Qi Gong e sistema muscolo-scheletrico

Marco Mazzarri*

 Le tecniche di Qigong, da sempre utilizzate a livello popolare per il mantenimento della salute ed in ambiti monastici per la crescita spirituale, sono dalla seconda metà del secolo scorso oggetto di studio a livello medico ove sono largamente utilizzate non solo in ambito preventivo, ma anche a livello terapeutico, come complemento per la cura di vari disturbi.

In particolare il Dao Yin è uno degli antichi nomi che si riferiscono alle pratiche energetiche aventi lo scopo di promuovere la circolazione del Qi, di migliorarne la qualità e di attivare un processo di trasformazione del proprio potenziale vitale; tutto ciò incrementa i processi di guarigione e favorisce la crescita personale.

Attraverso la mobilizzazione di ossa e articolazioni (la struttura fisica – Di) e di muscoli e tendini (la forma corporea – Xing) e grazie a lavoro sinergico della respirazione (Hu-Xi), si motivano le sensazioni (Dong) e l’intenzione (Yi) per raffinare l’attività mentale (Shen), al fine di promuovere una  trasformazione (Hua); questa metamorfosi si ripercuoterà di nuovo sul piano più materiale in un ciclo continuo di elevazione dal grossolano al sottile.

In questo articolo partiremo dalla base per esaminare i principi del Dao Yin Qi Gong riferito al sistema osteo-articolare.

Si dice che attraverso queste tecniche si cerca di “sciogliere le articolazioni e indurire le ossa”. Sappiamo purtroppo che nella nostra società attuale i problemi dovuti all’invecchiamento ed alla degenerazione di questo sistema sono tra gli altri, la rigidità articolare con conseguente limitazione funzionale e l’indebolimento osseo (osteoporosi).

Per mezzo delle posture e soprattutto dei movimenti che rispettano il corretto gioco delle diverse articolazioni, il praticante mantiene sino ad un’età avanzata una buona mobilità articolare, nonché ossa forti e solide. Inoltre è posta molta cura nei vari esercizi anche alla micromobilità, intesa sia quella riguardante piccole articolazioni che spesso passano “inosservate” (articolazioni sterno-clavicolari, sterno-costali, sacro-iliache…), sia la mobilità riguardante le brevi escursioni di movimento a carico delle grosse articolazioni (per esempio è molto utile percepire e praticare micromovimenti all’interno del cingolo scapolare).

Per quanto concerne invece il sistema muscolare, attraverso queste pratiche, si lavora non soltanto sulla muscolatura superficiale, ma anche su quella profonda, sui muscoli più interni spesso dimenticati dalle comuni forme ginniche occidentali (diaframma toracico, ileo-psoas, muscoli paravertebrali, perineo, muscoli masticatori…); s’interviene anche sui piccoli muscoli di mani, piedi e testa anche tramite l’automassaggio.

Come conseguenza dell’aumentata mobilità articolare, si ha pertanto un coinvolgimento di muscoli raramente utilizzati nelle pratiche più “fisiche”. I movimenti di basculamento del bacino fanno lavorare in profondità i muscoli interni a questo e quelli degli arti inferiori; le continue flesso-estensioni e rotazioni dell’asse vertebrale lo rieducano e lo rafforzano.

Lo scopo è di tonificare ed elasticizzare senza affaticare, poiché l’indurimento muscolare è considerato come un blocco dell’energia vitale. A tal riguardo, la pratica del Dao Yin Qi Gong, si prefigge di “rafforzare i muscoli senza indurirli ed ammorbidire i tendini senza rammollirli”.

Ricordiamo che una delle traduzioni di Dao Yin è anche “estendere e piegare” e che attraverso la percezione e l’amplificazione della pulsione profonda si produce un continuo alternarsi d’estensioni e flessioni, d’anteroversione e retroversione, d’aperture e chiusure, di salita e discesa, d’appoggio e spinta, di mobilizzazione e stabilizzazione, di decontrazione e rilassamento…che donano al sistema muscolare maggior tonicità ed elasticità.

A livello tecnico, si tratta di lavorare in progressione e di seguito simultaneamente a tre livelli:

1) Conoscere l’escursione corretta delle specifiche giunture e favorirne la scioltezza per mantenerne o recuperarne la migliore funzione possibile.

2) Lavorare in sinergia con le articolazioni vicine per favorire i flussi nei distretti ossi e negli spazi corporei circostanti.

3) Mettere in relazione i “collegamenti sottili” per favorire i legami profondi tra articolazioni a distanza e tra queste e gli organi interni.

Pur non riuscendo in questa sede ad entrare nei dettagli delle singole tecniche, possiamo però dare un quadro dei vari collegamenti sui quali si può lavorare con differenti esercizi.

– Livello Cielo-Terra-Uomo, ove s’individuano come “articolazioni celesti” quelle degli arti superiori e “articolazioni terrestri” quelle degli arti inferiori, mentre la colonna è maggiormente legata all’uomo. A sua volta a livello dei suddetti gruppi articolari avremo un livello Cielo-Terra-Uomo (esempio a livello della colonna il tratto lombo-sacrale è legato alla terra, il tratto dorsale all’Uomo ed il tratto cervicale al Cielo).

– Collegamenti tra arti superiori ed arti inferiori: in questo caso il legame sottile è tra spalle ed anche, gomiti e ginocchia, polsi e caviglie, mani e piedi, dita delle mani e dita dei piedi.

– Legami tra i gruppi articolari e i tre Centri (sede dei tre Dan Tian)

L’addome ed il bacino che rappresentano la Terra sono simboleggiati dal Quadrato e si collegano a polsi e caviglie, mani e piedi. Il torace che si collega all’Uomo e che è rappresentato dal Triangolo, si lega a  gomiti e ginocchia;

Infine il cranio raffigurato da una Sfera (Cielo) si collega a spalle ed anche, di conformazione sferica per l’appunto.

– Collegamenti tra i gruppi articolari e i settori della colonna. In questa fattispecie il legame sottile è tra:

Dita mani/dita piedi/coccige.

Mani/piedi/sacro;

Polsi/caviglie/lombare;

Gomiti/ginocchia/dorsale;

Spalle/anche/cervicale.

…sino a giungere alla cima del cranio in corrispondenza del punto Bai Hui “ove la moltitudine si riunisce”, relazione sottile con tutte le articolazioni.

– Sinergia tra i gruppi articolari e zone corporee legate agli organi interni (e relativi animali):

Spalle/anche/centro/Milza-digestione/orso;

Gomiti/ginocchia/cintura/Fegato-muscoli/tigre;

Polsi/caviglie/torace/Polmone-respirazione/airone;

Mani/piedi/lombi/Reni-ossa-articolazioni/scimmia;

Dita mani/dita piedi/petto/Cuore-circolazione/leopardo.

Articolazione in cinese è indicato da due caratteri Guan e Jie, anche se spesso ci si limita a nominarla Guan.

Guan raffigura una barra di legno che serviva a chiudere la porta; può pertanto indicare chiudere, ostruire, tappare o anche relazione, mettere in rapporto o ancora un passo, un passaggio, una dogana. In Medicina indica una barriera, per estensione i luoghi del corpo ove un controllo si effettua per favorire la continuità del movimento; indica anche il punto di repere mediano nella presa diagnostica dei polsi.

Possiamo anche dire che si tratta di un luogo che permette di far circolare l’energia, ma che allo stesso tempo può diventare un luogo ove essa si blocca; nella pratica di Qigong conviene vedere queste giunture più come dei crocevia che come delle barriere vere e proprie.

Jie raffigura i nodi del bambù, della pianta; indica le giunture, ma anche la divisione del tempo (i 24 periodi dell’anno), i riti, le feste annuali; indica inoltre la regolazione, la moderazione (come l’esagramma 60 dell’Yi Jing), il risparmio, la temperanza, la moralità, la misura, il ritmo. In Medicina indica la giuntura, l’articolazione ma per estensione ogni tappa che permette di rilanciare, continuare e ritmare la circolazione.

Con le parole di Elisabeth Rochat De La Vallèe: “Jie indica il giusto ritmo, l’articolazione da un segmento all’altro nella continuità  nell’alternanza. Jie sono le grandi articolazioni del corpo che favoriscono il passaggio regolare con moderazione voluta in modo da conservare la propria potenza. La vita ha tendenza a perdurare e moderazione e ritmo fanno parte del movimento vitale, il contrario è diminuzione della vita. Yin/yang non sono due soffi ma due momenti dello stesso soffio, di un ritmo cosmico. Il polmone che controlla i soffi, controlla i ritmi, riceve yin/yang per assicurare i ritmi e mostra nel suo movimento l’alternanza del movimento vitale. La parte superiore dell’ideogramma è il bambù e la parte inferiore indica un cucchiaio che si tuffa nella pentola senza prenderne troppo; la moderazione del bambù è nei suoi nodi, esso conserva la potenza frenando l’espansione, si ferma su sé stesso rafforzandosi e ripartendo con forza. Il bambù ci dà una lezione sul saper vivere e nei vari dipinti e meditazioni esprime il giusto ritmo e questa moderazione per preservare la potenza. Queste articolazioni assicurano la continuità dei soffi, ciò che sta aprendosi trattiene per andare oltre in modo che lo stesso soffio continuerà in modo diverso (braccio-mano-dita). Jie indica anche momenti che simboleggiano continuità e diversificazione al tempo stesso, qualcosa che si ripiega per poi ripartire. Nodo può essere una buona traduzione a condizione di non intenderla come immobilizzazione; ciò che avviene tra due nodi è anch’esso un Jie”.

A livello di comprensione della pratica possiamo dire che il lavoro sulle articolazioni è sì di pertinenza del movimento Acqua in quanto legato alle strutture, ma anche il lavoro sul respiro legato al Polmone/Metallo è di fondamentale importanza; innanzitutto per dare ritmicità agli esercizi e poi perché il “soffiare” (Hu Xi) su ciò che è più materiale e grossolano produce Qi attraverso la messa in movimento e la “vaporizzazione” di strutture e forme.

Ci ricolleghiamo pertanto al discorso iniziale secondo il quale queste tecniche aiutano a trasformare ciò che è grossolano in sottile, ciò che è più fisico, attraverso il lavoro sul Qi, in aumento della consapevolezza ed espansione della coscienza, qualità che ci permettono di essere sempre più presenti ai noi stessi e partecipi dei processi vitali in tutte le loro forme: l’azione benefica a livello della salute sia come prevenzione che come complemento terapeutico ne deriva di conseguenza.

 

 

 




Integrazione tra Agopuntura ed Osteopatia nella terapia delle gonalgie

Umberto Mazzanti*

 L’autore espone la propria esperienza di medico sportivo e fisiatra nell’affrontare quella gonalgia localizzata al comparto latero-posteriore che insorge più o meno lentamente, spesso senza l’evidenza di una causa traumatica specifica, ma in genere a seguito di posture incongrue o microtraumatismi ripetuti relativi all’attività sportiva praticata. A volte questa stessa sintomatologia può manifestarsi a seguito di interventi di ricostruzione del legamento crociato anteriore e/o di meniscectomia selettiva non necessariamente del menisco laterale.  Questa localizzazione latero-posteriore del dolore al ginocchio ha in genere una diagnostica che va dalla sofferenza del menisco esterno alla tendinopatia del bicipite femorale o del legamento collaterale laterale.

I sintomi lamentati dal pz. possono essere la difficoltà all’estensione del ginocchio contro resistenza, la flessione del ginocchio passiva o sotto carico fino al dolore al cammino o alla corsa che impediscono la ripresa della propria pratica sportiva o una veloce fase riabilitativa post chirurgica. In questo caso specifico si aggiunge un non sottovalutabile aspetto ansioso depressivo che induce il paziente a ritenere che l’intervento non sia andato bene con visite ripetute al proprio chirurgo ortopedico che, nel sostenere la correttezza del suo operato, consiglierà di insistere nella riabilitazione da continuare con maggiore perseveranza anche a domicilio fino alla prescrizione di terapie fisiche strumentali (elettroterapia, tecar o laser) o infiltrazioni (acido ialuronico o corticosteroidi).

Nella mia esperienza la sintomatologia è sì dovuta ad una sofferenza del menisco esterno e/o alla tendinopatia del bicipite femorale o del legamento collaterale, ma queste sono determinate da una disfunzione articolare tibio-peroneale prossimale con un’alterazione della sua mobilità antero-posteriore e una ripercussione sulle rotazioni interne/esterne passive della tibia sul femore (che permettono lo svincolo dei menischi nei movimenti di flesso estensione del ginocchio) con una conseguente reazione infiammatoria sulle delicate strutture molli dovute alle tensioni incongrue che così si determinano.

Queste disfunzioni, non dimostrabili con i consueti esami strumentali (ecografia muscolare o RMN), sono invece apprezzabili con semplici manovre diagnostiche per la ricerca della fine mobilità del perone prossimale sulla tibia e delle rotazioni passive della tibia sul femore a ginocchio flesso a pz. supino. Il perché queste disfunzioni si possano determinare risiede nell’uso ripetuto del ginocchio (per es. le posizioni dello skate board o dello sci o della leg extension o del leg curling in palestra) con sempre la stessa modalità di tensione articolare (verso e direzione) ovvero con il mantenimento di abituali posizioni incongrue (per es. seduti con il ginocchio flesso sotto i glutei). Naturalmente queste stesse disfunzioni possono essere la conseguenza di traumatismi più o meno importanti di cui il pz. normalmente porta il ricordo nell’anamnesi o come un esito di un intervento chirurgico sul ginocchio.

Il trattamento proposto si basa sull’approccio integrato fra osteopatia e agopuntura.

Da un lato con l’osteopatia si ripristina la corretta articolarità disfunzionale eliminando così la causa delle tensioni sul menisco piuttosto che sul tendine bicipitale o collaterale che ne determinano lo stato infiammatorio. Con l’agopuntura, in questo caso utilizzata a scopo sintomatico, si ottiene un’azione analgesica, antinfiammatoria e di detensionamento mio-fasciale rompendo così quel circolo vizioso che da un lato diminuisce l’efficacia del trattamento osteopatico e dall’altro ritarda i tempi di recupero in quanto le tensioni dovute all’irritazione infiammatoria dei muscoli coinvolti nei fini movimenti favoriscono il ripresentarsi della disfunzione articolare di cui il corpo mantiene una certa “memoria”.

Questa “memoria” a mio modo di vedere risiede in gran parte nell’alterata dinamica articolare e muscolare che determina anche un adattamento posturale che perdurando diventa esso stesso causa del mantenimento della disfunzione originale; bisogna perciò dare un po’ di tempo al corpo perché possa riprogrammarsi autonomamente, in questo facilitato dal nostro intervento.

Nel corso dell’ultimo anno si sono trattati 16 pz. con tecniche osteopatiche ad energia muscolare per perone ant/inf. o post/sup e tibia intra o extra ruotata e agopuntura con i punti 33 e 34 GB, 7 LR, 4 LI, 3 LR  e 7 HT una volta la settimana. I risultati ottenuti sono stati: 6 pz. hanno risolto la sintomatologia in una sola seduta, 7 pz. in 2 sedute, 2 in 3 sedute, un solo pz. ha avuto una parziale remissione della sintomatologia e solo dopo due infiltrazioni di corticosteroidi.

Nella rubrica “terapia manuale e massaggio” del sito Olos e Logos www.oloselogos.it è riportato lo stesso articolo corredato dal pdf della comunicazione

 




Recensioni: “La Vera Medicina Cinese e la Cina di Oggi”, “La Pratica della Vera Medicina Cinese” – Jaca Book

Carlo Moiraghi*

 Presentazione

Il caro Lucio Sotte, certo per simpatia piuttosto che per un qualsiasi oggettivo valore di quel che ho combinato, mi suggerisce di illustrare brevemente questi due miei ultimi libri, in pratica dieci anni di vita e il mio sguardo sulla MTC. Che dire, che fare, oltre che ringraziare? Provarci. L’assunto è che la tradizione medica cinese, affinché viva, deve procedere, evolvere, svilupparsi, farlo oggi intendo, e oggi i referenti storici non ne sono più unicamente gli Autori cinesi, forse anche loro ammesso che riescano ad affrancarsi dal rigido odierno regime politico cinese, ma referenti veri siamo anche noi che cinesi non siamo e la MTC l’abbiamo studiata e la amiamo e la pratichiamo. Ora a noi spetta di venire allo scoperto ed esporci  presentando al consesso mondiale MTC i risultati delle nostre esperienze, conoscenze, valutazioni, ideazioni, elaborazioni in termini tradizionali, insomma le nostre proposte di nuove Leggi MTC.  Nient’altro di ciò che sempre nei millenni è avvenuto. Anche questo è ciò che chiamo VMC, Vera Medicina Cinese. Ma sopratutto e anzitutto, VMC significa smetterla di pretendere di fare medicina dimenticandosi della realtà, della società, dei popoli, dei primari diritti civili, del diritto alla vita. Cari colleghi, cambiamo strada, quella giocoforza percorsa fin qui è ormai  impraticabile, chiusa. Smettiamola di fare gli struzzi con le teste sepolte nei nostri ambulatori, nelle nostre associazioni e nelle nostre scuole, non siamo nati struzzi, abbiamo avuto questa fortuna, bene allora teniamone conto e andiamo avanti, umili sì, deboli sì, ma a schiena dritta e testa alta. Così la scelta delle pagine da proporre è venuta da sé. Ti abbraccio Lucio.

 

Democrazia e repressione

 

Infine voglio dire alcune parole che ad alcuni non farà piacere  sentire. Voglio ricordare a quei cosiddetti “buoni amici” e “buoni partner” globali, così come vengono chiamati dal PCC, che l’aumentato grado di brutalità e di freddezza contro il popolo cinese da parte del PCC è il diretto risultato della vostra politica conciliante nei confronti della Cina.                                                                                        Gao Zhisheng

 

Chiariamo anzitutto come di fronte a ciò che sta accadendo oggi in Cina  ringraziamo la buona sorte di essere nati e cresciuti in un paese  democratico, anche se più volte abbiamo constatato i limiti reali della democrazia in cui viviamo dove episodi di violenza su dissidenze e minoranze si sono purtroppo verificati e si verificano. Certo il sistema democratico come quello in cui viviamo, pur fondato nella partecipazione e attuato nella reciproca comprensione e rispetto e pubblico consenso, realizzando una progressiva ricodificazione dei confini e dei termini della libertà sociale e individuale concordata, superati questi limiti nei fatti concepisce e legittima la forma repressiva, che a volte accade finisca con il trascendere del tutto la matrice e la natura democratica di cui è espressione deformandosi in sinistre espressioni di estrema violenza, pericolose degenerazioni illegittime, patologiche e patogene che del tutto avviliscono e inficiano e negano il dettato democratico che ne è alla radice. Ma si tratta di singoli gravi episodi di devianza non della regola. Nonostante inefficienze accertate ci è quindi ben evidente la stabile fattiva fertile portanza dei cardini democratici che regolano la nostra società, e abbiamo quindi anche chiaro cosa significhi fare medicina in uno stato totalitario, semplicemente non è possibile perché non vi è atto medico che non sia diretta espressione della libertà e del rispetto e che su di essi si fondi e in uno stato totalitario libertà e rispetto vengono ad ogni passo deliberatamente calpestati, non esistono e non è quindi allora possibile  alcun atto realmente curativo e medico a meno che chi lo compia non si  opponga se non manifestamente almeno intimamente alla dittatura vigente. Ai tempi del nostro ormai remoto soggiorno cinese questo dirompente  impatto della pressione governativa sulla medicina non ci era evidente, eravamo giovani e confusamente speravamo di potere impratichirci in medicina cinese glissando in silenzio sul regime totalitario che ci ospitava ma, a ripensarci, già allora pativamo la sua invisibile palpabile perentoria stretta. A ben vedere è quanto ancora oggi si sforza di fare l’intero  consesso della medicina cinese mondiale, tapparsi occhi e orecchie e bocca sorridendo a denti stretti sull’attenti, ma è intestarsi in un vicolo cieco e significa riconoscersi nei fatti supinamente implicati e collusi con una realtà grave di soprusi e vessazioni che invece non è nostra. Siamo infatti ben consci di come la libertà e il rispetto svettino quale manifesta inderogabile matrice e materia di ogni atto medico e forse anche per questo abbiamo scritto questo libro, perché la medicina cinese mondiale merita uno scenario natale e un’anima realmente democratici e libertari plasmata nel rispetto umano e nell’assodato diritto alla vita e all’espressione delle proprie opinioni e dei propri credo, come è del resto nell’antico pensiero cinese ma come nella Cina odierna non è, e ai giorni nostri, ora che la medicina cinese ha da tempo e definitivamente varcato la Grande Muraglia per attecchire e radicarsi nel mondo intero, questo è nei fatti realizzabile, però bisogna dirlo. Una medicina cinese mondiale che si chiama fuori dalla costante pretesa di supervisione di un regime dittatoriale oggi può esistere, già è realtà solo che noi che la amiamo e la pratichiamo lo dichiariamo, una medicina cinese mondiale indipendente, lontana e immune dal controllo della Cina odierna, anche questo chiamiamo Vera Medicina Cinese. Quanto al regime cinese, l’anno 2011 ha visto un ulteriore generale inasprimento. Fra le oltre centotrentamila persone scomparse figurano numerosi avvocati, è lunga lista che va purtroppo sempre più rapidamente crescendo. Il controllo governativo sull’attività forense è capillare e perseguita in ogni modo chi si dedichi ai diritti umani e civili, weiquan, e degli oltre duecentomila avvocati attivi in Cina solo poche centinaia se ne interessano. Il contrastato tessuto sociale cinese vede così una schiera di straordinari difensori dei diritti umani protagonisti di rischiose campagne e pericolose denunce sociali, costante oggetto di soprusi governativi, arresti, detenzioni. Gli avvocati scomparsi a seguito della campagna di repressione della cosiddetta rivoluzione dei gelsomini, che come detto non è mai  realmente avvenuta, secondo stime di gruppi per i diritti umani in Cina sono almeno varie decine. Fra i tanti nomi sconosciuti e i pochi di cui abbiamo almeno qualche notizia, a titolo puramente esemplificativo e simbolico ricordiamo una donna.

 

Ni Yulan                                                                                                                                                                  Avvocatessa cinquantaduenne. Negli ultimi venti anni è stata bersaglio di ogni genere di persecuzioni governative con varia sorta di trattamenti degradanti, detenzioni arbitrarie, molestie, crudeltà, torture. Attiva nel campo dei diritti umani e civili dal 1986 si è distinta nella difesa degli emarginati e delle minoranze. Dal 2000 si è dedicata ai residenti vittime degli espropri e degli sgomberi forzati, particolarmente frequenti specie in quegli anni per le demolizioni attuate nei preparativi per le Olimpiadi 2008. Ni ha organizzato le resistenze degli sfollati e degli abitanti dei quartieri prossimi ad essere demoliti, nel tentativo di salvare le abitazioni o di averne un equo risarcimento. Arrestata nel 2002 mentre difendeva la casa di un residente e ne filmava la demolizione venne radiata dall’albo degli avvocati e condannata a un anno di prigione. In carcere la polizia le fratturò i piedi e le ginocchia causandole lesioni permanenti a causa delle quali è costretta da allora all’uso delle grucce o della sedia a rotelle. Nel 2008 ebbe lei stessa la propria casa demolita come rappresaglia governativa e venne trasferita insieme al marito in un complesso che si rivelò un vero e proprio luogo di detenzione, utilizzato dal  governo per contenere e controllare dissidenti e attivisti senza necessità di procedure legali. Subì di nuovo una condanna a due anni di reclusione nel 2008 per la continua critica e denuncia di corruzioni e soprusi dei funzionari governativi. Paralizzata e affetta da gravi patologie respiratorie, cardiache, digestive, seguenti alle persecuzioni fisiche e morali subite, nel 2011 Ni Yulan è stata di nuovo processata e condannata insieme al marito Dong Jiqin per dissenso e per frode fiscale. Necessitando di respirazione assistita per buona parte del processo Ni è rimasta ricoverata in ospedale. Attualmente è incarcerata. Non vale però confondere, Ni Yulan non è che una delle innumerevoli evidenze dell’odierna repressione cinese, tutte inaccettabili quanto la detenzione del Premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, purtroppo a tutt’oggi incarcerato nonostante le tante richieste di liberazione, voci accorate e stridenti grida che il mondo intero ha rivolto alla Cina, e di questo rigido diniego individueremo le vere motivazioni nei paragrafi seguenti.




La medicina cinese e lo sport

Lucio Sotte* Emanuela Naticchi**

 Introduzione

Nella concezione e nella pratica dello sport si evidenziano, come in altri aspetti della vita e della cultura, le differenze esistenti tra il mondo orientale e quello occidentale.

Lo sport nasce dal desiderio di esprimere aspirazioni diverse dell’uomo: manifestare al più alto grado le potenzialità fisiche del nostro organismo, esaltare la bellezza e la grazia dei movimenti, soddisfare un desiderio di salute, cioè vivere “bene” e vivere “a lungo”.

L’Occidente ha da sempre sottolineato soprattutto la prima di queste aspirazioni e, pur non disprezzando le altre, ha generato delle discipline sportive che privilegiano l’aspetto “fisico”. Nei nostri paesi lo sport presenta una natura fortemente agonistica tesa al raggiungimento del miglior risultato, del miglior tempo, della migliore prestazione. Il fine dell’attività sportiva assai spesso si identifica con la vittoria della competizione e con l’acquisizione di un primato oggettivo che è motivo di soddisfazione individuale e di promozione sociale.

L’Estremo Oriente ha dedicato più attenzione all’aspetto “salutare” del movimento e di conseguenza ha messo a punto delle discipline sportive che tendono al mantenimento della salute come benessere “psico-fisico”. La pratica degli sport in Estremo Oriente è prevalentemente destinata al riequilibrio dell’organismo e al fine dell’acquisizione di un primato primariamente soggettivo. Si tratta di una competizione dell’uomo con se stesso per raggiungere un miglior controllo dell’integrità e potenzialità del proprio organismo.

È ovvio che quando si confrontano due mondi, come stiamo facendo, si tenda a cogliere più le reciproche differenze che non le affinità.

Lo scopo del nostro ragionamento non intende privilegiare la concezione orientale a scapito di quella occidentale; ci sembra invece utile evidenziare gli aspetti migliori e specifici di entrambe ed ovviamente anche i rispettivi limiti. Solo in questa maniera è possibile muoversi verso quell’integrazione del meglio delle due concezioni; il fine verso cui vogliamo indirizzare il nostro interesse. Tuttavia, esasperando i termini delle differenze tra le due concezioni si potrebbe affermare che lo sport occidentale si fonda maggiormente sul confronto agonistico delle prestazioni di più sportivi; quello orientale è un confronto interno all’individuo stesso, nel tentativo del raggiungimento dell’equilibrio migliore e di più alto livello.

Gli sports occidentali sembrano nascere da uno spirito agonistico e la loro pratica sfocia, quasi naturalmente, nel tentativo di migliorare il risultato ottenuto in precedenza. Basta pensare alle varie discipline dell’atletica per rendersi conto che, fin dal periodo ellenico in cui nacquero, l’origine ed il fine di queste pratiche ginniche era la competizione. La lotta greco-romana ed il pugilato sono un altro antico ed interessante esempio di agonismo, di lotta che spesso si risolve, nonostante l’attuale rigida regolamentazione, in una evidente dimostrazione fisica della superiorità sull’avversario.

Gli sport orientali hanno un’origine diversa anche se, col tempo e soprattutto con la loro diffusione nel mondo occidentale, sono stati trasformati in generi agonistici. Le arti marziali orientali sono nate da un’esigenza difensiva o offensiva, così come quelle occidentali; si fondano però sull’idea che la vittoria consista nel dimostrare all’avversario la propria superiorità si potrebbe dire “al negativo”, ad esempio immobilizzandolo, come accade nel judo. Inoltre di norma la pratica sportiva orientale è un esercizio di recupero psico-fisico e di ricerca del benessere.

Il wu shu che è lo sport cinese che più mantiene vive le tradizioni del passato, è basato su una concezione del movimento radicalmente diversa da quella occidentale. Nella nostra cultura il movimento è concepito come prodotto della prestanza fisica e della forza muscolare, ritenendo che lo sport debba sviluppare soprattutto queste due componenti. Nel wu shu si parte dal presupposto di dover utilizzare i propri sforzi per raggiungere il controllo completo dell’energia dell’organismo. L’obiettivo principale non è in primo luogo l’accrescimento della propria forza, ma il raggiungimento della massima capacità di utilizzarla e dirigerla, in ultima analisi di controllarla. Riuscire in questo controllo significa scoprire di possedere una potenza fino ad allora insospettata ed insospettabile.

Il motivo principale della diffusione di questa tecnica non è determinato tanto dalla sua utilità nell’offesa o nell’autodifesa, ma dal beneficio che se ne trae in termini preventivi e terapeutici. Il wu shu consente non soltanto di fortificare i muscoli e le ossa, come ogni esercizio ginnico, ma permette anche di regolare il sistema nervoso centrale, le funzioni cardiovascolari, digestive e respiratorie e, fattore molto importante, di stimolare le funzioni immunitarie, ritardando i processi di invecchiamento.

È suggestivo ricordare come, a differenza di quanto accade in Occidente, i più grandi maestri di arti marziali orientali siano delle persone molto longeve.

Il tai ji quan o “boxe con le ombre”, è un esempio della modificazione vera e propria di una disciplina sportiva in ginnastica medica: nacque per motivi ludici e si è trasformato nel tempo in tecnica terapeutica.

 

La differenza tra la concezione orientale e quella occidentale dello sport determina effetti estremamente interessanti sia dal punto di vista sociale e culturale che da quello medico e scientifico.

La medicina occidentale ha individuato ed approfondito, attraverso l’analisi del fenomeno sportivo, moltissimi dati estremamente interessanti del fenomeno salute-malattia dell’uomo. Basta pensare alla scoperta della riserva funzionale degli organi, visceri e tessuti che viene attivata e stimolata durante gli esercizi sportivi agonistici e non. Basta pensare agli studi sulla fisiologia della placca motrice indotti e stimolati dalla necessità di comprendere adeguatamente il fenomeno della contrazione muscolare.

La nostra medicina ha scoperto anche il doping: una serie di metodiche (terapeutiche?) tendenti alla stimolazione delle potenzialità energetiche muscolari e psichiche, e perciò agonistiche. Si tratta di tecniche di attivazione di funzioni organiche; tali metodiche sono talora così esasperate da ripercuotersi negativamente sullo stesso individuo che tendono a stimolare in senso positivo.

Alla base dei fenomeni patologici indotti dal doping c’è quasi sempre lo stesso  meccanismo: si agisce potentemente su un singolo organo, apparato o funzione senza tener conto degli effetti squilibranti che una stimolazione così specifica esercita a livello generale.

La medicina cinese propone un modello decisamente diverso di affronto del fenomeno sportivo il cui presupposto è che la migliore prestazione si ottiene potenziando la parte attraverso il tutto. A ciò mirano gli esercizi di concentrazione sul dan tian: si tratta di quella porzione della regione sottombelicale che secondo la medicina cinese governa un’importante quota dell’energia dell’individuo. Questo è lo scopo di molti esercizi di qi gong;  una ginnastica medica la cui pratica è  in grado di ridurre rilevantemente il consumo di ossigeno ed aumentare, di conseguenza, la riserva funzionale di tutti gli organi, visceri e tessuti.

Una seconda differenza riguarda quello che si potrebbe definire l’aspetto mentale o psichico della pratica sportiva.

In Occidente si è tendenzialmente portati a sopravalutare l’aspetto fisico ed ad usare del mentale solo nella misura in cui ciò induce un diretto miglioramento fisico. A questo scopo viene infatti utilizzato il training autogeno prima delle competizioni.

In Oriente non si è mai fatta una netta distinzione tra l’aspetto fisico e quello psichico della pratica sportiva; la miglior prestazione fisica è la conseguenza del massimo controllo mentale. È inoltre tipico della medicina cinese considerare in estrema unità le funzioni fisiche e psichiche.

Sulla base di quanto affermato fino ad ora si può concludere che la cultura estremo-orientale ha molti interessanti suggerimenti da fornire all’Occidente: alcuni di questi riguardano il fine stesso dell’attività sportiva, altri sono utilizzabili per ottenere un miglioramento delle prestazioni senza produrre effetti squilibranti.

Questo secondo scopo può essere raggiunto attraverso l’adozione di tecniche specifiche della medicina cinese che analizziamo brevemente:

– le ginnastiche mediche: il qi gong ed il tai ji quan;

– l’agopuntura, la moxibustione ed altri metodi di stimolazione degli agopunti;

– il massaggio cinese;

– la dietetica e la farmacoterapia.

 

 

Le ginnastiche mediche

Abbiamo già parlato del Wu Shu, che possiamo senza dubbio definire una disciplina sportiva con importanti riflessi riequilibranti e dunque “salutari”.

Affronteremo ora il Qi Gong ed il Tai Ji Quan.

Queste tre tecniche “ginniche” nascono dalla stessa matrice e le loro componenti principali sono il movimento del corpo, il controllo dell’attenzione e quello della respirazione. L’elemento distintivo che unisce queste tre discipline è la possibilità di poter agire sul Qi (soffio o energia vitale) dell’organismo. Il Qi è la componente fondamentale dell’individuo nella concezione medica cinese; è l’energia che si manifesta in tutte le funzioni vitali e che le determina. Queste pratiche sportive hanno lo scopo di equilibrare il Qi.

 

Il Tai Ji Quan

L’origine del Tai Ji Quan si perde nella notte dei tempi, la sua prima sistematizzazione risale al XV secolo d.C. I movimenti di questa ginnastica esprimono una specie di lenta lotta contro un avversario immaginario.

Il Tai Ji Quan non è composto da posizioni o movimenti separati gli uni dagli altri, né richiede un impegno selettivo dei muscoli o sforzi violenti ed affaticanti. Questa disciplina si fonda su movimenti lenti, continui e calibrati che si svolgono senza pause o scosse, tanto da assomigliare ad una danza eseguita al rallentatore e molto armonicamente.

Nel corso dell’esercizio  il corpo si muove nello spazio secondo le varie direzioni, avanzando, arretrando, ruotando su se stesso e realizzando una serie di gesti che implicano sempre e costantemente la partecipazione contemporanea e sincronica di tutti i gruppi muscolari.

Secoli di pratica del Tai Ji Quan hanno dimostrato la sua efficacia preventiva e terapeutica; per questo motivo il Tai Ji è inserito in molti protocolli terapeutici e nei programmi di prevenzione sanitaria.

La sua pratica è così diffusa che in quasi tutte le piazze ed i giardini della Cina è possibile, al mattino presto, osservare centinaia di persone che eseguono, spesso in accordo, vari esercizi di Tai Ji. Sarebbe interessante valutare anche il risvolto sociale prodotto dalla esecuzione corale dei movimenti del Tai Ji.

Un’ampia documentazione ha confermato con dati oggettivi l’efficacia del Tai Ji non soltanto sul mantenimento dell’equilibrio fisico, ma anche su diverse patologie: l’ipertensione arteriosa, l’ulcera duodenale, le cardiopatie, la TBC polmonare, la nevrastenia.

 

Il Qi Gong

Qi Gong significa letteralmente “capacità di far lavorare e dirigere il Qi”: la sua conoscenza risale al XI secolo a.C.

Il Qi Gong consiste in una serie di esercizi di ginnastica ritmica, di specifica respirazione spesso di tipo addominale e di un atteggiamento mentale che implica un particolare controllo dell’attenzione. Tutto ciò si integra in precisi movimenti del corpo che imitano talora – come accade nella sequenza denominata il ‘gioco dei cinque animali’ – le  movenze di cinque animali: la tigre, l’orso, la scimmia, il cervo e l’oca selvatica (secondo alcuni la gru o l’airone). Ad ogni animale corrisponde un esercizio completo in sé che può essere eseguito anche singolarmente e che produce un’azione elettiva su determinati organi o apparati.

Il Qi Gong è utilizzato come strumento terapeutico per sostenere e regolarizzare le funzioni della corteccia cerebrale, i centri del sistema neuro-vegetativo e del sistema cardio-vascolare, per realizzare una forma di automassaggio dei visceri addominali ed attivare una serie di funzioni di autocotrollo dell’organismo.

Ricordiamo l’importanza del Qi Gong e del Tai Ji non soltanto come discipline in sé, ma anche per il ruolo determinante che possono avere nella preparazione atletica e nel periodo immediatamente precedente il momento della gara.

La loro utilizzazione razionale permette il raggiungimento di un ottimale controllo delle proprie funzioni fisiche e psichiche, fondamento della concentrazione necessaria all’atleta per l’ottimizzazione delle proprie prestazioni. In questo senso potrebbero sostituire il training autogeno o integrarsi con esso.

 

L’agopuntura, la moxibustione e gli altri metodi di stimolazione degli agopunti

Le varie tecniche di stimolazione dei punti di agopuntura sono particolarmente utili a due scopi:

– a livello preventivo: per fornire all’atleta durante gli allenamenti ed in occasione della gara le condizioni energetiche più favorevoli al raggiungimento della migliore prestazione;

– a livello terapeutico: per trattare eventuali traumi, contusioni, distorsioni, incidenti derivanti dall’attività sportiva.

La stimolazione dei punti di agopuntura può  essere usata per favorire il recupero fisico dopo prestazioni particolarmente fatiganti.

Ricordiamo che, secondo la medicina cinese, i muscoli sono sotto il governo di due sistemi energetici: quello del Legno che, attraverso il fegato, comanda la loro attività contrattile e quello della Terra che, attraverso la milza-pancreas, ne favorisce il trofismo.

Ricordiamo che il polmone, “maestro del Qi”, ha il compito di distribuire il Qi a tutto l’organismo ed il cuore, “sovrano del sangue”, deve assicurarne la circolazione. Al cuore è inoltre affidato il controllo dello Shen , “l’energia mentale”, che gioca un ruolo determinante nel raggiungimento della concentrazione necessaria per  il momento immediatamente precedente la gara.

Il rene è la “madre di tutti gli yin e di tutti gli yang” ed è coinvolto in tutte le manifestazioni energetiche del nostro organismo. Al rene è affidato il trofismo del tessuto scheletrico che, come sappiamo, gioca un ruolo fondamentale nello sportivo.

La stimolazione degli agopunti va personalizzata sul singolo sportivo; occorre tuttavia tener conto del tipo di disciplina praticata. Non è possibile fornire una prescrizione valida indiscriminatamente per tutti gli atleti e per tutte le discipline.

Ricordiamo comunque l’importanza di alcuni punti:

– 36ST Zu San Li;

– 34GB Yang Ling Quan;

– 4LI He Gu;

– 6CV Guan Yuan;

– 17CV Shan Zhong;

– 7HT Shen Men.

Il 36ST può essere sfruttato per la sua azione tonica sulla milza-pancreas e sullo stomaco, sull’energia e sul sangue, per la sua attività di rinforzo di tutto l’organismo e per la sua capacità di sollevare lo yang.

Il 34GB è il punto Hui dei muscoli,  promuove la loro eutonia, combatte gli spasmi e le contratture.

Il 4LI tonifica in generale l’energia e consolida l’esterno del corpo, ha un’azione attivante estremamente interessante nel periodo pre-agonistico.

Il 6CV è il punto “mare dell’energia”,  tonifica l’energia di tutto l’organismo. Appartiene al Dan Tian, la zona di maggior concentrazione energetica dell’organismo, utilizzata di routine nella preparazione di tutte le ginnastiche mediche cinesi.

Il 17CV è il punto Hui dell’energia ed esercita un’azione specifica sugli organi a sede sopradiaframmatica; in particolare sul polmone e sul cuore. Questo punto possiede una spiccata azione sedativa.

Il 7HT è utilizzato sia per la sua azione sul cuore e sulla sua attività contrattile che per il suo ruolo insostituibile sull’energia mentale Shen Qi.

Non possiamo ovviamente in questa sede descrivere dettagliatamente le tecniche di agopuntura utilizzabili nella traumatologia sportiva; dovremmo affrontare infatti la patologia di quasi tutti i canali energetici.

Ricordiamo comunque che nella medicina dello sport l’agopuntura esercita un’azione estremamente efficace anche in patologie difficilmente trattabili con tecniche terapeutiche occidentali. Un esempio può valere per tutti: la pubalgia, tipica patologia del calciatore, può essere trattata con l’agopuntura ottenendo di regola risultati estremamente brillanti.

Tutti i punti possono essere utilizzati attraverso l’infissione e manipolazione degli aghi di agopuntura, ma anche attraverso la moxibustione, la coppettazione, la laser stimolazione ecc. Di volta in volta, a secondo della situazione dello sportivo, si sceglierà l’uno o l’altro metodo.

 

Il massaggio cinese

Il massaggio cinese rappresenta un altro metodo di terapia  diffusamente applicabile in ambito sportivo.

Anche in questo caso, come per l’agopuntura, si decrivono molteplici indicazioni in ambito preventivo e terapeutico. Il massaggio può essere utilizzato per la preparazione muscolare alla gara e per favorire il recupero dallo sforzo fisico.

L’estrema efficacia del massaggio cinese è la conseguenza di alcune sue peculiari caratteristiche che lo diversificano da quello utilizzato in Occidente: da una parte l’utilizzazione di alcune tecniche particolari ed originali di manipolazione del tutto sconosciute nei nostri paesi, dall’altra l’utilizzazione della stimolazione manuale dei punti di agopuntura che permette di potenziare gli effetti locali e a distanza delle manipolazioni.

È bene ricordare che tutte le manipolazioni del massaggio cinese possono essere eseguite con tecniche di tonificazione o “carico” o con modalità di dispersione o “scarico”. Le prime sono tecniche dolci, più lente ed eseguite secondo il verso di circolazione dell’energia dei meridiani di agopuntura, le seconde sono più decise, ferme e da effettuare controcorrente.

La tonificazione va utilizzata soprattutto prima della gara, mentre la dispersione trova la sua migliore indicazione nella traumatologia sportiva e nel favorire il recupero muscolare post-agonistico.

 

La farmacoterapia

La farmacoterapia cinese si fonda sull’uso di sostanze naturali di origine prevalentemente vegetale. La sua origine si perde nella notte dei tempi, come quella dell’intera medicina cinese. Un dato importante da sottolineare è che la maggior parte delle ricette attualmente in uso è stata formulata molti secoli or sono e sperimentata dunque per centinaia di anni.

Questa farmacoterapia può essere efficacemente utilizzata in medicina dello sport.

Si possono distinguere molteplici campi di applicazione: la traumatologia sportiva, la  preparazione atletica, il momento della competizione, il recupero dopo lo sforzo fisico.

Esaminiamo dunque alcune antiche prescrizioni cinesi utilizzabili nella medicina sportiva.

 

La traumatologia sportiva

Qi Li San o polvere per le contusioni

She Xiang

Moschus Moschiferus, secretio      0.4

Biang Pian

Dryobalanops Aromatica                 0.4

Ru Xiang

Boswellia Carterii, resina               5

Mo Yao

Commiphora Myrrha, resina          5

Hong Hua

Carthamus Tinctorius, flos            5

Er Cha

Acacia Cathecu, resina                   7

Gli ingredienti vanno ridotti in polvere. Si usa una dose di circa 0.5-1 g della polvere così ottenuta per ogni somministrazione. Gli ingredienti possono inoltre essere miscelati con del vino o dell’olio per l’applicazione topica.

Il Cartamo è utilizzato per disperdere le stasi di sangue di origine traumatica. Il Dryobalanops e la Mirra hanno azione analgesica, favoriscono la dispersione della stasi energetica ed esercitano azione antiedemigena.. L’Acacia è antipiretica ed emostatica. Il Muschio tonifica l’energia, migliora la circolazione del sangue ed attenua il dolore.

Lo scopo della prescrizione è quello di migliorare la circolazione del sangue e di rimuoverne la stasi, possiede inoltre azione analgesica ed emostatica.

Questa prescrizione può essere utilizzata per trattare i traumi esterni ed interni con contusioni, ecchimosi, ematomi ecc.

 

Fu Yuan Huo Xue Tang o  decotto che migliora la circolazione del sangue e favorisce la guarigione

 

Dang Gui

Angelica Sinensisi, radix               6-9

Tao Ren

Prunus Persica, semen                  6-9

Hing Hua

Carthamus Tinctorius, flos            6-9

Da Huang

Rheum Palmatum, radix                6-9

Chuan Sha Jia

Manis Pentadactylis, squama         6-9

Tian Hua Fen

Trichosanthes Kirolowii, radix       10-15

Chai Hu

Bupleurum Chinense, radix           6-9

Gan Cao

Glycyrrhiza Uralensis, radix          3-6

Jiao                                               vino

Lo scopo di questa prescrizione è  migliorare ed attivare la circolazione del sangue per rimuoverne il ristagno;  alcune erbe disostruiscono, secondo il linguaggio medico cinese, la stasi dell’energia del fegato.

Il Bupleurum esercita un’azione tonica sul fegato e sull’energia di quest’organo. L’Angelica mobilizza e tonifica il sangue. Il Rheum, il seme di Prunus Persica ed il Carthamus nutrono e mobilizzano il sangue disperdendone la stasi.  La radice di Trichosantes ha azione antipiretica ed antiflogistica. La Liquerizia è sedativa ed armonizza gli altri rimedi della ricetta.

La prescrizione è indicata nei traumi toracici  con dolori localizati nella regione costale laterale ed ipocondriaca.

 

I farmaci tonici

I tonici possono essere efficacemente utilizzati in medicina dello sport per la preparazione atletica, in occasione della gara e per il recupero dopo lo sforzo fisico. L’utilizzazione ottimale dei tonici è quella che, tenendo conto delle caratteristiche individuali dello sportivo e del tipo di disciplina praticata, personalizza la prescrizione adattandosi a questi dati. È comunque possibile fornire alcuni esempi di prescrizioni toniche che possono essere considerate “da banco” proprio in base alla loro generica azione sull’energia, sul sangue, sullo yang e sullo yin.

Citiamo, a questo proposito, una delle più famose ricette della farmacopea cinese: il Shi Quan Da Bu Tang o decotto della grande tonificazione con dieci ingredienti.

 

Shi Quan Da Bu Tang o decotto della grande tonificazione con dieci ingredienti

 

Huang Qi

Astragalus Membranaceus, radix                                                               6-9

Rou Gui

Cinnamomum Cassia, cortex         3-6

Ren Shen

Panax Ginseng, radix                    6-9

Shu Di Huang

Rehmannia Glutinosa, radix praeparata                                                     9-12

Bai Zhu

Atractylodes Macrocephala, radix   9-12

Dang Gui

Angelica Sinensis, radix                9-12

Bai Shao Yao

Paeonia Lactiflora, radix                6-9

Chuan Xiong

Ligusticum Wallichii, radix            3-6

Fu Ling

Poria Cocos, sclerotium                 6-9

Gan Cao

Glycyrrhiza Uralensis, radix          3-6

Sheng Jiang

Zingiber Officinale, rhizoma recens                                                            1-3

Da Zao

Ziziphus Jujuba, fructus                3-5 frutti

 

Questa prescrizione tonifica, secondo la tradizione cinese, l’energia ed il sangue e fortifica lo yang; possiede, attraverso l’azione sul sangue, anche un effetto tonico sullo yin. La ricetta è nata per trattare stati di debilitazione generale dell’organismo e, proprio per questo motivo, è stata concepita per una tonificazione generale.

Si tratta di una prescrizione complessa; una specie di mosaico di altre ricette.Se si analizzano i componenti si nota che è formata da varie sottoricette:

Si Jun Zi Tang, decotto dei quattro nobili ingredienti, per tonificare l’energia;

Ren Shen;

Fu Ling;

Gan Cao;

Bai Zhu;

Si Wu Tang, decotto delle quattro sostanze, per tonificare il sangue;

Dang Gui;

Chuan Xiong;

Bai Shao Yao;

Shu Di Huang;

– due rimedi tonici dello yang e del Qi:

Rou Gui;

Huang Qi;

– due farmaci che favoriscono l’assimilazione e l’armonizzazione degli altri ingredienti:

Sheng Jiang;

Da Zao.

Nel Si Jun Zi Tang il farmaco principale è il Ren Shen, Panax Ginseng, che può tuttavia essere sostituito con il Dang Shen, Codonopsis Pilosula, nei casi più leggeri. Il Ginseng è uno dei più famosi tonici della medicina cinese: esercita un effetto inotropo positivo ed ipertensivante, aumenta la sintesi proteica endocellulare e quella degli acidi grassi.

Il Bai Zhu, Atractylodes Macrocephala, ed il Fu Ling, Poria Cocos, aiutano il Ginseng a prevenire la stasi di liquidi ed esercitano una modica azione diuretica; entrambi sono, secondo la tradizione medica cinese,  dei tonici dell’energia della milza-pancreas, favoriscono cioè l’assimilazione intestinale e la distribuzione cellulare dei nutrienti derivanti dagli alimenti. È stato sperimentalmente dismostrato che il Bai Zhu esercita un effetto simil-endocrino favorendo la captazione cellulare del glucosio.

Il Gan Cao, Glycyrrhiza Uralensis, ha il compito di armonizzare e coordinare l’azione delle altre radici e di tonificare ulteriormente l’energia.

Nel Si Wu Tang, due farmaci tonificano contemporaneamente il sangue e lo yin del rene e del fegato: Shu Di Huang e Bai Shao Yao.  Altri due farmaci hanno azione dinamizzante sul sangue: Dang Gui e Chuan Xiong. Il Dang Gui possiede anche azione tonica sul sangue ed il Bai Shao Yao tratta e previene gli spasmi ed i dolori. Lo scopo dell’intera prescrizione è quello di promuovere l’emopoiesi e di favorire la circolazione ematica soprattutto a livello del microcircolo.

L’aggiunta dell’Astragalus permette un’ulteriore tonificazione dell’energia ed  aiuta la protezione dell’esterno dell’organismo. Nella tradizione cinese il Cinnamomum tonifica e riscalda lo yang del rene e della milza e disperde il freddo: in termini occidentali promuove il metabolismo cellulare attraverso un probabile effetto simil-adrenergico.

Il Dao Zao è un tonico dell’energia, possiede azione sedativa ed è utile per armonizzare gli altri rimedi. Lo Sheng Jiang è inserito in questa prescrizione allo scopo di favorire la digestione e l’assorbimento degli altri farmaci, vista la sua azione stimolante a livello gastrico.

 

Bibliografia

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Sotte L., Muccioli M., Pippa L., Piastrelloni M., Quaia P., Naticchi E., Vannacci A., Farmacologia Cinese, Casa Editrice Ambrosiana 2009

Sotte L., Pippa L., Massaggio Cinese, Casa Editrice Ambrosiana 2009

Di Concetto G., Sotte L., Pippa L., ed altri, Agopuntura Cinese, Casa Editrice Ambrosiana, 2007

Sotte L., Minelli E., Giovanardi C., ed Altri, Fondamenti di Agopuntura e Medicina Cinese, Casa Editrice Ambrosiana, Milano, 2006

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Pippa L., Sotte L.: L’attività fisica nella Medicina Tradizionale Cinese come pratica della longevità, Atti del Congresso Nazionale dell’Associazione Nazionale Specialisti di Medicina dello Sport, Chieti 1989.

Wang J, Yao K, Yang X, Liu W, Feng B, Ma J, Du X, Wang P, Xiong X. Department of Cardiology, Guang’anmen Hospital, China Academy of Chinese Medical Sciences, Beijing Chinese patent medicine liu wei di huang wan combined with antihypertensive drugs, a new integrative medicine therapy, for the treatment of essential hypertension: a systematic review of randomized controlled trials, Evid Based Complement Alternat Med. 2012;2012

 

 

 

 

 

 

 

 




Il rapporto di certezza e verità: alcune riflessioni critiche

Aldo Stella*

Con l’espressione “certezza” designiamo lo stato soggettivo di chi afferma qualcosa intorno a qualcos’altro. Di contro, con l’espressione “verità” designiamo lo stato oggettivo cui intende riferirsi chi afferma qualcosa intorno a quello stesso stato.

L’espressione composita “dialettica di certezza e verità”, invece, viene usata per sottolineare il capovolgimento continuo dell’una nell’altra, capovolgimento che si determina quando si afferma qualcosa. Affermando, infatti, si intende fondare l’affermazione sulla verità. Sennonché, in effetti è la verità che viene a fondarsi sull’affermazione e proprio su questo aspetto svolgeremo una breve riflessione.

Ciò che ci proponiamo di evidenziare è che l’intenzione di chi formula un giudizio (un’affermazione dichiarativa) è quella di fondare il proprio giudizio sulla verità della cosa, e non viceversa. Di contro, l’esito pratico è precisamente il capovolgimento dell’intenzione, così che è la certezza soggettiva che finisce per sostituirsi alla verità. Ciò equivale a dire che il passaggio dal “valere per me” allo “essere senz’altro” vi si compie immediatamente, ossia non appare come passaggio, ma come dato, come esperienza.

Del resto, il nesso tra lo “essere certo” e lo “essere vero” non risulta subito evidente, dal momento che la prima forma in cui le due espressioni si presentano è quella che si compie proprio nell’uso promiscuo in cui accade che “certo” e “vero” si equivalgono tra loro, stante che il dirsi certo di qualcosa significa, appunto, il ritenere vero ciò di cui si è certi. Nell’uso promiscuo, quindi, non appare il loro nesso poiché si tratta di due parole che si ritiene (si opina) indichino un medesimo.

D’altra parte, quest’uso non deve venire considerato casuale, poiché inerisce all’essere certo la nozione di verità di cui vi sarebbe certezza. Piuttosto, va evidenziato il “luogo” in cui esso ha comunque il proprio senso: tale luogo è, appunto, l’asserzione.

Sia, dunque, l’asserzione nell’apofansi “S è p”. Allorché pronuncio l’apofansi “S è p”, solo implicitamente esprimo la mia certezza intorno ad essa. Il mio dire, pertanto, non dice qualcosa di diverso da “S è p”; tuttavia, con il porsi stesso di “S è p”, esprimo implicitamente la certezza intorno ad essa. Di contro, allorché dico esplicitamente che sono certo di “S è p”, dico qualcosa che non era detto esplicitamente con la mera posizione di “S è p”: dico che “S è p” è qualcosa (appunto questa apofansi) di cui sono certo, ossia non mi limito ad una posizione, ma costruisco un’apofansi che ha per oggetto l’apofansi “S è p”.

Questa nuova apofansi (“S è p è certo”) non concerne qualcosa di “S” né di “p”, né del nesso tra “S” e “p”, ma concerne l’apofansi come tale, concernendo quindi la sua posizione e, perciò, colui che dice “S è p”. Con questa nuova apofansi, insomma, dico che io sono certo (io, ogni io possibile o questo determinato io), ma intendo dire qualcosa intorno a ciò di cui sono certo, ossia che esso è vero.

Più chiaramente: dico qualcosa intorno a me che dico, ma intendo dire qualcosa intorno a ciò di cui dico di essere certo, ossia che esso è vero. Ecco il punto fondamentale. Tra il dire e l’intenzione del dire sussiste una divaricazione, che però non appare: dico di me e intendo dire della cosa; dico di me dicente, ma intendo dire della cosa detta da me dicente.

L’apofansi “S è p è certo” dice che “io” sono certo di “S è p”, così che il suo oggetto non è “S è p”, ma il mio stato di certezza nei suoi confronti: essa predica la certezza dell’apofansi e solo impropriamente del termine dell’apofansi in questione. La certezza, infatti, concerne lo stato di colui che dice “S è p” e consiste appunto nell’espressione di costui sul proprio stato nei confronti di “S è p”. Così, la dichiarazione della certezza è per se stessa una riflessione: essa non è un atto di conoscenza se non come atto di coscienza.

Sennonché, dicendo di essere certo di “S è p”, intendo dire che “S è p è vero”. L’essere vero viene intenzionalmente detto di “S è p”, ossia indirettamente di “S” e direttamente di “p” detto di “S”. Questa intenzione, e questo è fondamentale, sottintende che “S è p” sia vero per se stesso, ossia indipendentemente dalla mia certezza intorno alla sua verità, tale insomma che la mia certezza dipende dalla sua verità e non viceversa: l’intenzione è che lo stato psicologico sia il prodotto dello stato ontologico.

Se l’essere certo mi concerne nel mio rapportarmi a “S è p”, l’essere vero concerne “S è p” nel suo sussistere indipendentemente dal mio saperlo sussistente. Così, se lo “essere certo” significa lo “essere vero per me”, lo “essere vero” coincide simpliciter con l’essere (“S è p”), ossia coincide con lo stato autentico delle cose.

Orbene, l’asserto è il luogo teorico in cui si compie il capovolgimento della certezza nella verità: ciò che è vero “solo per me”, dunque vale come certezza soggettiva, per sua natura psicologica, diventa invece una verità oggettiva che io semplicemente accolgo e riferisco, giacché la mia intenzione, che è sempre intenzione di verità, si trasforma immediatamente, in forza appunto dell’asserzione, in pretesa che la verità sia nel modo in cui io la colgo e la dico.

La sede della certezza è comunque l’io e dunque non eccede l’io nel suo dirsi certo ed è anzi il suo stato effettivo come “io”, in modo tale che, attraverso la certezza, ogni significato da esso posto o detto gli appartiene come posto o detto. Per quanto sia diverso dall’io, ogni significato gli appartiene, così che non vi sono propriamente significati estranei all’io significante, poiché lo sarebbero alla significazione. Che è altro modo per dire che una realtà esterna alla coscienza è una realtà posta dalla coscienza come esterna. Se, invece, fosse autenticamente esterna, allora non potrebbe mai venire saputa e, quindi, non potrebbe mai venire detta.

Ne consegue che l’io, affermando qualcosa, afferma sempre se stesso, valendo come fondamento di ogni affermazione. E tuttavia, la coscienza di questa “chiusura” dell’io configura una qualche emergenza oltre di esso: un’emergenza della coscienza oltre la sua dimensione solo empirica, colta proprio perché “oggettivata” (“de-limitata”).

Un’emergenza, dunque, oltre la certezza soggettiva che configura un’apertura alla verità oggettiva, la quale permane tale, però, solo in quanto non viene essa stessa oggettivata: se venisse oggettivata verrebbe a ricadere nell’asserto e decadrebbe ancora a certezza dell’io.

Il trascendimento della dimensione psicologica, quindi, si rivela solo come coscienza critica, e non già nelle forme e nelle modalità che il pensiero scientifico ritiene di avere individuate e descritte. Tali forme, ancorché intenzionalmente (idealmente) rivolte all’oggettivo descrivono soltanto l’oggettuale, il quale si vincola inscindibilmente al soggettivo, e per questo non è mai in grado veramente di trascenderlo.

A sua volta l’intenzione, sempre rivolta alla verità, permane soggettiva (solo psicologica) fino a che viene assunta per il suo compimento fattuale: se, insomma, si configura il “ciò di cui si è certi essere la verità” e lo si configura in forma determinata, allora l’intenzione è la modalità dell’essere certi e l’intentio veritatis viene contraddetta proprio dal fatto che la verità viene indicata e, quindi, viene vincolata allo stato di chi la rappresenta, la riferisce (la dice) e, riferendola (dicendola), la riferisce (la vincola) al proprio sistema di riferimento.

Di contro, se la verità permane l’ideale cui l’intenzione si volge, costituendo ciò che originariamente la evoca e la orienta come intenzione, allora quest’ultima cessa di essere una mera certezza, uno stato soggettivo, perché, almeno idealmente, non può non coincidere con la ragione stessa del suo essere: la verità, appunto.

Qui si compie il capovolgimento del capovolgimento: se l’asserto è il capovolgimento della verità in certezza, la consapevolezza critica che coglie il limite dell’asserto nega la pretesa riduzione della verità a certezza e ne coglie veramente la non verità. Più radicalmente, è la stessa intenzione che, rivolta alla verità e fondandosi solo nella verità, capovolge il soggettivo nell’oggettivo: la dimensione psicologica incontra così quella onto-logica e il soggettivo si risolve nell’oggettivo.

Lo stesso asserto che afferma ciò non è la “posizione” della verità, non è la sua insensata oggettivazione, ma la necessità consaputa della sua inoggettivabilità: oggettivare la verità postula, infatti, che l’oggettivazione venga compiuta dalla verità stessa, in un regressus che non può non essere in indefinitum.

La consapevolezza critica mette in luce che la contraddizione non sussiste solo se si determina la verità come indeterminabile (come irriducibile a “ciò” che viene asserito). In tal modo, si accetta bensì l’ordine del linguaggio, riconoscendolo come inevitabile, ma non si scambia l’inevitabilità del linguaggio per verità.

Ebbene, solo questa consapevolezza critica consente di evitare il duplice rischio, di negare la verità determinandola e di negare la verità rinunciando a ricercarla.

Non si compie la scelta del silenzio, che configura la pretesa cancellazione empirica del linguaggio; si usa invece il linguaggio, sapendo il suo limite come linguaggio, dunque evitando di assolutizzarlo. Che equivale ad usare bensì il linguaggio, ma senza subirlo.

Lo si usa per dire che ogni dire, pur ineliminabile, non per questo è l’innegabile, dal momento che ciò che si dice si oppone ad altro dire, senza poter emergere oltre il dire in quanto tale. La verità, invece, domanda di venire cercata, quindi la ricerca non può non venire indicata (detta), ma sapendo che è proprio su quel dire che essa emerge come verità e proprio oltre quella ricerca che essa si pone, onde costituire il senso di entrambi.

La verità, insomma, non si oppone al dire, poiché è il dire che si oppone a se stesso, dunque si contraddice, quando pretende di valere come verità, come asserto indiscutibile, incontrovertibile.

Viceversa, ogni asserto è controvertibile, se non altro per la ragione che si pone opponendosi all’asserto contrario. Da questo contraddirsi dell’asserto emerge l’incontraddittorietà della verità: non un principio, il principio di non contraddizione, che si pone perché nega la contraddizione, così che della contraddizione perennemente abbisogna; un principio, invece, che è ragione dell’intrinseco contraddirsi di ciò che, non essendo la verità, non è mai veramente.

Un principio, pertanto, che fonda l’intrinseco contraddirsi dell’estrinseco.




Integrazione tra Agopuntura ed Osteopatia nella terapia delle gonalgie

Umberto Mazzanti

Vice-Presidente AMAB, Docente AMAB – Scuola Italo Cinese di Agopuntura e Osteopata, Bologna

L’autore espone la propria esperienza di medico sportivo e fisiatra nell’affrontare quella gonalgia localizzata al comparto latero-posteriore che insorge più o meno lentamente, spesso senza l’evidenza di una causa traumatica specifica, ma in genere a seguito di posture incongrue o microtraumatismi ripetuti relativi all’attività sportiva praticata. A volte questa stessa sintomatologia può manifestarsi a seguito di interventi di ricostruzione del legamento crociato anteriore e/o di meniscectomia selettiva non necessariamente del menisco laterale. Questa localizzazione latero-posteriore del dolore al ginocchio ha in genere una diagnostica che va dalla sofferenza del menisco esterno alla tendinopatia del bicipite femorale o del legamento collaterale laterale.

I sintomi lamentati dal pz. possono essere la difficoltà all’estensione del ginocchio contro resistenza, la flessione del ginocchio passiva o sotto carico fino al dolore al cammino o alla corsa che impediscono la ripresa della propria pratica sportiva o una veloce fase riabilitativa post chirurgica. In questo caso specifico si aggiunge un non sottovalutabile aspetto ansioso depressivo che induce il paziente a ritenere che l’intervento non sia andato bene con visite ripetute al proprio chirurgo ortopedico che, nel sostenere la correttezza del suo operato, consiglierà di insistere nella riabilitazione da continuare con maggiore perseveranza anche a domicilio fino alla prescrizione di terapie fisiche strumentali

(elettroterapia, tecar o laser) o infiltrazioni (acido ialuronico o corticosteroidi).

Nella mia esperienza la sintomatologia è sì dovuta ad una sofferenza del menisco esterno e/o alla tendinopatia del bicipite femorale o del legamento collaterale, ma queste sono determinate da una disfunzione articolare tibio-peroneale prossimale con un’alterazione della sua mobilita antero-posteriore e una ripercussione sulle rotazioni interne/esterne passive della tibia sul femore (che permettono lo svincolo dei menischi nei movimenti di flesso estensione del ginocchio) con una conseguente reazione infiammatoria sulle delicate strutture molli dovute alle tensioni incongrue che così si determinano.

Queste disfunzioni, non dimostrabili con i consueti esami strumentali (ecografia muscolare o RMN), sono invece apprezzabili con semplici      Osteopata, manovre diagnostiche per la ricerca della fine mobilità del perone prossimale sulla tibia e delle rotazioni passive della tibia sul femore a ginocchio flesso a pz. supino. Il perché queste disfunzioni si possano determinare risiede nell’uso ripetuto del ginocchio (per es. le posizioni dello skate board o dello sci o della leg extension o del leg curling in palestra) con sempre la stessa modalità di tensione articolare (verso e direzione) ovvero con il mantenimento di abituali posizioni incongrue (per es. seduti con il ginocchio flesso sotto i glutei). Naturalmente queste stesse disfunzioni possono essere la conseguenza di traumatismi più o meno importanti di cui il pz. normalmente porta il ricordo nell’anamnesi o come un esito di un intervento chirurgico sul ginocchio.

Il trattamento proposto si basa sull’approccio integrato fra osteopatia e agopuntura.

Da un lato con l’osteopatia si ripristina la corretta articolarità disfunzionale eliminando così la causa delle tensioni sul menisco piuttosto che sul tendine bicipitale o collaterale che ne determinano lo stato infiammatorio. Con l’agopuntura, in questo caso utilizzata a scopo sintomatico, si ottiene un’azione analgesica, antinfiammatoria e di detensionamento mio-fasciale rompendo così quel circolo vizioso che da un lato diminuisce l’efficacia del trattamento osteopatico e dall’altro ritarda i tempi di recupero in quanto le tensioni dovute all’irritazione infiammatoria dei muscoli coinvolti nei fini movimenti favoriscono il ripresentarsi della disfunzione articolare di cui il corpo mantiene una certa “memoria”.

Questa “memoria” a mio modo di vedere risiede in gran parte nell’alterata dinamica articolare e muscolare che determina anche un adattamento posturale che perdurando diventa esso stesso causa del mantenimento della disfunzione originale; bisogna perciò dare un po’ di tempo al corpo perché possa riprogrammarsi autonomamente, in questo facilitato dal nostro intervento.

Nel corso dell’ultimo anno si sono trattati 16 pz. con tecniche osteopatiche ad energia muscolare per perone ant/inf. o post/sup e tibia intra o extra ruotata e agopuntura con i punti 33 e 34 GB, 7 LR, 4 LI, 3 LR     e 7 HT una volta la settimana. I risultati ottenuti sono stati: 6 pz. hanno risolto la sintomatologia in una sola seduta, 7 pz. in 2 sedute, 2 in 3 sedute, un solo pz. ha avuto una parziale remissione della sintomatologia e solo dopo due infiltrazioni di corticosteroidi.

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Le turbe della sessualità in Medicina Tradizionale Cinese

Associazione Medica per lo Studio dell’Agopuntura

Generalità e Trattamento Fitoterapico e Dietologico

Autori: Carlo Di Stanislao, Maurizio Corradin, Ottavio Iommelli, Guglielmo Lauro

 

Laisse du vieux Platon se froncer l’oeil austère;

Tu tires ton pardon de l’excès  des baissers,… “

Charles Boudelaire, Lesbo, da Les Fleurs du Mal, 1857.

“Quando il desiderio si congiunge con l’oggetto desiderato, scaturisce l’Amore

Kamasutra, Libro I

 

Riassunto: Si analizzano gli assunti di base ed i principi generali della sessualità taoista e, successivamente, s’identificano sindromi e trattamenti delle più comuni disfunzioni. In chiusura si presenta una ricerca recente relativa ad un rimedio pronto della MTC.

Parole chiave: sessualità, dietetica, fitoterapia.

Premessa

Sebbene molto pudica e riservata la civiltà cinese tradizionale si è occupata degli aspetti emotivi, psicologici e medici connessi con la sessualità[1]. Il testo più citato dai grandi medici del passato (Sun Si-miao lo cita nel Qian Jin Yi Fang del 682 d.C.) è il Su Nu Jing, che è inserito nel cosiddetto Da Zang (“Tesoro del Taoismo”), collezione di tutti i testi impiegati dagli adepti nel cammino di perfezionamento[2].

Molti affermano che questo testo d’educazione sessuale scritto in forma di dialogo e che per protagonisti ha Huang Di e Su Nu (“ragazza senza vergogna”), sia coevo del Sowen ed e’ certamente citato nel Sui Shu Jing Ji Zhi (Annali di storia dei Sui). L’edizione che noi oggi conosciamo è del 1903 e si deve al collezionista di libri Ye De-Hu, che nel 1908 pubblicò un’importante opera sulle “arti del coito” riunendo tre testi antichi: Su Nu Fang (forse un capitolo compilato dal bibliotecario imperiale Wang Tao ed inserito nel trattato Wai Tai Mi Yao, del 752 d.C.), Yu Fang Mi Zhi e Dong Xuan Zi[3]. L’atto sessuale implica una perfetta fusione fra lo Yin e lo Yang ed essendo una delle manifestazioni del cosmo, deve sottendere ad alcune regole essenziali. Gli antichi metodi sessuali ed i preliminari amorosi possono, con un’adeguata condotta alimentare e di vita, accrescere la nostra vitalità. Il vuoto prima dell’atto sessuale (zowuan), la non dispersione del seme, e le corrette posizioni, sono tutte condizioni essenziali alla conservazione del Jing. Se eseguito correttamente l’atto sessuale diviene un elisir verso l’immortalità[4].

Dal Sowen[5] in poi a preservazione della salute così riassunta:

  • La meditazione preserva lo Shen
  • L’alimentazione e la respirazione, il Qi
  • L’attività sessuale lo Jing.

Sotto i profilo medico occorre ricordare che nell’atto sessuale occorre far circolare il Qi e conservare il Jing (da cui il “coitus reservatus” dei taoisti). Solo se l’orgasmo riguarda entrambi i partner si raggiungono gli scopi desiderati[6].

Circa i controlli energetici dei genitali esterni va ricordato che[7]:

  • IL FEGATO: controlla il glande ed il clitoride
  • LA MILZA: controlla l’asta e le piccole e grandi labbra.

Per quanto riguarda il   seno avremo, oltre d un controllo operato da Zu Yang Ming e Zu Jue Yin nei due sessi:

  • NEL MASCHIO: controllo da parte del Rene
  • NELLA DONNA: da parte della Milza

Va inoltre ricordato che la libido deve essere controllata e non sfuggire di mano. Il desiderio sessuale deriva dal fuoco del Ming-Men (nella donna dal Fuoco del Cuore) ed il controllo è operato dallo Yin e dal Jing. Secondo i taoisti osservanti (Ge-Hong e la Scuola dei Naturalisti) se si impara a controllare il desiderio e non disperdere il seme si può tornare allo stato fetale. In definitiva ciò che i filosofi taoisti imparavano in campo sessuale è distinguere quanto bisogna (shao xie) o non bisogna eiaculare (bu xie).

Il ritmo dei rapporti sessuali deve variare con le stagioni al fine di assecondare le Energie dell’universo.

Un aforisma del VI sec. d.C. (3) recita[8]:

 

 

 

Chuan       San     (tre volte il  mese in Primavera)
Xia           Yi         (una volta il  mese in Estate)
Qiu            Liu      (sei volte il  mese in Autunno)
Dong         Lana   (mai in Inverno)

Naturalmente il ritmo varierà con l’età, con lo stato di salute e le condizioni generali[9].

Il Su Nu Jing e Su Nu Fang recitano:

 

  • A 20 un rapporto ogni quattro giorni
  • A 30 ogni otto
  • A 40 ogni sedici
  • A 50: ogni venti
  • A 60 ogni mese
  • A 70 se si sta bene e quando capita

 

Gli eccessi sessuali (rapporti senza amore o con partner anziani, o rapporti sessuali con partner di cattivo umore) producono dissipazione del Jing e “rottura dell’Energia”, con traspirazione incessante o al minimo sforzo, oppressione toracica, astenia, palpitazioni tristezza. Questa condizione può essere trattata con i punti CV1-3-6, K4, BL67, GB25 (aghi più moxe) [10].

I clinici cinesi attuali affermano, poi, che poiché i liquidi femminili sono Yang quelli maschili Yin, avere rapporti frequenti con preservativi favorisce l’accumulo genitale di Calore e quindi la comparsa di cancro[11].

Per questo il coito orale (connilinguus e fellatio) sono tollerati ma solo come preparazione alla penetrazione . La sodomia è invece censurata poiché altera e violenta il Po, snaturando la personalità di chi la subisce.

Tutte le perversioni sessuali (gerontofilia, pedofilia, feticismo, ecc.) si considerano turbe gravi dello Shen, mentre zoofilia e ncrofilia alterano il Qi.[12]

L’impiego d’afrodisiaci, le eccessive pratiche masturbatorie alterano il Jing d’uomini e donne.

Partendo dai dati salienti del Su Nu Jing alcuni AA europei, all’inizio degli anni ottanta, hanno precisato il comportamento tipologico degli individui sotto il profilo sessuale[13] [14].

Tipo Attrazione Zone Erogene Coito Orgasmo Post-coito
Legno Yang Movimento, cambiamento, novità, sforzo, attività fisica. Cosce, mani Sono inizialmente tesi, angosciati. Cambiano continuamente posizione Rapido e ripetuto. Si alzano, si lavano e si mettono in movimento.
Legno Yin Movimento, viaggi, tensione emotiva. Ginocchia Ansiosi, dinamici, fantasiosi. Tendenza alla violenza anche se controllata. Rapido e ripetuto Come sopra
Fuoco Yang Come sopra Collo, cosce Piuttosto egoisti. Amano gli specchi ed i filmini porno. Orgasmo pieno e completo. Si girano dall’altra parte, vinti da una grande spossatezza.
Fuoco Yin Atmosfere particolari ed armoniose. Importanza dell’ambiente. Psicodrammi, affabulazione. Collo, ventre, occhi Generosi, dediti all’altro. Armoniosi. Amano guardare e guardarsi. La danza li eccita molto. Gridano durante l’orgasmo. Bisogno di parlare e raccontare e fantasticare.
Terra Yang Oralità, pasto, cibo. Attratti dalle rotondità Glutei, seni, cosce, fianchi. Pratiche orali complesse e prolungate. Orgasmo difficile ad avviarsi. Spesso posizione passiva prima dell’orgasmo. Dopo l’orgasmo hanno fame.
Terra Yin Come sopra Incavo delle ginocchia e piedi. Come sopra Come sopra. Si girano dall’altra parte.
Metallo Yang Eleganza, raffinatezza, portamento austero, apparente indifferenza. Spalle e gambe Rigidi, poco mobili, spesso passivi. Orgasmo molto discreto e contenuto. Bisogno di fare e ricevere carezze.
Metallo Yin Come sopra con una punta di volgarità (trucco eccessivo, parlare triviale, discorsi ammiccanti, ecc.). Ventre, gambe, spalle Come sopra Come sopra Come sopra.
Acqua Yang Sono attratti dalla forza, dalla violenza, spesso dalla brutalità. Atmosfere ambigue e “dark”. Piedi, ginocchia, orecchie, nuca. Tendenza alle pratiche sadomaso.  Coito a tergo. Orgasmo pieno e liberatorio Senso di dominio e profonda soddisfazione.
Acqua Yin Come sopra Come sopra Come sopra Come sopra Grande reticenza a parlare, a confessare.

 

 

Parte clinica

Tutte le disfunzioni sessuali si riconducono a turbe del Qi, Jing e dello Xue[15] e, seconda la teoria degli Zang/Fu, a perturbazioni da Vuoto o da Pieno (xu/shi) di Fegato, Rene, Milza e Cuore7-8,10.

Di seguito descriveremo le disfunzioni secondo gli Organi colpiti e, per ciascuno di loro, indicheremo le piante occidentali e gli alimenti più utilizzati[16] [17] [18] [19] [20] [21].

Fegato (Gan)

Può essere colpito da Stasi, eccesso di Yang, accumulo d’Umidità e Calore (che coinvolge anche la Vescicola Biliare).

E’ coinvolto in forme d’impotentia coeundi, frigidità, anafrodisia, anargasmia, sterilità, ninfomania, priapismo.

  1. Nella Stasi di Qi ·
  • Fitoterapia: Lavandula off., Hamamelis virginiana, Cynara scolimus.
  • Dietetica: Evitare fritti, arrosti, caffè, alimenti piccanti e riscaldanti.

Dare carne di maiale, granchio, ostriche, alghe, sesamo, origano, basilico, uva.

  1. Nell’Iperattività dello Yang··
  • Fitoterapia: Betula alba, Spiroea ulmaria, Salix alba.
  • Dietetica: ostriche, carne di maiale, castagne, uva. Evitare l’eccesso di sale. Cucinare soprattutto a bagno Maria.
  1. Umidità-Calore al Fegato ed alla Vescica Biliare···
  • Fitoterapia: Fumaria off., Crysanthellum americanum, Rosmarinus off.
  • Dietetica: alghe, avena, basilico, origano, carne di manzo. Eliminare gli alcolici ed i cibi fritti.

Rene (Shen).

Può spesso sono presenti Vuoto di Qi o Vuoto di Yang. Le condizioni più frequenti sono anafrodisia, frigidità, impotenza, sterilità.

  1. 1.    Vuoto di Qi§
  • Fitoterapia: Solidago virga aurea, Achillea millefolium, Geranium odorantissimum. Utili le tisane con Finocchio ed Aneto che rinforzano il Qi e scaldano i Reni.
  • Dietetica: anguilla, carpa, gamberetti, carne di pecora e di montone, sedano, porro, carota, finocchio, aneto, soia, ciliegia, litchi.
  1. Vuoto di Yang§§.

Si parla anche di Vuoto del Fuoco del Ming Men.

  • Fitoterapia: Teucryum camaedrys, Erytraea centaurum, Solidago virga auea.
  • Dietetica: pecora, gamberetti, carpa, sedano, finocchio, uova, pistacchio.

Milza-Pancreas (Pi)

E’ coinvolta nelle frigidità, eiaculazioni precoci, sterilità.

  1. Vuoto di Qi e/o di Yang¨
  • Fitoterapia: Crysanthellum americanum, Agrimonia eupatoria, Gentiana lutea.
  • Dietetica:  riso, patata, piselli, carne di manzo, miele, carrube.
  1. Vuoto di Yang ed accumulo di Flegma¨¨
  • Fitoterapia: Crysanthellum americanum, Fumaria off., Parietaria off.
  • Dietetica: Si evitano latte e latticini, cotture in umido o a vapore, eccesso di dolci ed alimenti di natura tiepida. Utile la carne d’anitra e le carpe (che fanno circolare i Liquidi), gli asparagi ed il tè (che combatte i Tan Calore), le arance ed i mandarini (che attivano il TR-Medio), le alghe (rinfrescanti e che dissipano l’Umidità).

Cuore (Xin)

Coinvolto in forme di anafrodisia-frigidità femminile e paura per l’altro sesso nei maschi.

Possiamo distinguere una sindrome “semplice” e due “complesse” (con coinvolgimento di Milza e Rene).

  1. Shock emotivo©
  • Fitoterapia: Passiflora, Valeriana off., Betula, Salice.
  • Dietetica: grano, mais, carne di maiale, ostriche, tuorlo d’uovo, latte vaccino, miele.
  1. Vuoto di Qi di Milza e Sangue di Cuore©©
  • Fitoterapia: Agrimonia eupatoria , Mentha piperita, Passiflora incarnata.
  • Dietetica: carne di bue e di pecora, grano, mais, uova, carote, castagne, ciliege, miele, giuggiole, formaggio di soia.
  • Vuoto di Yin di Rene e Cuore (Disarmonia fra Rene e Cuore)
  • Fitoterapia : Betula alba, Salix alba, Melilotus off., Urtica urens.
  • Dietetica: carne di maiale e di pecora, tuorlo d’uovo, grano, mais, soia, giuggiola, latte vaccino, yogurt, pesce.

Situazioni particolari

Vi sono due forme particolari, legate al Blocco del Sangue (yu xue), che, soprattutto, si riscontrano in corso di priapismo.

  1. Blocco dello sperma

Si deve ad eccesso di pratiche anaiaculatorie e si manifesta con dolore piccottante, rigidità e contrattura del basso ventre, disuria. Lingua scura e con “taches” violacee, polso teso e rugoso. Si deve ad Umidità e Blocco del Sangue. I medici cinesi affermano che il seme ristagna nelle vie urinarie.

Fitoterapia: Berberis, Urtica, Fumaria off.

Dietetica: evitare alimenti acidi, latte e latticini. Dare orzo, sesamo, bietola, melanzane, spinaci, formaggio di soia, menta e origano.

  1. Traumatismo

Blocco del Sangue con dolore lancinante, ematomi o pene gonfio e violaceo. Lingua violacea e con spruzzi pupurici. Polso teso e rugoso.

Fitoterapia: Berberis, Urtica, Fumaria off.

Dietetica: evitare alimenti acidi, latte e latticini. Dare orzo, sesamo, bietola, melanzane, spinaci, formaggio di soia, menta e origano.

Alcuni AA[22] [23] preferiscono ricorrere a classificazioni cliniche basate sulle “Cinque Sostanze” (wubao).

Per quanto attiene alla fitoterapia con principi occidentali, possiamo differenziare:

  • Vuoto di Energia (Qi): Eleutheroccus globosus, Glycyrrhiza glabra.
  • Vuoto di Sangue (Xue): Salvia off., Angelica Archangelica
  • Vuoto di Jing: Equisetum hiemalis.
  • Turba dello Shen: Passiflora incarnata, Valeriana Off., Satureia montana.

In campo dietologico:

  • Vuoto di Energia (Qi): Cereali, carne bovina, carne di pollo, carota, miele.
  • Vuoti di Sangue (Xue): Carni rosse, pesce, ostriche, granchio, ruta, spinaci, pesca.
  • Vuoto di Jing: Frutta, verdura, germe di grano, bambù, pesce fresco.
  • Turba dello Shen: Giuggiole, grano, datteri, latte di pecora, tuorlo.

Brevi note di Farmacologia Cinese (zhong yao) [24] [25] [26] [27] [28].

Come in tutte le tradizione molte piante e formule sono reputare attive per la cura delle disfunzioni sessuali«.  Oltre al pene di tigre ed al corno di rinoceronte, si usa il rimedio lurong (corna di di cervo) che è salato e tiepido, rinforza lo Yin, lo Yang ed il Jing dei Reni ed è dato a dosi di 600 mg/die. Per il sesso femminile ritenute “afrodisiache”, sia l’Epimedium (yin yang huo), che l’Eucommia cortex (dazhong). Nelle impotenze  maschili più refrattarie (dette wuliao qishang) si usa una formula tradizionale (citata nel Dong Xuan Zi, IV capitolo dello Su Nu Jing)  e chiamata Ti Ji San (Polvere della Gallina Calva). Essa è composta da: herba Cistanches (congrong), fructus Schizandrae (wuweizi), semen Cuscutae (tusizi), radix Poligalae (yuanzi) e fructus Cnidii (shechuanzi).  Gli studi attuali rubricano almeno 45 rimedi attivi sulla sfera sessuale.

  • 14 appartengono alla categoria dei farmaci che vivificano la circolazione dello Xue, classe che presenta in genere anche la capacità di far circolare il Qi. In molte di queste sostanze è presente anche la capacità di tonificare lo Xue
  • 9 appartengono ai tonici dello Yang
  • 5 ai tonici dello Xue.
  • 5 ai rimedi Riscaldanti, che spesso presentano la capacità di sostenere lo Yang
  • 4 ai tonici del Qi
  • Le altre classi sono rappresentate solo sporadicamente.

Vediamo ora le formule più impiegate nelle varie condizioni sindromiche.

Vuoto di Yang di Rene

YÒU GUÏ WÁN

Pillole per il ritorno a destra

 

SHÚ DÌ HUÁNG      Rehmannia glutinosa, radix praeparata        15 g

RÒU GUÌ      Cinnamomum cassia, cortex             5 g

SHÄN ZHÜ YÚ         Cornus officinalis, fructus            10 g

GÔU QÎ ZΠ   Lycium chinense, fructus 10 g

SHÄN YÀO    Dioscorea opposita, rhizoma     10 g

DÙ ZHÒNG  Eucommia ulmoides, cortex       10 g

DÄNG GÜI   Angelica sinensis, radix    10 g

TÙ SÏ ZΠ        Cuscuta chinensis, semen           10 g

LÙ JIÂO JIÄO           Colla cornus cervi   6 g

FÙ ZΠ Aconitum carmichaeli, radix praeparata       5 g

YÍN YÁNG HUÒ      Epimedium sagittatum, herba  10 g

BÄ JÎ TIÄN    Morinda officinalis, radix 10 g

 

Poiché l’Aconito è pericoloso si utilizza la seguente ricetta···

SHÚ DÌ HUÁNG      Rehmannia glutinosa, radix praeparata        15 g

SHÄN YÀO    Dioscorea opposita, rhizoma     10 g

BÄ JÎ TIÄN    Morinda officinalis, radix 10 g

DÙ ZHÒNG  Eucommia ulmoides, cortex       10 g

RÒU GUÌ      Cinnamomum cassia, cortex             5 g

YÍN YÁNG HUÒ      Epimedium sagittatum, herba  10 g

BU GU ZHI   Psoralea corylifolia, fructus        5 g

TÙ SÏ ZΠ        Cuscuta chinensis, semen           5 g

GÔU QÎ ZΠ   Lycium barbarum, fructus          5 g

HE SHOU WU          Polygonum multiflorum, radix praeparata    5 g

 

 

Deficit di Yin e Fuoco Interno

ZHÏ BÁI DÌ HUÁNG WÁN

pillole di Anemarrhena, Phellodendron e Rehmannia

 

ZHÏ MÛ         Anemarrhena asphodeloides, rhizoma           10 g

HUÁNG BÂI Phellodendron amurense, cortex         6 g

SHÚ DÌ HUÁNG      Rehmannia glutinosa, radix praeparata        20 g

SHÄN ZHÜ YÚ         Cornus officinalis, fructus            15 g

SHÄN YÀO    Dioscorea opposita, rhizoma     15 g

FÚ LÍNG        Poria cocos, sclerotium    12 g

ZÉ XIÈ            Alisma plantago aquatica, rhizoma     12 g

MÛ DÄN PÍ  Paeonia suffruticosa, cortex radicis                     10 g

 

 

Deficit di Qi di Rene

BÀ WÈI DÌ HUÁNG WÁN (modificata)

Pillole delle Otto Sostanze con Rehmannia

 

YÍN YÁNG HUÒ      Epimedium sagittatum, herba  10 g

BÄ JÎ TIÄN    Morinda officinalis, radix 10 g

RÒU GUÌ      Cinnamomum cassia, cortex      6 g

SHÚ DÌ HUÁNG      Rehmannia glutinosa, radix praeparata        20 g

SHÄN ZHÜ YÚ         Cornus officinalis, fructus            15 g

SHÄN YÀO    Dioscorea opposita, rhizoma     15 g

FÚ LÍNG        Poria cocos, sclerotium    12 g

ZÉ XIÈ            Alisma plantago aquatica, rhizoma     12 g

MÛ DÄN PÍ  Paeonia suffruticosa, cortex radicis          10 g

Deficit di Milza e Cuore

GUÏ PÍ TÄNG

Decotto per il ritorno alla Milza

 

RÉN SHËN    Panax ginseng, radix        6 g

HUÁNG QÍ   Astragalus membranaceus, radix         10 g

DÄNG GÜI   Angelica sinensis, radix    10 g

LÓNG YÂN RÒU     Euphoria longan, arillus   10 g

BÁI ZHÚ       Atractylodes macrocephala, rhizoma 10 g

MÙ XIÄNG   Saussurea lappa, radix     6 g

FÚ LÍNG        Poria cocos, sclerotium    10 g

YUÂN ZHÌ     Polygala tenuifolia, radix 10 g

SUÄN ZÂO RÉN      Zizyphus jujuba var. spinosa, semen    10 g

GÄN CÂO      Glycyrrhiza uralensis, radix                        6 g

SHËNG JIÄNG         Zingiber officinale, rhizoma recens      3 g

DÀ ZÂO         Zizyphus jujuba var.inermis, fructus    5 p

 

Ristano di Qi del Fegato
CHÁI HÚ SHÜ GÄN SÂN (modificato)

Polvere di Bupleurum per ammorbidire il Fegato

           

CHÁI HÚ       Bupleurum chinense, radix         10 g

BÁI SHÀO YÀO        Paeonia alba, radix           10 g

CHUÄN XIÖNG       Ligusticum chuanxiong, radix    6 g

ZHÎ KÈ           Citrus aurantium, fructus                          10 g

XIÄNG FÙ     Cyperus rotundus, rhizoma        10 g

CHÉN PÍ        Citrus reticulata, pericarpium   6 g

DÄN SHEN   Salvia miltiorrhiza, radix  10 g

DÄNG GÜI   Angelica sinensis, radix    10 g

GÄN CÂO      Glycyrrhiza uralensis, radix        3 g

 

Umidità-Calore al Fegato ed alla Vescica Biliare

LÓNG DÂN XIÈ GÄN TÄNG

Decotto di Gentiana scabra per ammorbidire il Fegato

 

LÓNG DÂN CÂO     Gentiana scabra, radix    6 g

HUÁNG QÍN            Scutellaria baicalensis, radix                    10 g

ZHÏ ZΠ           Gardenia jasminoides, fructus   10 g

ZÉ XIÈ            Alisma plantago aquatica, rhizoma     10 g

CHË QIÁN ZΠ           Plantago asiatica, semen            10 g

MÙ TÖNG    Aristolochia manshurensis, caulis         10 g

SHËNG DÌ HUÁNG Rehmannia glutinosa, radix       10 g

DÄNG GÜI   Angelica sinensis, radix    10 g

CHÁI HÚ       Bupleurum chinense, radix                        10 g

GÄN CÂO      Glycyrrhiza uralensis, radix        6 g

 

Ristagno di Sangue

 

TÁO  HÓNG SÍ  WÙ TÄNG (modificato)

Decotto delle Quattro Sostanze con Prunus e Carthamus

 

SHÚ DÌ HUÁNG      Rehmannia glutinosa, radix praeparata        15 g

DÄNG GÜI   Angelica sinensis, radix    10 g

BÁI SHÀO YÀO        Paeonia alba, radix           10 g

CHUÄN XIÖNG       Ligusticum chuanxiong, radix    6 g

HONG HUA  Carthamus tinctorius, flos           6 g

TAO REN      Prunus persica, semen     6 g

MÛ DÄN PÍ  Paeonia suffruticosa, cortex radicis 10 g

DÄN SHEN   Salvia miltiorrhiza, radix  10 g

 

Molto utile nelle anafrodisie e turbe della potenza sessuale degli anziani la formula pronta Zhuang Yang Chun Wan che si compone di: Cistanche salsa, Cynnamorium samgarium, Cuscuta chinesis che nutrono il Rene, Lycium barbaricum e Polygonum multiflorum che sostengono lo Yin di Fegato e Rene e, infine, Plantago asiatica semen per ridurre il Calore Interno[29].

 

Esperienza clinica

Dal gennaio al maggio 2.000 abbiamo trattato sei donne in climaterio, con disturbi della sfera sessuale (anafrodisia, dispareunia, anorgasmia), con 2 cp. die (una dopo pranzo ed una dopo cena) di Zhuang Yang Chun Wan. Lo studio aperto e sequenziale ha previsto un periodo attivo di tre mesi ed un follow-up di due. I controlli sono stati mensili. Tutte le donne erano in trattamento con etinilestradiolo transdermico[30] e non presentavano né turbe neurovegetative, né secchezza mucosale, né incremento di peso o turbe dell’assetto lipidico. Il campione, arruolato in modo consecutivo, aveva un’età compresa fra i 49 ed i 53 anni (mediana di 51 ± 0,5). Nel grafico sottostante i tempi attivi sono siglati T ed il follow F1 e F2  (controllo dopo uno e due mesi). Soprattutto ridotte l’anafrodisia e la dispaurenia ed in maniera progressiva, tale da far escludere un possibile effetto placebo.

 

 

 

Indirizzo per estratti e chiarimenti

Carlo Di Stanislao

Via Comunità Europea, 12

67100 L’Aquila

Tel. 0862368390

Fax. 0862368201

E-mail: amsaaq@tin.it


  • · Questa frequente condizione si lega a collera repressa o frustrazioni. Esordisce bruscamente, dopo un accesso d’ira o una violenta emozione. Vi saranno ciclotimia, irritabilità, litigiosità, oppressione toracica, irregolarità mestruali, difficoltà digestiva, inappetenza. La lingua si presenta con bordi arrossati, il polso sarà teso e a fil di ferro.
  • ·· Si avranno accessi di collera, cefalea intensa, acufeni, vertigini, iperemia congiuntivale, oliguria, stipsi, pirosi, bocca asciutta, desiderio di bere, urine scarse a cariche, epistassi frequenti. La lingua presenta punteggiatura rossa sui lati. Il polso è teso, a fil di ferro e rapido.
  • ··· L’alimentazione troppo ricca di sostanze grasse o zuccheri semplici e l’eccessivo consumo d’alcolici ne sono alla base. E’ sempre alterata la funzione di “trasporto-trasformazione” della Milza. Si avranno dolori ai fianchi e ai lati del torace, anoressia, nausea, vomito, astenia, leucorrea gialla e fetida, prurito ed eczemi ai genitali, erpete labialis e/o genitalis recidivante. La lingua presenta, soprattutto al centro, induito giallo e grasso. Il polso sarà a fil di ferro e rapido.
  • § Forma meno grave del Vuoto di Yang. Vi saranno astenia psicofisica, dolore ai lombi, debolezza delle ginocchia, poliuria con urine chiare, leucorrea sierosa. La lingua sarà pallida d il polso profondo e molle.
  • §§ Forma più grave della precedente. Vi saranno pallore, sensazione di freddo, astenia fisica, inappetenza. La lingua è pallida, umida e slargata. Il polso sarà profondo e lento.

¨ Un alimentazione troppo fredda o irregolare (per ritmo e quantità) è alla base di questa condizione. Anche la preoccupazione ne può essere motivo di sviluppo. Avremo astenia generale, inappetenza, diarrea, malassorbimento, perdita di peso, dolori fissi periombeicali ed al mesogastrio. La lingua sarà pallida, con induito bianco ed improntata, il polso lento, debole e senza forza.

¨¨ Si accentuano l’anoressia, il gonfiore addominale, la sensazione generalizzata d’edema o d’oppressione. La lingua mostra un aspetto umido, il polso sarà molle e ritardato.

© Il Cuore è la sede dello Shen e questo principio si riconduce al Fuoco del Cuore (o Fuoco Imperiale).I sintomi sono contrassegnati da una perdita generale di controllo sulle proprie emozioni con esaltazioni del Fuoco (incubi, insonnia, eritrosi acuta, episodica e diffusa del viso, polso rapido, lingua arrossata in punta).

©© E’ una condizione contrassegnata da profonda depressine, astenia psicofisica, anoressia, dispepsie, con lingua pallida e sottile, polso debole, piccolo, senza forza.

« Una recente ricerca su 200 rimedi popolari condotta presso l’Istituto per le terapie sessuali dell’Università di Amsterdam, ha dimostrato reale efficacia sulla libido e la potenza erettiva per la yombhina (estratta dall’albero centroafricano Corynanthes yombhe) e la cantaridina (che si estrae dall’insetto Lytta vescicatoria). Si veda: AAVV: Terapie sessuali: mito o realtà ?, Focus, 2.000, aprile: 56)

 

  • ··· Vedi: Gatto R.: Formule, policopie, Ed. AFAC, Milano, 1993


Bibliografia

[1] Edde G.: Terapie Sessuali Cinesi, Ed. Red, Como, 1987.

[2] Mussat M. & Kwok-po L.: Su Nu King. La via della felicità sessuale, Ed. Ipsa, Palermo, 1991.

[3] Zhang Y.H., Rose K.: Who Can Ride Dragon’s ?, Ed. Paradigm Publications, Brookline, 1999, 3th Ed.

[4] Tagliaferri A.: Il Taoismo, Ed. Newton, Milano, 1995.

[5] Maoshin N.I.: The Yellow Empeor’s Classic of Medicine, Ed. Shamballa, London-New York, 1995.

[6] Cle P.: la vie des Divins Immorteles, Ed. Gallimard, Paris, 1999.

[7] Kwok-po L.: Le plesir, Seminario sulla sessualità in MTC, A.M.A.B., Anno Accademico 1993-1994, Bologna.

[8] Corradin M., Di Stanislao C., Parini G. et al.: Medicina Cinese applicata al massaggio shiatsu e tuina, Ed. CEA, Milano, in press.

[9] Di Stanislao C., Brotzu R., Franceschini G. et al.: Note in tema di sessualità psicosomatica e taoista, La Mandorla (http:\\www.agopuntura.org), 1998, 8.

[10] Di Stanislao C. & Gatto R.: Considerazioni sui disturbi della sfera sessuale in MTC, Riv. It. D’Agopunt., Parte I-III, 1999, nn 94-96.

[11] AAVV: Libro Bianco sull’agopuntura e le altre metodiche terapeutiche estremo-orientali, ed. SIA/CEA, Milano, 2.000.

[12] Corradin M., Di Stanislao C. (a cura di): lo Psichismo in Medicina Energetica, Ed. AMSA, L’Aquila,  1995.

[13] Mussat M.: Sessualità ed Agopuntura, Traduzione e Commento a cura di C. Sciarretta, Ed. AMA, Ancona, 1983.

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[15] De Berardinis D., Di Stanislao C., Corradin M., Brotzu R.: Organi e Visceri in Medicina Cinese, Ed. Sanli/Bimar, Roma, 1992.

 

[16] Requena Y.: Acupuncture et Phytotherapie, Voll I-III, Ed. Maloine, Paris, 1987.

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[18] Di Stanislao C., Paoluzzi L.: Phytos, Ed. MeNaBi, Terni, 1990.

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[20]  Iommelli O.: Dispense di Fitoterapia Energetico-Costituzionale, Voll I-III, policopie, Ed. APSEA, Napoli, 1993.

[21] Bologna M., Di Stanislao C., Corradin M.: Dietetica Medica Scientifica e Tradizionale, Ed. CEA, Milano, 1999.

[22] Eyssalet J.M., Giullaume G., Chieu M.: Dététique énergétique et médicine chinise, Ed. Presence, Sisteron, 1984.

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[26] You-wa C.: Manuale di fitoterapia, Ed. Tecniche Nuove, Milano, 1994.

[27] Bensky D., Barolet R.: Farmacologia Cinese. Formule e Strategie, Ed. It. A cura di R. Gatto, Ed. CEA, Milano, 2.000.

[28] Vandermeersch L.: Phytotherapie Traditionnelle Chinoise selon Chen Kaiyan, Ed. SATAS, Bruxelles, 1986.

[29] Ming O. (chef ed.): Higly Efficacious Patent Medicine, Ed. Shanghai College of TCM, Shanghai, 1990.

[30] Bartoccioni S.. Terapia 98, Software, Ed. Personale, Città di Castello (PG), 1998.




Fitoterapia e Dietetica Stagionali

Associazione Medica per lo Studio dell’Agopuntura

Autori: Carlo Di Stanislao, Rosa Brotzu.

“Se ti mancano medici, valgono come medici queste tre cose: la mente lieta, la dieta sobria ed il riposo”

Scuola Salernitana

 I testi cinesi filosofico-cosmogonici (Yi Jing, Dao de Jing, Hong Fan) e quelli medici (Zhen Jiu Jia Yi Jing di Huang Fu-mi e Qanjin Yaofanng di Sun Simiao) (1-3) ci consentono di porre in relazione le quattro stagioni con i 5 Movimenti (5), affermando che, in questo modo, il macrocosmo ritma in modo variabile il microcosmo (6).Possiamo affermare con Graham che l’insieme delle interconnessioni fra Tronchi Celesti (tian gan) Rami Terrestri (di zhi) e 5 Generazioni (wu yu) (ovvero i 5 Movimenti nella loro successione) servono allo scopo di stabilire il giorno esatto per ingerire ricette mediche o definire quando e dove raccogliere prodotti della terra da utilizzare i campi medici (come alimenti o farmaci) (6-9).

Il macrocosmo ritma il microcosmo attraverso i 5 Movimenti e le 6 Energie. Ogni movimento corrisponde a due Tronchi e ogni Energia corrisponde a due Rami. I Tronchi ed i Rami sono il sistema ideato dalla tradizione cinese per immaginare l’interconnessione ritmica fra uomo ed universo.

L’anno solare, a partire dal 21 gennaio, è diviso in 5 periodi (per i Movimenti) e in 6 Passi (per le Energie). Nella divisione in 5 periodi (che sono quelli di cui c’interesseremo) ogni periodo è dominato dall’influenza di un Movimento mentre nella divisione dell’anno in 6 passi ogni passo viene dominato da un’Energia (5).

In maniera invariabile l’anno viene diviso per 5 con il succedersi dei 5 Movimenti: Legno, Fuoco, Terra, Metallo, Acqua.

Il punto di partenza è il giorno del grande Freddo (da han) il 21 gennaio.

Ogni movimento domina invariabilmente un periodo di 72 giorni:

 

-Legno           dal  21 gennaio     al   2 aprile
-Fuoco           dal  3 aprile           al   14 giugno
-Terra            dal  15 giugno       al   26 agosto
-Metallo       dal  27 agosto       al   7 novembre
-Acqua          dal  08 novembre  al   20 gennaio

 

Va poi detto che esistono le seguenti corrispondenze generali (10-11):

Elemento Stagione
Legno Primavera
Fuoco Estate
Terra Fase intermedia da una stagione all’altra
Metallo Autunno
Acqua Inverno

L’aggiunta della “fase intermedia” di passaggio da una Stagione ad un’atra (che fa capo alla Terra) consente la relazione fra 4 Stagioni e 5 Movimenti.

Vediamo ora, stagione per stagione, le caratteristiche generali dell’Energia e come instaurare adeguate terapie preventive (12-15).

Poniamo l’accento sul fatto che questo paragrafo non riguarda solo le situazioni croniche e ripetitive legate ad individui che si ammalano o presentano un aggravamento stagionale dei loro disturbi., ma ha soprattutto un carattere preventivo. Seguire le regole soprattutto alimentari sottoesposte, preserva la salute e ci difende dalle differenti malattie. Le strategie fitoterapiche indicate, pertanto, possono assumere un rilevante valore profilattico.

Inverno (Dong):

L’acqua ghiaccia, tutto si ferma (bi) e s’interiorizza (cang), la terra gelata si fende ed il Rene possiede poco Yang. L’ideogramma dell’inverno (dong) è dominato dal Freddo (han) e dal ghiaccio (bing). Più ci si concentra e nasconde in inverno più si può rinascere (fa) in primavera (1). Le Energie sono come ibernate, concentrate in profondità, perciò bisogna evitare le nature fredde e ricercare il sapore dolce ed il caldo.

Lo scopo della dietetica e della fitoterapia è duplice: nutrire le riserve ed esercitare il “voler vivere”.

L’igiene di vita deve essere rigorosa e bisogna sforzarsi di lottare contro l’abbassamento della temperatura e la riduzione della luminosità. Bisogna evitare la fatica fisica e nervosa e dormire molto, in armonia con l’allungamento delle ore notturne. Bisogna alzarsi tardi di mattino, evitando il Freddo-Umido ed il cielo grigio. Occorre evitare di uscire di notte e non mangiare alimenti freddi e crudi (verdure non cotte).

Bisogna ingerire grandi quantità di cereali dolci e tiepidi: riso, grano, segale, grano saraceno e mais. Il cioccolato amaro caldo con aggiunta d’alcool sarà da consigliare. Ingerire leguminose (fagioli e lenticchie) e radici di legumi Yang (asparagi, carote, funghi, patate). Fra i frutti saranno da preferire castagne, noci ed agrumi (arance, clementine, mandarini). Si daranno poi carni rosse e forti (bue, montone, cavallo), inoltre cervello, rognone, trippa, fegato, uova, formaggi fermentati e pesci grassi (salmone, tonno, anguilla, sardine). Sono da sconsigliare invece i frutti di mareed i crostacei per l’eccessivo sapore salato.

In effetti, il sale va evitato o ridotto.

Per preservare lo Yang occorre ingerire cibi e bevande calde o tiepide, mai fredde o ghiacciate. Le minestre calde con legumi (piselli con riso, ad esempio) sono il piatto da preferire. Le cotture debbono essere riscaldanti: arrosti, vapore, frittura sono da consigliare. Poiché’ occorre stimolare l’appetito e risulta utile dare del sapore amaro: cioccolato, asparagi, indivia, scarola, fegato d’uccelli, caffè’, the, birra, tisane a base di camomilla, verbena, valeriana, bucce di mandarino o d’arancio.

Si aumenterà un poco il sapore acido che è retraente (pompelmi, yogurt e formaggi) e si userà il piccante per condire al posto del salato.

Una buona formula fitoterapica per la stagione invernale sarà:

  • Agrimonia eupatoria (Dolce e Yang)
  • Sylibum marianum (Acido e riscaldante)
  • Borrago off. (Piccante e riscaldante)

Autunno (Qiu)

E’ il periodo della sovrabbondanza (rong) e dell’equilibrio (ping). Il “soffio” del Cielo comincia a retrarsi ed interiorizzarsi ed è l’epoca della raccolta (shu). Il Cielo retrae il suo soffio dopo il massimo dell’estate e la Terra gode pienamente dell’ampiamente dello Yang estivo. I principi generali prevedono: favorire la raccolta (yang shu) ed esercitare una vita serena e tranquilla. La dieta sarà purificante e chiarificante per favorite lo stoccaggio invernale.

Occorre ridurre il consumo di frutta fredda e cruda e soprattutto mai consumarla di sera (mai ingerire pesche ed albicocche). Mangiare invece fichi freschi che purificano gli intestini, mandorle, noci e pistacchi, banane, datteri e prugne. Da dare inoltre cereali, patate e leguminose (fagioli rossi e bianchi, lenticchie). Non bere bevande fredde. Ridurre il sapore piccante (eliminare pepe e peperoncino) ed aumentare l’acido che è retraente (olive verdi, pomodori, carne di cavallo, coniglio e lepre e latte di mucca). Come fitoterapici saranno utili Cynara scolimus e Taraxacum dens leonis. Nel caso di un autunno secco impiegare sostante umidificanti come miele, sesamo e latticini e, in fitoterapia, Equisetum hiemails. In caso di caldo persistente dare alimenti Freschi ed Umidi e come piante Eucaliptus globosus, e Pulmonaria officinalis. Se invece domina il Freddo dare alimenti riscaldanti e molte bevande calde. In questo caso utile la Satureia montana ed il Fraxinus excelsior.. Se l’autunno consegue ad un estate molto umida dare piante o cibi aromatici (zenzero)¥ per lottare contro i catarri e le possibili intossicazioni alimentari. Tonificare inoltre l’Energia Difensiva (weiqi) con Timus vulgaris, Rosmarinus officinalis, Cynnamomun zeilanicum, Geranium robertianum o adorantissimum, Uncaria tomentosa, ecc.

Estate (Xia)

E’ la stagione della prosperità (fan) e della vegetazione (xiu). Ciò che il Cielo ha messo in movimento in Primavera (fa) si rende visibile in Estate. La notte di S. Giovanni il Sole raggiunge lo zenit, lo Yang raggiunge il suo massimo. Bisogna rammentare di non bloccare il movimento d’esteriorizzazione che rende il “soffio” fiorente e prospero, ma anche di non esasperare tale movimento che altrimenti rischierebbe di creare gravi Vuoti i quali determinerebbero un non recupero in Autunno. Bisogna soprattutto ricordarsi che in Estate il Qi è più esteriore che interiore. Bisogna ridurre globalmente la quantità di cibo, ingerire alimenti leggeri e facili da digerire, evitare i grassi, le fritture ed i dolci, mangiare frutta e verdura molto idrata per incrementare i Liquidi (jin/ye) e compensare la loro perdita a causa del Calore. Si daranno cereali rinfrescanti come il mais, il pesce sarà da preferirsi alle carni ed ai volatili, si potranno consumare sorbetti e gelati, ma mai a fine pasto. Usare il sapore dolce che è armonizzante (huan) e dissipante (san) e ridurre l’amaro che dissecca. Eliminare asparagi, bardana, birra, camomilla, the e caffè forte, cioccolato, carni rosse e preferire spinaci, porri, cocomero, melone. Come spezie usare cumino, basilico, coriandolo, maggiorana, basilico, aglio e timo. Naturalmente l’Ocinum basilicum e la Leonorus cardiaca, unitamente alla Passiflora ed al Cratageus oxyacantha, saranno i fitoprincipi da impiegare. Utile anche il salato che è rinfrescante e quindi dare frutti di mare, mitili, ostriche, ecc ed in campo fitoterapico Ononys spinosa, ma per brevi periodi per non disseccare l’organismo attraverso effetti diuretici. Utile, in questa stagione, il tè verde.

Primavera (Chuan)

Rappresenta la rinascita, il risveglio, la messa in movimento. Eliminare l’acido che astringe, il Freddo che blocca, dare invece il piccante che superficializza. Secondo la medicina totemica degli indiani d’Americag in primavera soffia lo spirito della rinascita (woniya wakan) ed occorre depurare l’organismo (consolidare il Qi nei solstizi e depurare negli equinozi agendo in sede epatobiliare in primavera ed intestinale in autunno).Partendo dal commento di C. Larre al Sowen 2 N. Millon scrive (13): “Occorre depurare il Fegato affinché sia depurato il Sangue e quindi consumare verdure depuranti come cicoria, scarola ed indivia, spinaci, tarassaco ed asparagi, oltre a grandi quantità’ di ravanelli. In fitoterapia è il periodo migliore per Chelidonium e Raphanus sativus niger Bisogna mangiare più leggero che in inverno e diminuire la quantità di legumi, cereali e grassi. Occorre poi aumentare gradatamente il salato e preferire carote, bietola, asparagi, carciofi, spinaci, piselli verdi, fave fresche, porri.  L’olio d’oliva ed il sale da cucina saranno dati in quantità medie. In questo periodo dare piante ricche in ecasinoidi (acidi grassi di tipo omega-3): Borragine, Aenothera biennis, Consolida maggiore.

Diverse sono le prescrizioni (previste nel Sowen cap. 22 e nello Zheng Jiu Jia Yi Jing (13):

In primavera il Fegato soffre di tensioni e bisogna assumere alimenti e piante dolci per distenderlo e disperderlo (Tilia, Passiflora, Biancospino).

In estate il Cuore soffre la mollezza (fiacchezza) e bisogna assumere sapori acidi per restituire il tono (in fitoterapia Hamamelis virginiana ed Aesculus hyppocastanum).

Nei periodi di passaggio la Milza soffre l’Umidità e bisogna assumere sapori salati per drenarla (utile l’Equiseto).

In autunno i polmoni soffrono di un’ascesa patogena e bisogna usare l’amaro per calmarli e disperderli (Arctium lappa).

In inverno i Reni soffrono la secchezza e bisogna usare il piccante per ridare loro vigore (Borrago, Zenzero, Cannella).

Noi siamo soliti applicare il primo schema nella prevenzione e riservare il secondo alle patologie stagionali gravi secondo  i principi clinici del Tu Shu Jicheng Yibu Quanlu (13-15):

In Inverno e per dolori ossei, voce lamentosa, edemi e gonfiori (shui, zhong), membra fredde (jueni), perdita di lucidità e d’intelligenza: sapore piccante per dare tono ai Reni (ad esempio Borragine e Solidago virga aurea).

In Estate e per turbe del Sangue (xue), contrassegnate da soggetto logorroico, ipereccitato, ovvero colto da melanconia e tristezza, confuso (non vede con chiarezza), con manifestazioni di Calore: acido che sostiene il Cuore (Citrus arantium, Hamamelis virginiana)

In Primavera, con dolori tendinei e fibromialgici, collerosità, irascibilità: dolce che dissipa il Fegato (Melilotus officinialis).

In Autunno con frequenti problemi cutanei, voce piangente e flebile, dispnea e difficoltà respiratorie, freddolosità, paura del futuro: amaro che rinforza il Polmone (Polmonaria officinalis).

Ai cambi di stagione (Terra), con turbe dei peli, voce cantilenante, difficoltà circolatorie, impedimenti funzionali ai quattro arti, perdita della concentrazione e della capacità di riflessione, segni d’Umidità sapore salato che drena l’interno (Erygeron campestre e Parietaria officinalis, Hyssopus officinalis).

 

Bibliografia

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2.  Lao Tseu: Tao Te King. Il libro della via e della virtù. Commentato da Claude Larre,  Ed. Jaca-Book, Milano, 1993.

3.  Husson A.: Huang di Nei Jing Suwen, Ed. ASMAF, Paris, 1973.

4. Andrès G.: Le Médicin  selon les traditions, Ed. Dervy Livres, Paris, 1981.

5. AAVV: Lezioni di Agopuntura e MTC, Ed. Scuola Italo- Cinese di Agopuntura, Roma, 1997.

6. Tagliaferri A.: Il taoismo, Ed. Economiche Newton, Milano, 1997.

7. Santangelo P.: Storia del pensiero cinese, Ed. Economiche Newton, 1995.

8. Graham A.: Yin Yang and the Nature of Correlative Thinking,  Occasional papers and monographi series, n. 6, Institute of East-Asian Philosophies, Singapore, 1986.

9. AFA: Diététique saissonnaire, Baihui, nn6-9, 1995-1997.

10. Gou Xiang D.: Guide to Food Therapy (Yin Shi Zhi Liao Zhi Nan), Jiangsu Science and Thecnology Press, Jiangsu, 1981.

11. Ju Quan Y.: Traditional Chinese Food Medicine and Folk Prescription (Shi Wu Zhong Yao Yu Pian Fang), Jiangsu Science and Thecnology  Press, Jiangsu, 1980.

12.Fu Mi H.: Zhen Jiu Jia Yi Jing, vol 6, cap. 1 (trad. Milsky C. et Andrès G:, Rev. Fr. D’Acupunct., 1992, 70:44-56.

13.Bologna M., Di Stanislao C., Corradin M., et al.: Dietetica Medica Scientifica e Tradizionale. Curarsi e Prevenire con il Cibo, Ed. Casa Editrice Ambrosiana, Milano, 1999.

14.Di Stanislao C., Paoluzzi L..: Phytos, Ed. MeNaBi, Terni, 1990.

15.Di Stanislao C., Paoluzzi L.: Vademecum ragionato di Fitoterapia, ed. MeNaBi, Terni, 1991.

 



f  In collaborazione con i dott. Rosa Brotzu e Dante de Berardinis, membri della Società Italiana di Agopuntura, docenti presso l’AMSA e la Scuola Italo-Cinese di Agopuntura di Roma.

 

¥ Si Veda: Di Stanislao C. & Corradin M.: Note sullo Zenzero fra Scienza e Tradizione, Riv. It. D’Agopunt., 2.000, 97: 49-56.

g John Lame Deer, Miniconjou Sioux, Ed. Le Table Ronde, Paris, 1972)




Riflessioni sulla fitoterapia topica in corso di dermopatie infiammatorie: note sui principali rimedi ed implicazioni energetiche

Autori: Carlo Di Stanislao, Rosa Brotzu.

“Uno specialista è uno che sa sempre di più di sempre meno”

N.M. Butler

Essendo un impiegato è naturale che divenissi un poeta

N. Mahfuz, 1988.

“Ma il cuore di certa gente non si domanda mai se valga la pena di fare tanta fatica per pompare sangue fino al cervello?”
Paolo Cananzi,2001

Riassunto: Si analizzano le formulazioni galeniche, i principi attivi e le caratteristiche energetiche di alcune piante medicinali (amamelide, camomilla, malva e calendula) efficaci in corso di flogosi cutanea.

Parole chiave: dermopatie infiammatorie, topici, fitoterapia

Summary: In this article are analysed the galenic formulation and active principle and energetic factors of herbal drug active in dermatitis.

Key words: flogistic dermopathies, topics, and phytoherapy

Esistono in terapia vari topici steroidei che, in opportuno veicolo e a concentrazioni prossime allo 0,1%, sono in grado di lenire e risolvere le dermopatie a carattere infiammatorio (eczema, lichen, psoriasi, ecc.)[1] [2]. Attualmente sono impiegati anche topici a base di FANS (ibuprofene gel al 5%, ad esempio[3]) e sono allo studio nuove formulazioni contenenti principi neuropeptidici (ad esempio a-MSH) dotati di notevole e protratta efficacia antiflogistica[4].

Una reazione infiammatoria può essere letta come un complesso di eventi che coinvolge principalmente i vasi sanguigni, i costituenti corpuscolati e non del sangue (ad esempio il sistema protrombina-trombina), le mastcellule tessutali, alcune cellule mesenchimali e, infine, i cheratinociti[5].

In Medicina Tradizionale Cinese (MTC) è possibile, attraverso una lettura molto stressata ed attualizzata dei classici[6] (Sowen cap. 64[7] e Ling Shu cap. 72[8]) delineare possibili corrispondenze fra aspetti fisiopatologici moderni ed elementi tradizionali:

 

Aspetto moderno Aspetto Tradizionale (in relazione ai 5 Movimenti)
Vasomozione Fuoco
Mastociti Legno
Leucociti neutrofili Fuoco
Leucociti eosinofili e basofili Legno
Linfociti Acqua
Elementi mesenchimali Terra
Cellule dendridriche cutanee Metallo

Naturalmente i protagonisti principali sono i mediatori precoci e tardivi della flogosi che, secondo una visione particolare, si ascrivono più segnatamente agli aspetti Yang di Rene, Milza, Cuore e Polmone[9].

Si può immaginare, a tal proposito, la seguente relazione di ordine generale:

Organo[10] Mediatori controllati [11]
Polmone-Cuore Mediatori precoci e preformati (istamina, serotonica, neuropeptidi, ecc.)
Milza Mediatori precoce preformati (proteina basica maggiore, proteina cationica eosinofila, fattori chemiotattici, ecc.)
Rene Mediatori tardivi: leucotrieni, postralandine, trobossani, ecc.

Vari principi vegetali possono, per via topica, svolgere una buona azione antiflogistica[12].

Il nostro scopo è quello di evidenziarne alcuni rilevandone le caratteristiche biomediche[13]ed energetiche[14] [15].

Attualmente un grande interesse è rivolto verso prodotti esotici[16] (ad esempio i flavonoidi del tè verde), ma molti principi estratti da droghe facilmente reperibili nell’habitat a noi prossimo sono di notevole interesse[17]. Solo per fare qualche esempio si ricordi l’azione antiradicalica dell’oleoeuropeina estratta dalle foglie dell’Olea Europea, il revestrolo contenuto nell’uva rossa e che sembra dotato d’azione simile a quella dell’acido ascorbico, l’acido betulinico, estratto dalla Betula alba, con vigorosa azione scavenger, l’estratto di finocchio che ha azione antiflogistica ed antiaging, i disaccaridi della bietola con azione idradante e così via[18].

Hamamelis virginiana

L’estratto fluido glicolico[*] in preparazione cremosa evanescente (ricca in acqua e pertanto priva di azione troppo disidratante) svolge azione antinfiammatoria di tipo tannico ed atringente, molto utile in caso di evidenti ectasie vascolari (ad esempio rosacea eritematica). L’estratto di amamelide può essere formulato in gel al 5% (con metil o carbossimetilcellulosa o polietilene), da usare ad esempio sul viso, la sera, per una azione decongestionante[19]. Un eccellente preparato topico galenico per eczemi varicosi, porpora, prurito perianale in corso di emorroidi ed anche per favorire la cicatrizzazione delle ferite si compone nel modo seguente[20]:

–        Estratto fluido di Hamamelide g 1

–        Crema base anfifilla q.b. a 100 g

L’Amamelide, in chiave energetica, agisce sugli insiemi Legno e Fuoco e, pertanto, può essere usata in corso di dermopatie flogistiche con forte impronta vascolare, soprattutto in individui con Fuoco del Fegato o iperattività dello Yang di Cuore[21].

Essendo di sapore acido e di natura fresca l’Hamamelis, inoltra, giova al jing e favorisce la cicatrizzazione delle ferite. Il prodotto topico sopraindicato può essere utile in corso di perniosi (lupus pernio o geloni di II e III grado) con cute assottigliata o con fissurazioni.

Matricaria camomilla.

Il principio in idoneo veicolo cremoso (ricco in acqua ed evanescente) è soprattutto utile in corso di dermatiti con contaminazione batterica. Il principio attivo è l’azule, corpo grasso scoperto nell’essenza della matricaria, che rinvorza, anche, il cemento interendoteliale dei capillari sanguigni, con azione sinergica alla Citrina o vitamina P[22]. Anche in questo caso, per ottenere un preparato non irritante, è conveniente usare l’estratto fluido glicolico.

Il prodotto sarà così composto sotto il profilo galenico[23]:

–       Estratto glicolico di Matricaria g 10

–       Crema base anfifilla q.b. a 100 g.

Essendo la droga dolce agisce tonificando il Sangue e l’Energia e sull’insieme della Terra (connettivo, mesenchima).Il topico è utile in corso di dermopatie seborroiche anche con impetiginizzazione e sovrainfezione micotica. Data la possibilità di reazione crociata con le Compositae il preparato è da evitare nei portatori di ipersensibilità all’Artemisia. Il topico può essere massaggiato sulle gengive per produrre decongestione e ridurne la sepsi.

Nel caso in cui si voglia indurre una maggiore penetrazione del principio attivo la Camomilla (sempre 10 grammi di estratto senza alcool) va disciolta in una crema base grassa di questo tipo:

–        Cera bianca g 17

–        Paraffina liquida g 45

–        Borace g 1

–        Acqua bollita di recente e raffreddata ml 37

Malva sylvestris

La crema di Malva è emolliente e decongestionante per la presenza di mucillagini che sono efficaci del trattamento sintomatico degli eritemi, soprattutto se associati ad edema e xerosi (ad esempio dermatite atopica). L’azione delle mucillagini si deve alla presenza di metilpentosi ed esosi della cellulosa, all’acido galatturino e a numerose vitamine. L’estratto fluido glicolico è preferibile dalle foglie che sono più ricche di mucillagini.

Questa la composizione galenica più spalmabile ed efficace:

–        Malva estratto di foglie g 10

–        Crema base al cetamacrogol q.b. a 100 g.

Di sapore dolce è indicata nelle patologie cutanee di tipo Terra e soprattutto negli eczemi umidi ed essudanti che rientrano nella categoria “shirebifupinb” (malattie cutanee da Calore-Umidità).

Calendula officinalis

La droga comprende un gran numero di principi attivi fra cui carotenoidi, flavonoidi, saponine e mucillagini. Svolge azione battericida, antiflogistica e, soprattutto, emolliente.

Un eccellente lipogel in corso di secchezza cutanea con rossore è il seguente:

–        Olio d’avocado g 50

–        Calendula estratto fluido glicolico g 15

–        Squalano g15

–        Lanolina g15

–        Lanolina idrogenata g 10

–        Olio di ricino idrogenato g 2

–        Stearilammonio ettorite g 2

–        Essenze profumate g 9,9

–        Butylated hydroyanisole g 0,03

Agisce sull’insieme Metallo ed Acqua ed è utile nelle infiammazioni con debolezza della Weiqi (ferite che cicatrizzano lentamente e male, discromia, infezioni a ripetizione, ecc.).

Concludiamo questo succinto excursus che merita approfondimenti futuri ed ulteriori, raccomandando, in tutti i casi, quanto si vuole spingere più in profondità l’azione di un rimedio (derma profondo e/o ipoderma) l’uso, come veicolo, della cosiddetta crema canfosalicilica[24] [25]:

–        Capsico[†] g 5

–        Canfora[‡] g 25

–        Salicilato di metile g 25

–        O.E. di Pino mugo g 20

–        O.E. di Lavanda g 25

–        Pyoneer PLW q.b. a g 1000

La presenza di due oli essenziali può creare fotosensibilità e pertanto il veicolo è da sconsigliare nei soggetti con fototipo chiaro, predisposti  ad eritemi attinicii e nel periodo di più intensa esposizione solare.

 

Indirizzo per chiarimenti

Dr. Leonardo Paoluzzi

Via G. Ferraris, 3

05100 Terni

E-mail: paoluzzi47@interfree.it

 



[*] Per evitare l’azione irritante dell’alcool. Vedi: Bologna G., Di Stanislao C., Nibid A. et al.: Il ruolo del dermocosmetologo alle porte del III Millennio, Pandora, 1998, 1: 20-2.

[†] Azione antipruriginosa attraverso l’inibizione della cosiddetta Sostanza P.

[‡] Azione reonormalizzante e rinfrescante, che compensa l’azione irritante di altri componenti (capsico, ed oli essenziali).



Bibliografia

[1] Finzi A., Marinovich M.. Dermofarmacologia, Ed. UTET-Periodici, Torino, 1999.

[2] Manduchi L.: Steroidi, Caleidoscopio Italiano, 1995, Giugno, n. 95.

[3] Zanussi C. (a cura di): Breviario terapeutico, Ed. Selecta Medica, Pavia, 2000

[4] Rebora A. (a cura di): Il Dermatologo Italiano, II Ed., Ed. Hyppocrates, Genova, 2000.

[5] Panconesi E.: Manuale di Dermatologia, Ed. UTET, Torino, 1992.

[6] Darras J.C.: La Tipologia in MTC, Seminario SIA, Bardolino, Settembre 1981.

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[8] Wong M.: Ling Shu, Pivot D’Esprit, Ed. Masson, Paris, 1987.

[9] Di Stanislao C.: L’Immunità in MTC, La Mandorla (www.agopuntura.org), 1997, 2.

[10] Ross J.: Zang Fu. The Organ System in TCM, ED. Churchill-Livingstone, Edimburgh, 1983.

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[12] Ruffino I., Bianchi B., Lotti T.M.: Farmaci topici non steroidei per uso topico in dermatolgia, in Lotti T. (a cura di): Infiammazione cutanea, Ed. UTET-Periodici, 2001.

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[14] Di Stanislao C., Paoluzzi L.: Phytos, Ed. MeNaBi, Terni, 1980.

[15] Di Stanislao C., Paoluzzi L.: Vademecum ragionato di fitoterapia, Ed. MeNaBi, Terni, 1981.

[16] Chawla M.: Natural Raw Materials on Indian Origin for Persosal Sophisticatiopn, J. Appl. Comestol., 2000 18(2): 77-93.

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[22] Di Stanislao C., Flati G., Bologna G.: Generalità sulle vitamine e gli oligoelementi in campo dermatologico, Fogli di Estetica, in press.

[23] Leigheb G.: Dermatologia Galenica, Ed. Lombardo, Roma, 1997.

[24] AAVV: Aromoterapia, Ed. Natura Holding, Milano, 1980.

[25] Stuttgen G.: The present status of anti-inflammatory agents in dermatology, Drugs, 1988, 36(5): 43-50.




Interpretazione del Neijing

Carlo Moiraghi*

 Ritornando ora al quel profondo mutamento di prospettiva che in interventi precedenti peroravo nell’approccio al Neijing, va chiarito come il primo necessario momento del suo studio sia certo rappresentato dalla sua traduzione. E va notato come la traduzione di A. Chamfrault e M. Ung Kang Sam sia a tutt’oggi una delle poche in lingua occidentale completa, riguardante cioè in pratica l’intera opera. Altri eccellenti Autori, come A. Husson, Padre C. Larre, N. Van Nghy, Ilza Veith, ci hanno lasciato traduzioni preziose ma solo di alcuni capitoli del Neijing. Eppure la traduzione letterale del testo è certo momento iniziale necessario ma non ne è affatto sufficiente alla piena comprensione dell’opera, che necessita infatti di un generale inquadramento ed una precisa  contestualizzazione nella scena tradizionale e culturale dell’epoca, di ogni suo capitolo e paragrafo.

La parte più difficile della traduzione di un testo antico di medicina cinese non è tanto capire il significato di un ideogramma quanto decifrare i concetti medici che spesso vengono nascosti sotto una modalità di descrizione particolare o attraverso modi simbolici di esprimere concetti quali sintomi e percorsi di meridiani.Dante De Berardinis

Come al solito l’amico Dante coglie nel segno. Si tratta proprio di decifrare i concetti medici nascosti e di inserire i singoli insegnamenti nello scenario scientifico inerente, ricomponendo pagina per pagina il rapporto fra esoterismo e essoterismo, fra testo e ipertesto, adeguandoli al singolo capitolo, al singolo paragrafo. In mancanza di questo lavoro il Neijing nasconde i sui segreti, nega la sua alta cultura. Ecco dunque che Suwen, Domande fondamentali, espone le richieste culturali dell’imperatore ai suoi medici, ma è il libro stesso che proprio mentre spiega e insegna spesso pone silenziose domande al lettore, e chiede di essere spiegato. Ecco che oggi dunque una prospettiva corretta allo studio del Neijing non può prescindere dal ricercare quale sia nel singolo capitolo, nel singolo paragrafo, il contenuto implicito la cui conoscenza è necessaria alla corretta comprensione dello scritto. Anche se, e va detto, questa ricerca del segreto, qiu shu, non è una regola costante, vari capitoli infatti non paiono suggerire l’esistenza di segreti. Va in ogni caso notato come, data la vasta diversificata convergenza di materiali culturali distinti e distanti di cui il Neijing è stato nei secoli e nei millenni composto, i diversi concetti implicati, i contenuti non scritti, le domande nascoste fra le righe, sono diversi nei diversi capitoli, nei diversi  paragrafi, e vanno necessariamente posti in luce e evidenziati. Conviene ora esemplificare e contestualizzare quanto qui asserito. Sotto questi profili presentiamo così il Capitolo Suwen 41, Il dolore alla regione renale, uno dei capitoli apparentemente più chiari e didattici del volume. E’ tema che ho proposto al XXVII Congresso Nazionale SIRAA, 12 e 13 ottobre 2012, Riva del Garda.

La prospettiva e l’approccio al testo rimangano acutezza e elasticità rivolti ad identificare in un singolo capitolo o paragrafo un segnale che intenda un non detto, un’evidenza di irrisolto culturale tale da permettere di indirizzare una ricerca di contenuti e significati ulteriori, oltre quelli espliciti.

Il capitolo Suwen 41 si sviluppa diffuso e consequenziale in una presentazione delle lombalgie con un inquadramento lineare e accademico e protocollare, non frequente nel Neijing. La  diagnostica differenziale delle lombalgie considera  dapprima i canali principali, jingmai, presentati secondo i sei grandi canali, gli strati energetici. Segue un’ordinata disamina diagnostica secondo i vasi embrionari, qimai. Le lombalgie vengono poi inquadrate secondo i principali squilibri yinyang, alto basso, freddo calore, interno esterno, vuoto pieno, miglioramento o peggioramento al movimento, vie di irradiazione del dolore. Il compendio presentato risulta dunque alquanto prossimo all’odierno svolgimento dell’inerente diagnostica secondo gli attuali dettami MTC. Tutto apparentemente chiaro dunque.

Eppure anche qui si presenta un’incongruenza, in questo caso di natura pratica. L’evidenza ambulatoriale chiarisce infatti come i singoli punti di agopuntura qui presentati quali singoli sussidi terapeutici delle differenti sindromi lombalgiche, per quanto siano tutti punti di straordinario potere terapeutico, per lo più si dimostrino insufficienti a curare da soli l’inerente lombalgia. Punto da solo, come questo capitolo sembra sulle prime indicare,  Zhi Bian,  V 54, per lo più non si dimostra in grado di riequilibrare una lombalgia di natura Taiyang. Yang Ling Quan, VB 34, da sé non basta a sanare una lombalgia Shaoyang. Zu San Li, S 36, si mostra insufficiente a riequilibrare una lombalgia di natura  Yangming, allo stesso modo Taixi, R 3, una lombalgia di natura Chaoyin. La realtà clinica insegna infatti come il trattamento della lombalgia pretenda nei fatti una ricetta agopuntoria ben più efficace e complessa di singoli punti, per quanto essi possano essere rilevanti e adatti ai  singoli casi. Si badi bene, per quanto mi riguarda pratico e insegno il trattamento di agopuntura con un solo ago, straordinaria modalità terapeutica tradizionale, fra le più alte, ma in essa l’agopuntore sceglie quell’unico ago fondando sulle sue capacità percettive e comprensive, composte di intuito, ascolto, contatto, intenzione, conoscenza elaborazione.  Non ritengo che quell’unico ago possa essere facilmente protocollato in relazione ad una  sintomatologia, il rischio è banalizzare l’atto, la metodica, il compendio medico.  Di certo il Neijing, il libro degli insegnamenti degni dell’imperatore, non corre questi rischi, quindi vi è qualcosa che non torna. Come colmare dunque lo iato fra la pratica ambulatoriale della terapia delle lombalgie ed il Lingshu Suwen 41 che proprio ad esse è intitolato e dedicato? Questa risulta la richiesta implicita nel testo, cui è necessario rispondere, e la risposta deve essere di natura adeguata al particolare contesto culturale di questo capitolo, eminentemente didattico, accademico ed essoterico, di questo capitolo. La questione sta nel comprendere a che cosa si riferisca in questo caso il testo quando indica i singoli punti introdotti. Non si intende infatti qui l’utilizzo esclusivo dei punti citati, si intende altro, ma per comprenderlo è necessario essere formati nella materia tradizionale cinese, in realtà nella materia tradizionale in generale. Anche in Occidente facevano infatti parte quali modalità di memorizzazione, spesso utilizzate nelle Congregazioni delle Arti e dei Mestieri, quelle cantilene che snocciolavano i fondamenti delle singole attività e professioni, e all’interno di queste, i metodi e i modi dei singoli lavori e dei singoli strumenti. Vi erano le canzoni dei contadini, quelle degli artigiani e così via, e in ognuno di questi campi le canzoni dei diversi impegni e mansioni.

Quanto all’agopuntura, ricordo decenni orsono nei reparti di agopuntura pechinesi i medici cantilenare sottovoce le che, questo genere di canzoni rivolte alle singole patologie, alle singole ricette di punti e alle patolgie da esse trattate, e i titoli delle diverse canzoni erano spesso noi di punti di agopuntura. Esisteva la filastrocca di Zusanli, quella di Yanglingquan, e così via. Ricordo anche un volumetto in ideogrammi a riguardo che anni fa una collega mi aveva portato dalla Cina, ma non abbiamo mai iniziato a lavorarci sopra.

Si ricordi comunque la rilevanza nella letteratura e nella cultura cinese che Chejing, Libro delle Canzoni, su cui fra gli altri Marcel Granè ci ha ad esempio bene documentato. Di questa natura comunque è la conoscenza che questo capitolo richiede, di questa preparazione del lettore esso silenziosamente si accerta, i singoli nomi dei punti qui presentati intendono dunque specifiche  ricette agopuntorie tradizionali, conoscenze memorizzate e cantilenate nelle che. Nominando per lo più un solo punto per ogni quadro sindromico di lombalgia, il Suwen 41 ascrive vi ascrive dunque una intera lista di punti,  quella memorizzata nella relativa che, ma in mancanza di un’adeguata  conoscenza di queste vie tradizionali la lettura del capitolo non può che rilevarsi parziale.

 

Bibliografia

1. A. Chamfrault, Ung Kang Sam, Traitè de Medicine Chinoise. Tome II. Les Livres Sacres de Medicine Chinoise. Ed. Chamfrault – Angouleme. Paris. 1957

2. A.. Husson, Huang Di Nei Jing Su Wen. Association Scientifique des Médecins Acupuncteurs de France. Paris 1973

3. C. Larre, Su Wen, Editoriale Jaca Book. Milano 2008

4. C. Larre, Elisabeth Rochat De La Vallee, Huangdi Neijing Ling Shu, Editoriale Jaca Book. Milano 2006

5. G. Rotolo, Prontuario di consultazione del Huangdi Neijing Suwen Lingshu, Ed. Su-Wen Milano 1985

6. I. Veith, The Yellow Emperor’s Classic of Internal Medicine, University of California Press. 2002

7. N. Van Nghi, Patrik Nguyen, Hoang Ti Nei King So Ouenn, Traduzione U. Lanza. Ed. Nuova Ipsa. Palermo 1999

8. Ming Wong, Huang Di Nei Jing Ling Shu, Ed. Masson. Paris 1987

9. Marcel Granet, Feste e canzoni dell’antica Cina, Ed. Adelphi. Milano 1990