa la propria casa demolita come rappresaglia governativa e venne trasferita insieme al marito in un complesso che si rivelò un vero e proprio luogo di detenzione, utilizzato dal  governo per contenere e controllare dissidenti e attivisti senza necessità di procedure legali. Subì di nuovo una condanna a due anni di reclusione nel 2008 per la continua critica e denuncia di corruzioni e soprusi dei funzionari governativi. Paralizzata e affetta da gravi patologie respiratorie, cardiache, digestive, seguenti alle persecuzioni fisiche e morali subite, nel 2011 Ni Yulan è stata di nuovo processata e condannata insieme al marito Dong Jiqin per dissenso e per frode fiscale. Necessitando di respirazione assistita per buona parte del processo Ni è rimasta ricoverata in ospedale. Attualmente è incarcerata. Non vale però confondere, Ni Yulan non è che una delle innumerevoli evidenze dell’odierna repressione cinese, tutte inaccettabili quanto la detenzione del Premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, purtroppo a tutt’oggi incarcerato nonostante le tante richieste di liberazione, voci accorate e stridenti grida che il mondo intero ha rivolto alla Cina, e di questo rigido diniego individueremo le vere motivazioni nei paragrafi seguenti.

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