All’origine del “qi”: i significati dell’ideogramma

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Lucio Sotte*

Cominciamo con l’esaminare i numerosi significati che l’ideogramma qi possiede. Questo lavoro è molto utile per avvicinarci ad una buona comprensione di questo termine ed anche per prendere dimestichezza con un aspetto tipico della lingua cinese che non è contemplato in nessuna lingua occidentale.

Sappiamo tutti che i cinesi non hanno un alfabeto ma scrivono con gli ideogrammi che sono caratterizzati da una grande polisemanticità: nel caso del termine qi i significati che gli vengono attribuiti sono più di 20, alcuni simili tra loro, altri assai differenti.

Quando si scrive in cinese è naturale che la frase selezioni tra questi numerosi significati quello maggiormente inerente il contesto a seconda degli ideogrammi che precedono o seguono l’ideogramma dato. Tuttavia questa selezione non è assoluta per cui ogni ideogramma si identifica ed evoca in secondo piano tutti gli altri significati ad esso correlati. È per questo che ogni traduzione dal cinese ad una qualsiasi lingua occidentale è in realtà una sterilizzazione di contenuti, perché sceglie una sola soluzione tra le molteplici possibili ed impedisce di cogliere quelle sfumature che sono forse la più grande ricchezza della lingua cinese.

Il Grande Dizionario dei Caratteri Cinesi Han Yu Da Zi Dian contiene 23 definizioni e significati del termine “qi”. È necessario conoscerle per iniziare ad entrare nel grande arcobaleno di senso che questo termine ha acquisito nel corso dei secoli.

1.       Qi delle nuvole. Lo vedremo più avanti, qui lo anticipiamo. Nelle prime fasi della strutturazione dei tratti dei pittogrammi e degli ideogrammi cinesi l’antenato dell’ideogramma “qi” esprimeva l’idea del “vapore che sale a formare le nuvole”.

2.       Qi è il nome comune che si da ai gas di ogni genere. Questo significato esprime l’idea di qualsiasi sostanza in forma gassosa

3.       Tempo nel senso di fenomeno naturale e tempo atmosferico. Questo significato è correlato al fatto che fin dai primordi il qi è la forza invisibile in atto nel processo di trasformazione dell’acqua in vapore che poi sale in alto a formare le nuvole, il cui vapore si trasforma di nuovo in acqua che cade sotto forma di pioggia. Il qi è la forza che regge i processi di trasformazione che sono alla base di questi fenomeni atmosferici.

4.       Un concetto filosofico dell’antica filosofia cinese.

5.       Un termine della medicina tradizionale cinese.

6.       Un termine dell’antica critica letteraria.

7.       Termine solare. Antica definizione del calendario cinese.

8.       Collera, ira, scatto, turbamento. È attraverso la liberazione di qi che queste emozioni si esprimono all’esterno e contestualmente esse sono correlate ad un’agitazione interna del qi.

9.       Attimo, momento. In relazione in particolare agli aspetti psicologici ed emotivi di un momento.

10.     Stile, abitudine. In particolare nel caso di cattive abutudini.

11.     Volere, volontà, cospirazione. Cospirazione nel senso che il volere di più uomini messo insieme può creare le condizioni per una cospirazione.

12.     Spirito, temperamento, sensazione.

13.     Respiro. Anche questo significato è correlato al fatto che i gas atmosferici che respiriamo rientrano nel significato di qi e quindi “per associazione” qi può significare l’atto del respirare. Ma c’è anche un altro motivo per cui qi può significare respiro ed è correlato ad un fenomeno della lingua cinese che va sotto il nome di tong jia zi e consiste nel fatto che parole che hanno suoni simili possono essere scambiate l’una per l’altra ed acquisire l’una il significato dell’altra. In cinese il termine qi ha un suono molto simile al termine xi che significa precisamente “respirare”.

14.     Odore, profumo, aroma, fragranza. Anche in questo caso occorre ricordare che il profumo, l’odore, l’aroma si trasmettono attraverso un veicolo gassoso che è l’aria e si percepiscono attraverso l’atto del respirare che permette di annusare.

15.     Annusare, odorare.

16.     Atmosfera, abitudine, umore, stato d’animo.

17.     Fenomeno meteorologico.

18.     Forza.

19.     Qualità varie della natura o di oggetti.

20.     Destino, fortuna, fato, vita.

21.     Dialetto.

22.     Suffisso che conferisce alle parole uno dei vari significati elencati sopra un altro nome.

23.     Un utensile.

I 23 significati del termine qi rappresentano una sorta di insieme semantico assai complesso che viene evocato con tutte le sue sfumature ogni volta che si scrive questo ideogramma o si pronuncia il suo suono (ricordiamo che qi si pronuncia “ci” con una “c” molto dolce). È per questo motivo che ormai da anni evito di assegnare al termine qi un preciso significato occidentale perché così facendo ne “isolerei” uno solo dei numerosi che possiede. Inoltre alcuni di questi significati corrispondono a concetti assai complessi che si sono sviluppati in Cina nel corso dei millenni e che necessitano di anni di studio e pratica per poter essere compresi ed apprezzati. La fatica del lavoro semantico che stiamo svolgendo sarà abbondantemente ripagata dalla soddisfazione di allargare la propria comprensione del reale.

Quello che a noi interessa direttamente è il qi della medicina cinese, tuttavia, come ho già anticipato, la conoscenza degli altri numerosi significati di questo ideogramma allarga le sfumature con cui questo termine è percepito nella lingua cinese e ci permette di coglierne il senso più profondo.

 

L’ideografia cinese e la sua descrizione del reale

Alla fine degli Anni ’70, quando ho iniziato ad interessarmi di agopuntura e medicina cinese, mi sono reso conto che questa era veramente una “medicina dell’altro mondo” non solo per i risultati talvolta insperati che la mia iniziale esperienza clinica metteva sotto i miei occhi, ma soprattutto perché l’ambito culturale nel quale era stata concepita e si era sviluppata era così diverso da quello occidentale al quale ero abituato. È così che è partito un lungo lavoro condotto insieme a numerosi colleghi medici che, come me, erano incuriositi dal fatto che un’antica medicina che nel terzo millennio ha un bacino di utenti di quasi due miliardi di persone fosse sostanzialmente sconosciuta nel nostro paese. Il suo punto di partenza è una visione antropologica ed epistemologica diversa da quella in uso in Occidente e basata su una “descrizione del reale” e dunque anche del “problema salute-malattia dell’uomo” che utilizza simboli a noi sconosciuti che rappresentano una “modalità di lettura” così differente da risultarci del tutto incomprensibile: l’ideografia.

Utilizzare gli ideogrammi invece che i grafemi del nostro alfabeto significa assumere un’ottica diversa attraverso la quale “leggere” e dunque “de-scrivere” il reale. Quando uso il termine “ottica” lo intendo in senso fisico, “oculistico” potremmo dire. È veramente come se si inforcassero degli occhiali forniti di lenti diverse dalle nostre che “leggono il reale” deformandolo a partire dalle loro intriseche caratteristiche. Perché comunque ogni trascrizione o descrizione è in qualche maniera una interpretazione.

La “lente occidentale” dei nostri molteplici alfabeti  (greco, latino, ebraico, cirillico, arabo etc) legge il reale attraverso l’antica visione “atomistica” della filosofia greca che informa da millenni le nostre culture. La realtà è concepita come un aggregato di “atomi”. Il compito dello scienziato è quello di studiarla attraverso un’analisi (che letteralmente significa “scomposizione”, “elisione” dei rapporti tra gli elementi del reale) che permetta di arrivare a conoscere (dopo numerose e reiterate “analisi-elisioni”) l’ultimo elemento conoscibile che non può essere ulteriormente suddiviso, l’“a-tomo” (che, come afferma la parola, è l’elemento che non può essere ulteriormente diviso, cioè scomposto). Il principio che sta alla base della nostra filosofia della scienza parte dal presupposto che, una volta conosciuto l’atomo, si è conosciuto il reale perché non è niente altro che un “aggregato” di “atomi”.

Leggere la realtà attraverso gli ideogrammi invece che attraverso le lettere del nostro alfabeto costringe i nostri neuroni ed i nostri complessi sistemi cerebrali ad organizzarsi secondo una logica completamente nuova che cerherò di presentare brevemente qui di seguito perché è alla base del metodo scientifico della medicina cinese.

 

Figura 1

Pittogramma di sole

La scrittura cinese si fonda sui “pittogrammi” che sono disegni degli elementi che compongono il reale: i “pittogrammi” sono “simboli” che suggeriscono per “analogia” tutti gli oggetti del mondo naturale: ad esempio il sole, la luna, l’uomo, la donna, un tavolo, una sedia, un albero, una foglia etc. È possibile “disegnare” e dunque “de-scrivere” attraverso i “pittogrammi” tutti questi elementi. I nostri cartelli stradali sono un esempio semplice di un “pittogramma occidentale”: “curva a destra”, “cunetta”, “incrocio” sono espressi con dei tratti che sono intuitivamente comprensibili per chiunque.

 

Figura 2

Pittogramma di luna

Figura 3

Pittogramma di donna

 

Ma come si fa a disegnare i “concetti”? La risposta cinese a questa domanda non è più il pittogramma ma l’“ideogramma” che è un insieme di più “pittogrammi in rapporto tra loro” che diventano i suoi “radicali”. Dal loro reciproco rapporto èvocato il significato finale.

L’ideogramma “an” rappresenta una “donna” che sta in casa sotto un “tetto” ed il suo significato nasce dal rapporto tra questi due elementi: “donna” e “tetto”, tetto nel senso di copertura ma anche di casa. “An” è stato associato al significato di “pace” perché nell’antica cultura cinese non c’era metafora migliore del senso dato alla parola “pace” di quella di una donna che governava il focolare domestico, la casa, la manteneva, la custodiva.

Ma “an” possiede, come abbiamo già visto per “qi”, numerosissimi altri significati: come verbo può significare tranquillizzare, calmare, mitigare, installare, collocare, aggiustare, adattare, albergare, nutrire, soddisfare, formulare accuse, come sostantivo tranquillità, come aggettivo pacifico, calmo quieto, salvo, sicuro, fuori pericolo, come avverbio dove, come. Inoltre “an” può significare addirittura “ampere”.

 

Figura 4

Ideogramma “an”: una donna sotto un tetto: tetto azzurro chiaro in alto e donna azzurro scuro in basso

 

Figura 5

Ideogramma “ming”: il sole e la luna. Sole azzurro chiaro a sinsitra e luna azzurro scuro a destra

 

L’ideogramma “ming” è un altro esempio. Esso esprime il concetto di luminosità, brillantezza in senso fisico ma anche figurato, accostando i pittogrammi del “sole” (la luce del giorno) e della “luna” (la luce della notte). Ma “ming”, come tutti gli ideogrammi, possiede una grande polisemanticità e dunque numerosissimi significati. Può essere un sostantivo e significare vista o assumere il valore di un verbo e significare conoscere, sapere, essere consapevole, discernere, oppure essere un aggettivo con il senso di luminoso, brillante, lucente, leale, onesto, franco, esplicito, prossimo nel senso “che segue immediatamente nel tempo” o un avverbio con il senso di ovviamente, chiaramente; inoltre può significare “senza sotterfugi”, ma anche dinastia Ming etc.

Dal momento che, come nel caso di “qi”, “an”, “ming”, ogni ideogramma possiede una grande polisemanticità, come si fa a conferirgli il suo significato finale? Esso dipende dalla frase in cui l’ideogramma è inserito; il suo significato finale è definito a partire dagli altri ideogrammi che lo precedono e che lo seguono nella frase.

La conclusione del ragionamento fatto fino ad ora sulla scrittura cinese è che questa “descrive” il reale in base ai suoi ideogrammi che a loro volta acquisiscono il loro significato a partire dalle “relazioni” tra gli elementi del reale: si tratta delle “relazioni” tra gli ideogrammi all’interno di una frase e delle “relazioni” tra i radicali all’interno di ogni singolo ideogramma.

Si tratta di quelle stesse “relazioni” che vengono “analizzate” cioè “eliminate”, “tagliate” dal metodo di lettura “analitico” o “atomico” tipico del mondo occidentale che le elide allo scopo di scomporre il reale per arrivare a conoscere e definire l’a-tomo, l’ultimo elemento indivisibile.

Proseguendo questo ragionamento possiamo affermare che mentre lo sguardo “occidentale” è particolarmente attento allo studio del particolare, quello cinese, essendo fondato sulle “relazioni”, coglie maggiormente il senso di unità della realtà.

È per questo motivo che quando debbo descrivere in due parole le differenze tra medicina cinese ed occidentale utilizzo spesso un paragone “fotografico” e affermo che la prima osserva l’uomo con il “grandangolo” distorcendo la realtà pur di coglierla nella sua globalità attraverso lo studio dei “rapporti” tra gli organi, visceri, tessuti, apparati ed i loro costituenti e la seconda con il “teleobiettivo” perché, nella sua ricerca sempre più approfondita del particolare, corre il rischio di approfondire così tanto da perdere di vista le “relazioni” che collegano l’insieme.

Credo che si possa affermare che il punto di sintesi tra questi due mondi sia la moderna PNEI, psico-neuro-endocrino-immunologia, che guarda al nostro organismo come ad una realtà estremamente complessa composta di parti molteplici costantemente integrate tra loro in un continuo dialogo ionico, elettrico, magnetico, molecolare, cellulare, endocrino, immunitario etc.

Avendo studiato e conosciuto entrambe queste medicine sono convinto che la loro differenza di visuale non solo non ne escluda un uso integrato, ma anzi lo solleciti perché le “ottiche” che le sottendono non solo non si oppongono, ma sono tra loro estremamente sinergiche.

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