Anestesia in elettro agopuntura combinata (EAGPc) VS. Neuroleptoanalgesia bilanciata*

C.A. Caputi**, A.H.S. Tyia***, F. Mingolla**

L’ agopuntura in anestesia viene solitamente realizzata in Occidente con la elettrostimolazione dei punti auricolari ed il supporto di una induzione con farmaci ipnotici e miorilassanti, complementata, se necessario, dalla somministrazione di piccole dosi di analgesici (elettroagopuntura combinata = EAGPc) (1-7).

Tale metodica, impiegata con responsabilità dai medici anestesisti che non possono chiedere atti di eroismo ai pazienti, continua ad offrire il fianco allo scetticismo di chi ancora dubita della efficacia e della utilità dell’agopuntura in anestesia e chiede una rigorosa sperimentazione clinica di essa basata su elementi più precisi e statisticamente valutabili (8-9).

I presupposti teorici di questa nuova metodica poggiano su solidi contenuti scientifici che vanno man mano delineandosi alla luce di recenti studi che evidenziano le numerose correlazioni dell’agopuntura con gli oppiati endogeni e con le altre sostanze implicate nei meccanismi di trasmissione del dolore (10-18). Questo studio vuole dare un contributo alla valutazione della reale efficacia ed utilità clinica della tecnica della EAGPc nell’anestesia chirurgica. A tale scopo sono state comparate le dosi di analgesici e di curaro usate nelle anestesie con EAGPc a quelle somministrate durante le anestesie eseguite secondo la nostra tecnica abituale di neuroleptoanalgesia bilanciata (NLAb), consistente nella somministrazione di analgesici quale esclusivo supporto ad una classica leptonarcosi (tiopentone starter, N2O 60% e curaro). Il confronto delle due tecniche anestesiologiche è stato effettuato fra raggruppamenti di interventi chirurgici omogenei per tipo e durata.

 

Pazienti e metodo

Sono stati sottoposti ad intervento in EAGPc 98 pazienti, di cui 62 uomini e 36 donne con una età media di 58 anni (min 14 – max 81). Sono state complessivamente 287 le ore di EAGPc per un totale di 98 interventi elettivi di alta e media chirurgia, come dalla tab. 1.

Tutti gli interventi non hanno avuto durata inferiore alle 2 ore (max 6,5 h) ed i pazienti sono stati scelti tra quelli normalmente inclusi nella lista operatoria ed attribuiti in maniera casuale al gruppo di trattamento EAGPc o al gruppo di controllo NLAb.

Tutti i soggetti da sottoporre ad EAGPc sono stati adeguatamente informati sulla particolarità della tecnica e tranquillizzati garantendogli l’assenza di qualsiasi dolore anche nelle eventuali fasi intraoperatorie di ritorno della coscienza.

 

Protocollo anestesiologico

Subito dopo una medicazione preanestetica con 0,5mg di atropina e un analgesico (meperidina 50-75mg oppure fentanyl 0,1mg) i.m. da 30 a 45 minuti prima dell’inizio dell’intervento, i pazienti, ancora coscienti, sono stati sottoposti alla elettrostimolazione di aghi infissi su determinati punti auricolari collegati bilateralmente alle uscite indipendenti di uno stimolatore. I punti cinesi costantemente prescelti sono stati «chen-menn» ed il «cuore-polmoni» ritenuti dotati di proprietà ansiolitiche ed analgesiche (19), ai quali è stato aggiunto, almeno durante il primo periodo della ns. esperienza, il punto auricolare somatotopico corrispondente all’organo interessato dall’atto chirurgico (20). La stimolazione degli aghi è stata effettuata con l’apparecchio generatore di impulsi Modello SG7803 fabbricato su ns. indicazione dalla SG.EL Elettronics – Ancona. Lo strumento è caratterizzato da una tensione massima di uscita degli impulsi di 180 Vp.p. con tempo di impulso di 0,8 mS e frequenza degli stessi regolabile da 3 a 125Hz con quattro uscite impulsive, regolabili indipendentemente in ampiezza ed in frequenza.

La stimolazione a paziente cosciente è stata effettuata con intensità e frequenza gradualmente crescenti seguendo l’instaurarsi della tolleranza allo stimolo senza superare la soglia dolorosa. Alcuni soggetti hanno avvertito in questa fase un rilassamento psico-fisico accompagnato da senso di caldo alle estremità; preludio, in qualche caso di un vero e proprio sonno.

Dopo induzione dell’anestesia con  tiobarbiturico alla dose di 5mg/kg, intubazione oro-tracheale (sonda di Carlens o White, in toracochirurgia) previa curarizzazione con bromuro di pancuronio alla dose di 0,08 mg/kg e ventilazione meccanica con N2O (60%) e O2 (40%), si è portata in pochi minuti la frequenza degli impulsi a circa 50Hz e l’intensità di corrente incrementata fin quasi al massimo della scala di ogni uscita dello stimolatore (25-30 mA circa). Il controllo per il mantenimento di un corretta anestesia è stato effettuato sempre dalla stessa equipe, con la valutazione, come di norma, dei consueti parametri emodinamici e neurovegetativi, somministrando dosi supplementari di analgesico (meperidina 25mg oppure fentanyl 0,1mg) e di curaro (bromuro di pancuronio 1mg) secondo necessità. Si faceva ricorso a dosi di analgesico ad ogni aumento di valori di base della PA>20mmHg con contemporaneo aumento della FC.

Con le stesse modalità è stato effettuato il mantenimento delle anestesie di controllo in NLAb. In questa ultima l’induzione con barbiturico (dose come sopra) e fentanyl, (0,1mg) è stata preceduta 30 minuti prima dalla somministrazione i.m. dell’associazione preanestetica di atropina (0,5mg) deidroperidolo (5mg) e fentanyl (0,1mg). Nell’ultimo periodo di protocollo si è apportata una variante al protocollo farmacologico dell’anestesia in EAGPc associando, per l’induzione, una dose di 4mg/kg di tiopentone sodico ad un benzodiazepinico (Diazepam 5-10mg oppure Flunitrazepam 0,5-1mg) allo scopo di ridurre la vigilanza dei pazienti evitando, inoltre, l’uso dell’analgesico in premedicazione.

 

Risultati

I risultati dello studio sono riportati in 5 prospetti, distinti in base al tipo di chirurgia, in cui si evidenziano le dosi medie di farmaci analgesici e del curaro (espresse in mg/h) utilizzate durante tutti gli interventi praticati in EAGPc e le dosi medie, relative ai medesimi farmaci, utilizzate durante un equivalente numero di ore di interventi condotti in NLAb. In ogni prospetto, nel riquadro riservato alla EAGPc, sono state considerate distintamente le dosi medie di meperidina (nei casi in cui se ne è fatto uso) riportando accanto ad esse in parentesi le corrispondenti dosi equipotenti di fentanyl (21) al fine di permettere un confronto omogeneo fra i dati relativi al consumo di analgesico. Inoltre è stato riservato uno spazio per quei casi in cui durante l’EAGPc non si è reso necessario alcun supporto di analgesici. Il curaro utilizzato è stato sempre il bromuro di pancuronio («Pavulon»). I dati di ogni prospetto, computerizzati, sono stati studiati statisticamente per la valutazione della significatività delle differenze quantitative.

 

Discussione

Analizzando i dati riportati nelle tabelle 2, 3, 4, 5, 6, distinte per raggruppamento chirurgico, si rileva un consumo di analgesico durante l’EAGPc costantemente e significativamente inferiore; valutabile intorno al 25% circa della dose media di fentanyl (mg/h) impiegata durante la NLAb (fig. 1). Dall’osservazione dei dati si potrebbe anche desumere un probabile più vantaggioso uso della meperidina nei confronti del fentanyl a giudicare, sempre in termini di equipotenza, dal dosaggio costantemente più basso dovuto forse ad una sua azione più protratta nel tempo.

L’EAGPc prevalentemente applicata da altri AA. In cardiochirurgia (22-23) e in toracochirurgia polmonare (3-7), è stata utilizzata in questa esperienza soprattutto negli interventi sull’addome permettendo così una più probante verifica dell’efficacia della tecnica in un tipo di chirurgia, certamente la più ricca di stimolazioni dolorose, in cui è essenziale per una corretta anestesia una buona miorisoluzione. Nelle tabb. 3, 4, 5, 6 e, in particolare nella 2, relativa alla chirurgia dell’addome, le medie di consumo del bromuro di pancuronio (Pavulon) non risultano significativamente differenti fra i campioni di EAGPc e NLAb e ciò, a dimostrazione che il ridotto consumo analgesico non è stato ottenuto grazie ad un sovradosaggio di curaro, ma in virtù di una reale efficacia analgesica della tecnica (figura 2). Tale efficacia è già stata anche sperimentalmente verificata con la dimostrazione di un significativo abbassamento del MAC dell’Alotano in cani sottoposti ad elettroagopuntura (25). Una differente reattività individuale (12) insieme ad un forse migliore protocollo di elettrostimolazione, attuato nell’ultimo periodo (stimolazione bilaterale a bassa frequenza dei punti «chen-menn» e dei punti retromastoidei «anmien II» (19), spiegano probabilmente i casi in cui non è stato necessario l’impiego di alcun farmaco analgesico (12 casi in totale di cui 6 in chirurgia addominale). Il risveglio dall’AEAGPc è stato sempre pronto e, analogamente a quello della NLAb, ha mostrato, nella quasi totalità dei casi, pazienti tranquilli in analgesia od ipoalgesia perdurante, in qualche soggetto, anche molte ore.

Conclusioni

Numerosi studi evidenziano gli effetti degli anestetici sui vari organi e su molti aspetti biologici e biochimici dell’organismo, a livello cellulare e di funzioni complesse, quali alterazioni della catena respiratoria, e diminuzione della capacità immunitaria (25-37). Il ridotto impegno metabolico dell’organismo conseguente alla esigua quantità di farmaci assunti durante l’EAGPc, pone questa tecnica, seppure ancora in fase di sperimentazione clinica, come una reale alternativa anestesiologica particolarmente indicata per interventi di lunga durata, per quelli notevolmente demolitivi (estese resezioni epatiche) e per tutti gli interventi su soggetti affetti da patologie particolarmente defedanti e cioè, in quei casi in cui è particolarmente necessaria una strategia anestesiologica che non si limiti alla narcotizzazione e al risveglio del malato. Se forse non è possibile chiedere che tale tecnica si diffonda capillarmente in tutte le sale operatorie e per tutti gli interventi, pure è auspicabile che, in centri altamente specializzati dove si pratica in particolare la chirurgia toracica ed epatica, si usi l’anestesia in EAGPc che non è poi, con la giusta programmazione, di grosso intralcio alla routine di sala operatoria.

 

Riassunto

Anestesia in elettroagopuntura combinata (EAGPc) VS Neuroleptoanalgesia bilanciata (NLAb). Dosi impiegate di analgesico e di curaro durante interventi di alta e media chirurgia generale.

Il lavoro intende dare un contributo alla valutazione della reale efficacia ed utilità clinica nell’anestesia chirurgica della tecnica della EAGPc dopo un’esperienza riferentesi a 287 ore di anestesia condotte con tale tecnica per un totale di 98 interventi elettivi di alta e media chirurgia (prevalentemente chirurgia dell’alto addome e toracochirurgia polmonare). Dal raffronto delle dosi medie pro ora di farmaci (fentanyl e bromuro di pancuronio) impiegate durante le anestesie EAGPc e quelle utilizzate durante un equivalente numero di ore di NALb, in gruppi distinti per tipo di chirurgia, si sono evidenziate differenze statisticamente molto significative per un minor consumo di analgesico nei gruppi EAGPc nei confronti dei corrispondenti gruppi di controllo (NLAb) e nessuna significativa differenza nel consumo di curaro, neppure nella chirurgia addominale. In 12 casi di EAGPc non è stato necessario l’apporto di analgesici.  L’EAGPc, ha mostrato una reale efficacia analgesica, insieme al vantaggio di un prolungato effetto ipoalgesico e post-operatorio. Il ridotto impegno metabolico dell’organismo conseguente all’esigua quantità di farmaci assunti fa porre agli AA. L’EAGPc, seppure tecnica tutt’ora in fase di sperimentazione, come una reale alternativa anestesiologica particolarmente indicata per interventi di lunga durata per quelli notevolmente demolitivi (estese resezioni epatiche) e per tutti gli interventi su soggetti affetti da patologie particolarmente defedanti.

 

 

Summary

Anaestesia in combined electroacupunture (cEAGP) VS balanced neuroleptoanalgesia (bNLA).

Dose employed of analgesic and of curare in big and  medium operations in general surgery

The aim of this article is to evaluate the real efficacy and clinical utility in surgical anaesthesia using cEAGP. This technique was assessed in 287 hours of anaesthesia in a total of 98 operations primarily of abdominal and thoracic surgery. In different groups for each type of surgery, comparing average doses per hour of drugs used (fentanyl amd pancuronium) during anesthesia with cEAGP and those used in the same number of hours in bNLA, marked statistical differences were showed with regards to a less consuption of analgesics in cEACP groups compared with the corresponding controlled bNLA groups. No difference of curare consumption was observed; not even in abdominal surgery. In twelve cases of cEACP the use of anelgesics efficacy with the advantage also of a prolonged hypoalgesic post-operative effect. The small amount of drugs used, having less negative effects on metabolism, lead the authors to believe that cEACP can be a true anaesthesiologic alternative indicated for long hepatic resection and other operation, for those highly destructive like wide hepatic resection and other operations on particulary severe patients.

 

 

Bibliografia

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20. Nogier P.F.M.: «Traité d’auricolothérapie», Maisonneuve Edit, 1, 331, 1973

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Il 2016: anno della scimmia, Fuoco Yang

Carlo Di Stanislao*

“Verrà un giorno in cui l’uomo rinnegherà ogni attività con noi così come noi oggi rinneghiamo ogni affinità con le scimmie”Khalil Gibran

 

Con un colpo di coda nefasto di cui tutti abbiamo visto gli effetti, lo Scorpione ha chiuso il 2015, anno cinese della Capra e, dal 9 febbraio a dominare il nuovo anno sarà la Scimmia, il Re Mono, che balza da un ramo all’altro, spericolatamente,  come un trapezista, re singolare ed unico, imprevedibile nelle sue decisioni, carattere instabile poiché è molto irascibile, che cambia molto rapidamente sia nelle emozioni che nelle passioni, che può creare qualcosa di buono, ma può anche immediatamente distruggerlo. La Scimmia dona la sua simpatia e i suoi doni ai forti, a chi non ha paura degli ostacoli Il simbolo principale del 2016 è l’elemento del Fuoco, che è un ciclo quinquennale degli elementi – Fuoco, Acqua, Aria, Legno, Metallo,  dominati rispettivamente da Giove, Marte, Saturno, Venere e Mercurio. Il Fuoco è un elemento forte, va gestito con delicatezza e con attenzione, in questo caso, esso porterà il meglio di ciò che possiede, a chi va dritto verso il suo obbiettivo, il suo sogno, lasciando indietro le paure e i dubbi. Tuttavia, se ci si lascia prendere  troppo dal gioco di spontaneità, si otterranno da un lato scaltrezza, dall’altro  vanagloria e amoralità. Se si reagisce in modo eccessivo, la curiosità, la prontezza d’ingegno, l’intelligenza e la fiducia in se stessi si trasformeranno in egoismo, alterigia e avidità. La politica, la diplomazia, l’alta finanza e gli affari giocheranno a poker, ognuno di essi cercando di bleffare. Saranno tempi divertenti e emozionanti e se alla Scimmia piace giocare, ognuno avrà la sua occasione per sfidare la sorte. I colori principali del 2016 sono tutti quelli collegati con il Fuoco – rosso, arancione e tutte le sfumature di questi colori. Le pietre-talismano di quest’anno sono caratterizzate da tutte le sfumature di rosso e cioè rubino, granate, opale. Si possono includere anche tutte le pietre (di qui l’origine associata con l’elemento del Fuoco) come il vetro vulcanico ossidiana e l’ambra.  Circa gli effetti bioclimatologici su natura ed uomo, il Libro XIX cap 66 del Sowen ricorda che la presidenza celeste è generata da Shao Yang, mentre il cap 71 del libro XX ci ricorda che e la risposta terrestre è legata a Jue Yin. Disperdere il Calore e tonificare i Meridiani di Fegato e Ministro del Cuore saranno gli scopi preventivi sia delle tecniche esterne (agopuntura, tuina, coppette, guasha), che interne (dietetica e farmacologica, qi gong e meditazione). Sempre il Sowen al libro 21, cap. 71, ci ricorda che vil fuoco in eccesso può fondere il metallo e saranno frequenti dermopatie suppurative, ostruzioni nasali, epistassi, tosse, asma, dispnea, febbri intermittenti ed edema dei piedi, per la cattiva relazione fra Polmone e Rene. Punto principe dell’anno, da usare in ogni caso e per stimolazioni lunghe (7 cicli respiratori), sarà il 9SP (Sowen, cap. 72, libro 21). il cui nome è Yin Ling Quang, collocato sul bordo posteriore della tibia dove essa si allarga a formare il piatto tibiale e sulla linea orizzontale che passa per il punto GB 34. Per combattere l’eccesso di calore usare alimenti e tisane amare e tiepide. Per curare e prevenire le malattie da calore, vuoto di sangue, vuoto di yin (molto frequenti in questo anno), si consigliano alimenti come i fiori di crisantemo, il caprifoglio, la menta, il sedano, tutti i tè verdi non fermentati, i tè che contengono anche fiori e quello semifermentato Oolong ed anche il tè bianco perché vengono utilizzate i germogli ancora piccoli e quindi freschi. Utili anche le lumache ed il granchio.

Per ridurre il Calore si useranno soprattutto Zhi Zi Dou Chi Tang a base di Gardenia; Zhu Ye Shi Gao Tang a base di Gypsum fibrosum e Bai Hu Tang. Sempre il  Sowen al libro 21, capitolo 71, avverte che l’invenso sarà freddo e piovoso e la primavera tarda e scarna di vegetazione. In Inverno, quindi, usare molto le moxe ed i punti attivi sullo Yang (23BL, 6CV, 36ST, 10LI, 67BL, 8TB), in primavera tonificare il Fegato con aghi e moxe sul punto di tonificazione 8LR (Ququan), che si localizza medialmente all’articolazione del ginocchio a ginocchio flesso, sopra la piega trasversa poplitea, posteriormente al condilo mediale della tibia, anteriormente all’inserzione di muscoli semitendinoso e semimenbranoso. Per espellere il Freddo in Inverno si useranno le formule Cong Chi Tang e Xiang Su San a base di Cyperus e Perillia. Se il freddo è penetrato in profondità Jiu Wei Qiang Huo Tang, il cui rimedio principale è il Notopterygium. Per aiutare il Fegato in Primavera sarà utile Xiao Chai Hu Tang  a base di Blupeurum. In fitoterapia energetica con rimedi occidentali, per proteggere il Polmone dal Fuoco usare Malva sylvestris, Mentha piperita, Juglans regia, Urtica urens. Ricordiamo che in pericolo è il Metallo, quindi il Polmone ed il Grosso Intestino. Quest’ultimo appartiene al TR-Inferiore e ha, su polso, occhio e lingua, le stesse proiezioni del Polmone. Nei denti ai molari e premolari superiore destri. Controlla le gengive delle arcate superiori. Turbe del Ministero controllo dei Cammini e delle Trasmissioni: incoordinazione, andatura dinoccolata, turbe neurologiche, intolleranza al latte e ai latticini, alvo alterno. Foeniculum vulgaris, Carum carvi e Tymus vulgaris. Secchezza nel Grosso Intestino: Malva sylvestris.Umidità e Calore nel Grosso Intestino: Geranium odorantissimum.

 

Letture consigliate

– Bonanomi F.: Introduzione al pensiero e alla medicina classica cinese, Ed. Bellavite, Milano, 2012.

– Derek W.: Il libro completo dell’astrologia cinese, Ed. Gremese, Milano, 2004.

– Di Stanislaao C., Paoluzzi L.: Phytos, Ed. Morphema, 2014.

– Husson A.: Huandi Di Nei King Sowen, Ed. ASMAF, 1974.

– Junying H., Huang W., Ren T. and Ma X.: Pratical Tradicional Chinese & Pharmacology, Herbal Formulas, New Word Press, Beijing, 1991.

– Paoluzzi L., Deodato F., Di Stanislao C.: La dieta per tutti, Ed. Morphema, 2015.

– Reid P.: Chinese Herbal Medicine, CFW PublicazionsLimited, Hong Kong, 1987

– Simongini E., Bultrini L.: Le Lezioni di Jeffrey Yuen – Volume XI (doppio). Il Su Wen, Ed. XCentro Studi Xinshu, Roma, 2012.

–  Starck M.: Guarire con l’astrologia.

–  Corrispondenze astrologiche e sistemi di cura naturali, Ed. Il Punto D’Incontro, Roma, 2000.

 

Indirizzo per chiarimenti

Carlo Di Stanislao

mailto:carlo.distanislao@gmail.com; amsaaaq@tin.it

 




I Commentari della Cina di Padre Matteo Ricci, Cap X, di varie sette che nella Cina sono intorno alla religione

Matteo Ricci*

1. Primitiva religione della Cina abbastanza pura e non inferiore a quella dei Greci e dei Romani. 2. Maomettani oriundi della Persia, ora moltiplicati in parecchie migliaia di famiglie, in tutto equiparati agli altri Cinesi. 3. Ebrei ritrovati in Kaifeng e Hangchow. 4. Adoratori della Croce ritrovati; loro apostasia; loro culto della Croce; loro origine straniera. 5. Nomi cinesi delle religioni straniere. 6. Le tre sette religiose della Cina: confucianesimo, buddhismo e taoismo. 7. Il confucianesimo: sua dottrina e sua pratica. 8. Il buddhismo: dottrina, pratica, storia, culto, pagode, bonzi, bonzesse, digiunatori. 9. Il taoismo: origine, taosce, dottrina, pratiche superstiziose, capo. 10. Grande molteplicità di sette che arrivano già a più di 300. 11. Favore degli Imperatori per le tre sette. Grande moltitudine di idoli. 12. Perfetto indifferentismo religioso e ateismo della maggioranza.

 

Di tutte le gentilità venute a notitia della nostra Europa non so di nessuna che avesse manco errori intorno alle cose della religione di quello che ebbe la Cina nella sua prima antichità. Percioché ritruovo ne’ sui libri, che sempre adorono un suppremo nume, che chiamano Re del cielo, o Cielo e Terra, parendo forse a loro che il cielo e la terra erano una cosa animata, e che con il suppremo nume, come sua anima, facevano un corpo vivo. Veneravano anco varij spiriti protectori de’ monti, e de’ fiumi, e di tutte le quattro parti del mondo.

Fecero sempre molto caso di seguire in tutte le loro opere il dettame della ragione che dicevano avere ricevuta dal cielo, e mai credettero del Re del cielo e degli altri spiriti, suoi ministri, cose tanto sconcie, quanto credettero i nostri Romani, i Greci, gli Egittij et altre strane nationi. Di dove si può sperare dalla immensa bontà del Signore, che molti di quegli antichi si salvassero nella legge naturale, con quello agiuto particolare che suole Iddio porgere, a quegli che di sua parte fanno quanto possono per riceverlo. E di ciò danno assai chiaro inditio le loro croniche di quattro milia anni addietro, dove si contano le buone opere che fecero quei primi Cinesi per amore della patria, del ben pubblico et utilità del popolo. Si può anco questo cavare da molti belli libri, che restano sino a questi tempi, di quei loro philosophi antichi, pieni di moltà pietà e buoni avisi per la vita humana et acquistare le virtù, senza niente cedere ai più famosi de’ nostri philosophi antichi.

Ma conciosia che la natura corrotta, se non viene agiuatata dalla gratia divina, sempre da se stessa se ne corre al basso,  vennero poi questi miseri huomini puoco a puoco spegnendo tanto di quel primo lume et ad allargarsi in una libertà sì grande, che dicono e fanno già quanto vogliono de dritto e di torto senza nessuna paura; a talché quei che in questi tempi scappano dall’idolatria, puochi sono che non cadono nell’atheismo.

 

A questo male se ne aggiunse un altro, e fu che, con la vicinanza della Persia, per la parte di ponente, entrorno in questo regno in varij tempi molti della legge maomettana, e si moltiplicorno tanto per generatione ne’ suo figliuoli e nipoti, che già hanno impita tutta la Cina con molte migliaia di famiglie; et quasi in tutte le provincie stanno con molto sumptuose meschite, dove recitano, si circoncidono, e fanno le loro cerimonie. Ma per quello che ho saputo, loro, né seminano, né procurano di divulgare la sua legge, anzi vivono assai soggetti alle leggi della Cina et in grande ignorantia della loro setta, e sono tenuti in puoco conto da’ Cinesi. Con tutto ciò, per esser già tutti naturali, non sospettano di loro nessuna ribellione, e già li lasciano studiare et entrare ne’ gradi et magistrati del regno; e molti di loro, riceuto il grado, lasciano anco la loro antica setta, non gli restando altro di essa che il non mangiare carne di porco per non esser avvezzi a essa.

 

Ritrovassimo parimenti in questo regno, come di poi si dirà, giudei che vivono nella legge antica di Mosè; ma sono puoche famiglie, e non sappiamo avere sinagoga in altra parte che nella metropoli della provincia di Honan, detta Chaifumfù e in quella di Cechiano, detta Hanceufu. In essa guardano con grande veneratione il Pentateuco di Mosè in lettera hebraica, scritto in carta pecora, senza punti al modo antico, irrolati. Degli altri libri del Testamento Vecchio non habbiamo anco saputo quanti ne habbino. Conservano la cirimonia della circoncisione et si astengono dal mangiar porco e d’ogni carne con nervi, conforme al loro antico rito.

Puochi anni sono sapessimo di certo che vi forno anco christiani, specialmente in queste provincie settentrionali, sotto il nome di adoratori della croce, e fiorivano tanto in numero di famiglie, lettere et armi che, sessanta anni fa, i Cinesi vennero ad avere cattiva sospitione di essi, mossa forse dagli maomettani che in ogni parte sono nostri inimici. Per il che li volsero prendere; e così si nascosero tutti, facendosi alcuni turchi e giudei e la magior parte gentili, e le loro chiese furono fatte tempi de’ idoli. Et i suoi discendenti ancorché molti conservino il custume di far la croce nelle cose che mangiano e bevono, restorno con tanta paura che non vogliono confessare esser loro posteri. E nessuno vi è, né tra loro, né di altri, che sappino dare nessuna causa del fare queste croci. Ma nella loro figura chiaramente dimostrano esser figliuoli di gente forastiera nella Cina.

Né anco potessimo sinhora sapere che imagini e che lettera usavano. Solo veddi in mano di un antiquario, che vendeva cose antiche, una campanella assai galante di bronzo, in cima della quale vi era una chiesietta scolpita con una croce inanzi a essa, e all’intorno vi erano parecchie lettere greche, che pare restarebbe di quei christiani antiqui.

 

A tutti questi forastieri chiamano i Cinesi hoeihoei, del qual nome non potessimo sapere l’origine. Ai maomettani chiamano hoeihoei di tre leggi; ai giudei chiamano hoeihoei che togliono i nervi della carne che mangiano; ai christiani chiamano hoeihoei della lettera di dieci, percioché la lettera di dieci nella Cina è una croce perfetta, e qua non vi è né nome né uso della croce.

I maomettani, oltre il nome de isai, che vuol dire iesuini chiamano anco a quei christiani terzai; et uditti dire a un Armenio che nella Persia così chiamavano gli Armenij. Può ben essere che questi christiani originalmente venissero dall’Armenia.

I Cinesi non pongono in numero di leggi nessuna di queste tre, né parlano né disputano di esse ne’ loro libri.

 

E solo dicono esser nel mondo tre leggi diverse cioè: de’ letterati, di Sciechia e di Lauzu, i cui seguaci sono chiamati tausu. Et in queste tre sta divisa tutta la Cina, et i regni vicini che usano della lettera della Cina, come sono Giapponi, Coriani, Leuchiei e Cocincinesi.

 

Quella de’ letterati è la propria antica della Cina, e per questo sempre hebbe et ha oggidì il governo di essa nelle mani; per questo è quella che più fiorisce, tiene più libri et è più stimata. Questa legge pigliano loro non per elettione, ma con lo studio delle lettere la bevono, e nessuno graduato né magistrato lascia di professarla. Il suo autore o restauratore e capo è il Confuzo, del qual parlai sopra nel Cap. (V). Questa legge non tiene idoli, ma solo riverisce il Cielo e la terra o il Re del cielo, come habbiamo già detto, per parergli che governa e sostenta tutte queste cose inferiori. Riverisce anco altri spiriti, ma non gli danno tanto potere quanto danno al Signore del cielo.

I veri letterati niente parlano di quando fu creato questo mondo, né da chi, né come hebbe il suo principio. E dissi i veri letterati; percioché alcuni di puoca autorità fanno certi suoi giudicij assai frivoli e mal fundati; di che si fa puoco caso tra essi.

In questa legge si parla del castigo divino e del premio che hanno da ricevere i cattivi et i buoni; ma il più commune è pensare che ha d’essere in questa vita: o nella stessa persona degli autori del bene e del male, o ne’ suoi discendenti.

Della immortalità dell’anima pare che gli antichi dubitassero manco, anzi derono ad intendere che vivevano molti anni doppo la morte là nel cielo, ma non parlorno punto di stare alcuno nell’inferno. Solo i letterati di questo tempo estinsero a fatto l’anima doppo la morte, et non credono né paradiso né inferno nell’altra vita. Ad alcuni, parendo questo assai duro, dicono che solo l’anima de’ buoni si conserva viva, perché questi con l’essercitio delle buone opere la uniscono e fortificano; il che, non potendo fare i cattivi, usciendo essa dal corpo, dicono che si sparge et annulla.

Ma l’oppinione che adesso è più seguita, pare a me pigliata dalla setta degli idoli da cinquecento anni in qua, è che tutto questo mondo sta composto di una sola sustantia, e che il creatore di esso con il cielo e la terra, gli huomini e gli animali, alberi et herbe con i quattro elementi, tutti fanno un corpo continuo, e tutti sono membri di questo corpo; e da questa unità di sustantia cavano la charità che habbiamo d’aver gli uni con gli altri; con il che tutti gli huomini possono venire a esser simili a Dio per esser della stessa sustantia con esso lui. Il che noi procuriamo di confutare non solo con ragioni, ma anco con autorità de’ loro antichi, che assai chiaramente insegnorno assai differente dottrina.

I letterati, sebene ricognoscono questo suppremo nume del Cielo, non gli fanno però nessun tempio, né gli hanno diputato nessun luogo per adorarlo; e per il conseguente non hanno sacerdoti, né ministri della religione, né riti solenni per guardarsi da tutti, né precetti o comandamenti dati per osservare, né prelato che habbi il carico di dichiarare, promulgare la loro dottrina, o gastigare quei che fanno qualche cosa contra essa; per questo mai recitano niente né in commune né in particulare.

Anzi vogliono che a questo Re del Cielo solo il Re gli deva servire e sacrificare, e se altri lo volessero fare sarebbono gastigati come usurpatori della iurisditione regia; e per questo il Re tiene tempi assai suntuosi nelle due Corti di Pacchino e di Nanchino, del Cielo e della Terra, dove egli in persona gli soleva sacrificare, a certi tempi dell’anno; e adesso manda altri mandarini gravi, che in suo luogo faccino questo offitio, amazando per questo molti bovi e pecore, e facendo molte altre cerimonie in questi doi tempi.

Agli altri spiriti de’ monti e de’ fiumi e delle quattro parti del mondo solo sacrificano certi magistrati grandi e potentati del regno; e nessuno particulare si può mettere in questo.

I libri di questa legge sono li Quattro Libri e le Cinque Dottrine per dove imparano le loro lettere; e non vi è altra cosa di autorità se non commenti sopre questi.

La cosa più solenne tra questi letterati, et usata dal Re sino ad ogni minimo, è le offerte che ogn’anno fanno di carne, di frutte, profumi, e pezze di seta – o di carta nei più poveri –, e di profumi, ai loro antepassati già morti, in certi tempi dell’anno. Et in questo pongono la loro observantia a’ suoi parenti, cioè di «servirgli morti come se fossero vivi». Né per questo pensano che i morti venghino a mangiare le dette cose, o che habbino bisogno di esse; ma dicono far questo per non saper altro modo con che mostrino l’amore e grato animo che hanno verso di loro. E ci dissero alcuni che questa cirimonia fu instituita più per i vivi che per i morti, cioè per insegnare ai figliuoli et alla gente ignorante che honorino e servano ai loro parenti vivi, vedendo che le persone gravi sino a doppo la morte gli fanno gli offitij che gli solevano fare quando erano vivi. E conciosiacosaché né loro riconoschino in questi morti nessuna divinità, né gli chiadano, né sperino da essi niente, sta tutto questo fuori di ogni idolatria, e forse che anco si possi dire non esser nessuna superstitione, sebene serà meglio commutar questo in limosine ai poveri per le anime di tali defunti, quando saranno christiani.

Il proprio tempio de’ letterati è quello del Confuzo, che per legge se gli fa in ogni città, nel luogo che chiamiamo la scuola, molto sontuoso, al quale sta attaccato il palazzo del magistrato che governa quei che hanno già il primo grado nelle sue lettere. Nel più eminente luogo del tempio sta la statua del Confuzo, o in una tavola ben lavorata il suo nome con lettere di oro, et al suo lato le statue o i nomi di altri suoi discepoli, che pur sono tenuti per santi. Nel qual luogo tutti i novilunij e plenilunij vengono i magistrati della città con i detti graduati a fargli riverentia con le sue genuflessioni solite, e gli acendono candele e pongono incenso nel incensiero che tiene avanti l’altare. E parimente nel anniversario del suo natale e certi tempi dell’anno gli offriscono animali morti et altre cose da mangiare con molta solennità, per aggradirgli la buona doctrina che gli lasciò ne’ suoi libri, per mezzo de’ quali conseguittero i loro magistrati e gradi, senza anco recitargli nessuna oratione né chiedergli nessuna cosa, come dicessimo de’ loro morti. Hanno anco altri tempij, fatti agli spiriti protettori di quella città e del palazzo dove fanno audientia; dove anco fanno un giuramento solenne di guardare la giustitia ed administrare fedelmente il suo offitio, quando la prima volta (uno) entra in esso che qua chiamano pigliare il sigillo, e gli fanno altre offerte di carne e profumi. Ma in questi riconoscono podere di premiare e castigare. Il fine di questa legge de’ letterati è la pace e quiete del regno e buon governo delle case e de’ particolari; per le qual cose danno assai buoni avisi, tutti conformi al lume naturale et alla verità catholica. Fanno grande caso delle cinque correlationi che loro chiamano communi agli huomini: cioè di padre e figlio, di marito e moglie, di signore e vassallo, di fratello maggiore e minore, di compagno e compagno; pensando che gli altri regni forastieri non faccino caso di queste relationi.

Vietano il celibato e concedono la poligamia. Hanno molto expresso in tutti i loro libri il 2° precetto della carità, ch’è fare ad altri quello che vogliamo che gli altri ci faccino a noi. E ingrandiscono molto la obedientia de’ figliuoli a suo padre e madre, e la fideltà de’ vassalli a suoi sudditi e maggiori.

E conciosiacosaché loro né comandino, né prohibiscano niente di quello che si ha da credere delle cose dell’altra vita, e molti di loro seguono, insieme con questa sua, le altre due sette, venessimo a conchiudere che non è questa una legge formata, ma solo è propriamente una academia, insituita per il buon governo della republica. E così ben possono esser di questa academia e farsi christiani, posciaché nel suo essentiale non contiene niente contra l’essentia della Fede catholica, né la Fede catholica impedisce niente, anzi agiuta molto alla quiete e pace della repubblica, che i suoi libri pretendono. La 2a setta è quella di Sciechia e Omitofe, che nel Giappone, scrivendoli con l’istesse lettere, pronunciano Sciacca e Amidabu, e chiamano la legge degli fatochei. Questa legge venne alla Cina dalla sua parte ponentale, dal regno che chiamano Thiencio o Scinto, che adesso chiamano i nostri Industano, posto tra il Fiume Indo e Gange, et arrivò alla Cina l’anno sessantacinque doppo la venuta di Christo Nostro Signore al mondo; e scrivono che il Re stesso della Cina là mandò ambasciatori a chiederla per un sogno che aveva hauto. E hebbero da quel regno i libri della legge tradotti in lettera sinica, senza venire ad essa né Sciechia né Omitofe, che in quel tempo erano già morti. Per la qual cosa, essendo cosa certa che questa setta dalla Cina passò al Giappone, non so con che fundamento dicono là i settatori di questa setta che gl’istessi Sciechia e Omitofe furno al Giappone e che questa setta venne dal regno di Siam, per esser questo regno ben conosciuto nella Cina per assai distinto da questo, che gli stessi libri de’ pagodi chiamano Tiencio. Dal sodetto si vede che venne a questi regni questa setta nel tempo che si cominciava la predicatione del Santo Evangelio, e l’apostolo S. Bartolomeo predicava nella India Superiore, che o è l’istesso Industani, o i regni a esso contermini, e l’apostolo S. Tommaso predicava nella India Inferiore al mezzogiorno. E così si può credere che i Cinesi udissero la fama del santo Evangelio, et a questa fama mandassero a chiedere doctrina al ponente, e che, o per errore o per malitia di quei regni dove arrivorno, riportorno in luogo del Evangelio questa falsa dottrina alla Cina.

Gli autori di questa dottrina pare che hebbero notitia de’ nostri philosophi; e così parlano degli quattro elementi, di che è composto questo mondo inferiore, l’huomo e gli altri animali, piante e misti; cosa mai udita prima nella Cina. Parla della molteplicità de’ mondi di Democrito et altri philosophi. Sopra tutto divulgò per queste parti la trasmigratione delle anime di un corpo all’altro, aggiungendo alla opinione di Pittagora molte altre favole per far la loro oppinione più verisimile. E quel che è più, che pare hebbe anco notitia delle cose della christianità assai chiaramente, perché parla di un modo di trinità di tre dei che vengono ad essere un solo. Promettono il paradiso ai buoni e minacciano l’inferno ai cattivi; insegnano a patire e far penitentia; e lodano la vita del celibato, anzi pare che prohibiscono a fatto il matrimonio, e che lascino le loro case e vadino chidendo limosina poveramente in varie peregrinationi. Et hanno in molte cose grandissima combinatione con i nostri riti ecclesiastici. Il loro canto, quando recitano, pare esser propriamente il nostro canto fermo. E tengono ne’ tempij imagini e spere. Vestono i loro ministri certe cappe assai simili a quelle de’ nostri sacerdoti. Hanno nella loro dottrina in molti luoghi il nome di Tolome, che pare con il nome del Santo Apostolo volessero autorizare quello che dicevano in essa.

Ma con questo dicono tante falsità che oscurano tutta la luce che, dalla verità delle cose pigliate da noi, si potrebbe scorgere; perché confusero il cielo e la terra, il paradiso e l’inferno, insegnando che né nell’uno, né nell’altro stanno eternamente le anime, ma vengono di poi di tanti anni a rinascere in diversi mondi che loro pongono, e si possono emendare delli peccati passati; con il che fecero infinito male a questo povero regno. Prohibiscono mangiare carne o altra cosa viva; ma né tutti loro si astengono di essa, e facilmente assolvono di questo et altri peccati con limosine che gli danno, promettendo per mezzo de’ loro offitij liberare quanti vogliono dall’istesso inferno.

Questa setta fu nel principio assai bene riceuta da tutti per parlare sì chiaramente delle immortalità dell’anima e del paradiso doppo la morte.

Ma, come ben notano i loro letterati, quanto parlò più conforme alla ragione di altre sette manifestamente false, tanto magior fu il male che, con le falsitadi che insieme divulgò, fece nel popolo.

Ma quello che più gli fa perdere il credito, e che spesso rinfacciano i letterati ai seguaci di questa setta, fu che il Re et altri principi che nel principio ricevettero questa dottrina, tutti finittero la loro vita con morte violenta, e gli successero molto male tutte le cose, talché, in luogo di buona ventura che questi idoli promettono, ricevettero loro molte disgratie e calamitadi.

Da quel tempo in qua hebbe varij soccessi fiorendo o discadendo in diversi tempi, come flusso e reflusso di mare; ma sempre fu crescendo in libri che, o vennero di novo dalle stesse parti e furno voltati in lettera sinica, o, quello che pare più vero, furno fatti dagli stessi Cinesi. Con che formentorno sempre questo fuoco, senza mai si potere smorciare; anzi fecero una babilonia di dottrina tanto intricata, che non vi è chi la possa ben intendere né dichiarare.

Quello che adesso si vede degli antichi sono moltissimi tempij, e molti di loro assai suntuosi e grandi con idoli di bronzo, di legno, di marmo e di stucco, di smisurata grandezza; a’ quali tempi stanno attaccate grandissime torri di pietra e di mattoni, dove sono molte campane di bronzo e di ferro colato et altri ornamenti di grande valore.

Gli ministri di questa setta sono chiamati osciani. Vanno tutti rasi nella testa e nella barba, contra del custume della Cina; e parte di essi vanno peregrinando e chiedendo limosina per il mondo, parte stanno ne’ monti facendo penitentia: ma la magior parte, che saranno doi o tre milioni, stanno ne’ sopradetti tempi sostentati dalle rendite assegnate anticamente a tali tempij e di limosine che continuamente gli danno, o con quello che guadagnano con sua industria.

Questi ministri sono, e sono tenuti, per la più bassa e vitiosa gente della Cina: sì per la sua origine, perché tutti sono figliuoli di gente bassa e povera, che, essendo fanciulli, sono venduti da’ loro parenti ai osciani vecchi, ai quali dipoi soccedono nella rendita et offitio; sì anco per la ignorantia e mala educatione che tengono fra (i) suoi maestri. E così né sanno lettere, né politia, se non fusse alcuno di qualche ingegno che si dà allo studio e viene a sapere qualche cosa.

E, seben non hanno moglie, sono quegli che manco guardano la castità; sebene, quanto tocca a cosa di donne, lo fanno quanto più nascostamente possono, per non esser castigato dagli magistrati, che gli mettono prigioni, frustano e amazzano senza tenergli nessun rispetto, quando fanno qualche male che si possa provare in giudicio.

Questi tempij, o i conventi di questi tempij, sono divisi in varie stanze, conforme alla loro grandezza; et in ogni stanza vi è uno di quei ministri administratore perpetuo, al quale succedono i suoi discepoli, de’ quali compra egli quanti ne vuole, e può sostentare con sua rendita et industria; et in nessuno di questi conventi vi è prelato di tutti, che habbi molta autorità sopra degli altri.

In tutte queste stanze di questi tempij, per tutta la Cina e molto più nelle Corti, procurano di fare molte camere, per dare a pigione, come tra noi camere locande, a’ forastieri che vengono di altre terre; con che guadagnano molto, perché molti le pigliano e pagano molto bene. E viene adesso un grande convento  ad essere una grande hostaria con grande trafico e matinata di gente di diverse parti. Et il meno che si fa in questi luoghi è l’adoratione degli idoli, o predicare, e trattare della religione.

Con questa loro bassezza sono chiamati da molti alle essequie et offitij di morti, con che guadagnano qualche cosa. Sono ancora chiamati a certe cerimonie di dar libertà ad animali silvestri, sì volatili e terrestri, come aquatili, che gli huomini divoti di questa setta comprano vivi e dipoi li lasciano liberi, o nell’acqua, o nel campo, pensando con questo fare un’opera molto meritoria.

In questi tempi cominciò questa setta a fiorire assai, facendosi molti tempij di novo e rinovandosi i vecchi. Ma la magior parte sono donne, eunuchi e gente rude, specialmente certi huomini che chiamano ciaicuni che, stando in sue case, fanno tutta la sua vita il loro digiuno, astenendosi dalla carne e pesce, e tenendo molti idoli in sua casa, ai quali recitano ogni giorno, et alcuni vanno a recitare alla casa delli altri; con che anco guadagnano qualche limosina.

Vi sono anco donne religiose, che si radono i capelli e non pigliano marito, come osciami, che chiamano nicu, ma in comparatione degli osciani sono assai manco e non stanno molto insieme.

 

La 3a setta è di Laozu, che fu un philosopho contemporaneo di Confuzo, del quale fingono che stette ottanta anni nel ventre de sua madre prima di nascere; per questo lo chiamano Laozu che vuol dire il Filosopho vecchio. Questo né lasciò libro della sua setta, né pare che pretendesse far setta nova; ma dipoi di sua morte i suoi seguaci che chiamano tausu lo pigliorno per suo capo, fingendo varij libri, diversi delle altre sette, con molte favole dette con molto apparato.

I seguaci di questa setta, parte stanno in vari tempij, senza pigliar moglie, allo stesso modo che dicessimo degli osciani, con l’istesso modo di far discepoli de’ putti comprati, e con l’istessa autorità, dissolutione e modo di vivere, ma tengono i capelli e la barba come tutti gli altri Cinesi; solo nella testa, sopre i capelli, tengono un cappelletto di legno con che alquanto si distinguono dagli secolari. Altri sono che pigliano moglie e stanno in sue case, ma recitano per sé e per gli altri la sua dottrina.

Pretendono questi tra gli altri suoi idoli adorare anco il Signore del cielo in figura corporea.

Et in una dottrina fatta da loro stessi finsero molte cose che sono accadute, nel cielo, assai desdicevoli da quel luogo, che sarebbe fuora de mio proposito contarle qui. Solo ne dirò una di dove si potranno congetturare le altre. Et è che dicono il Re del cielo che adesso regna, esser di cognome Ciam, essendo prima un altro di cognome Leu. Questo Re Leu dicono che venne un giorno alla terra a cavallo di un dragone bianco. Et quello di cognome Ciam, che sapeva indovinare le cose future, gli fece un pasto e l’invitò a sua casa; e mentre il Re Leu stava mangiando, nascostamente cavalcò nel dragone bianco e se ne fu al cielo occupando il regno celeste. Laonde, ritornando poi là il Re Leu, ritrovò il suo regno occupato e non potè entrare in esso; solo ottenne dal novo Re Ciam di esse presidente di un monte qua nella Cina, dove se ne sta privato della sua antica dignità. Di modo che quello che questi adesso adorano, confessano loro stessi avere con inganno usurpato il cielo.

Sopre questo Re vi è un altro ternario di numi, uno de’ quali è Laozu che fanno autore di questa setta.

Ambedue queste sette finsero il suo ternario, accioché si vegga chiaro esser il padre della bugia autore di tutte queste, il quale non ha anco lasciato la superba pretensione di voler essere simile al suo Creatore.

Questa setta parla anco del paradiso, che promette a’ suoi, et anco dell’inferno dove vanno i malfattori. Ma sono differenti nel modo di parlare dalla setta di Sciechia; perciocché questi promettono far ire i suoi al paradiso in anima et in corpo, e ne’ suoi tempij tengono le figure di alcuni che finsero essere  di questa guisa volati su nel cielo. A questo fine insegnano fare varij essercitij, sedendo in varie foggie, dicendo certe orationi, e bevendo anco medicine, con le quali, e con l’agiuto de’ loro santi, possono conseguire il vivere eternamente nel cielo, o almeno molti anni in questo mondo. Con essere di queste cose facili a vedere la vanità e bugia, è tanta l’ingordagine che hanno i Cinesi di viver lungo tempo nelle delitie di questo mondo, che molti sono quei che si lasciano persuadere esser cosa possibile, e vivono sino alla morte in questo inganno, facendo tanto fantastichi essercitij, che con essi, molti anco accelerano la morte.

Il proprio offitio di questi tansu è scongiurare i demonij e cacciarli fuora delle case dove si sentono apparire; e fanno questo di doi modi. L’uno è dare certe figure bruttissime degli stessi demonij per attaccare nelle case, dove si sente o si teme avere qualche spirito immondo; con le quali figure, stampate e pinte in carta gialla con inchiostro nero, guadagnano molto. L’altro è l’andare loro stessi a scongiurare e purificare le case; e fanno questo con spada nella mano e con tante grita e strilli che paiono essi gli stessi demonij.

Un altro offitio a loro proprio è chiedere pioggia nel tempo di siccità, e serenità nel tempo di molta pioggia, e impedire le inondationi di acque et altri infortunij pubblichi e particolari. E se loro facessero quello che promettono senza nessuna vergogna, si potrebbe dare qualche scusa a quelli che li chiamano; ma essendo tanto bugiardi in tutto quello che promettono, non so che scusa se gli possa dare.

Pare che alcuni di loro sanno, o seppero, arte magica; se non vogliamo dire che tutto quello che contano di questi huomini è pura bugia.

Risiedono negli tempij del Cielo e della Terra, e sono agiutanti ne’ sacrifici che il Re fa in persona o fanno altri da sua parte, con che guadagnano molta autorità; e loro fanno la musica di questa cappella con tutti gli instrumenti musici della Cina, che, sonati tutti insieme, fanno una grande disconsonantia alle nostre orecchie.

Sono chiamati anco a essequie et offitij de’ morti, e vanno a essi vestiti con le sue cappe molto pretiose, sonando sempre flauti et altri simili instromenti.

Sono anco chiamati a certe processioni, che fanno per santificare le case nove o cacciare di qualche strada ogni spirito immondo, che sogliono in molti luoghi fare li capi delle strade ogn’anno, hora in una strada, hora in altra, alle spese di tutti i vicini.

Questa setta tiene per superiore uno di cognome Ciam, che tiene questa dignità hereditaria de’ suoi antepassati da più di mille anni in qua; e pare che hebbe origine da un negromante che stava in una grotta di un monte nella provincia di Chiansi, dove anco habitano adesso i suoi posteri, et par che insegnò poi quest’arte ai suoi figliuoli, secondo le cose che contano di essi per molte generationi.

Questo superiore sta il più delle volte in Pachino, et è molto stimato dal Re, che lo fa entrare dentro del suo palazzo, e gli benedice le sue case nove o dove hanno paura di qualche spirito. Va per la città con sedia aperta e con lo stato che vanno i magiori mandarini della Corte, con assai buona rendita che il Re gli dà. Ma ci disse un christiano che questi di adesso sono tanto ignoranti, che né pure i sacriligi incantamenti de’ suoi maggiori sanno fare.

Non tiene questo nessun  podere nel popolo, ma solo sopre i suoi tausu, e sopra i loro tempij di quali egli è il suppremo prelato. Molti di questi tausu, intendendo nella falsa regola di viver sempre, vengono a mettersi parimenti nella alchimistica, che è assai annessa alla precedente, seguendo l’essempio de’ suoi santi, che dicono di aver saputa e l’una e l’altra.

 

Questi sono i tre capi originali e principali di questa gentilità. Ma non si contenta con questi il demonio; perché ognuno di essi sta multiplicato per tanti tempi e maestri in altri moltissimi; e così, sebene il nome è di tre, nella realità sono più di trecento le sette di questo regno, et ogni giorno vanno pullulando altre nove, sempre indo di male in peggio, con più corrotti custumi, pretendendo tutti i novi maestri dar magior larghezza di vivere.

 

L’autore di questa casa che adesso regna nella Cina, pretendendo aggradare a tutti, lasciò legge che tutte le tre leggi si conservassero nella Cina per agiuto del regno, dando a tutte i suoi privilegij, con tanto che le due fossero soggette a quella de’ letterati, che aveva da governare la Cina, e per questo nessuno tratta di estinguere nessuna di esse.

Il Re della Cina ordinariamente fa caso e si agiuta di tutte, renovando i tempij di essi et alle volte facendo altri novi.

Le sue Regine sono più divote de’ pagodi e gli fanno molte limosine, sostentando fuora del palazzo molti ministri di ambedue le sette, accioché preghino per loro.

Quello che difficilmente si può credere è la multitudine degli idoli che sono in  questo regno, non solo dentro de’ tempij, che stanno pieni di essi, perché in alcuni ve ne sono fatti molte migliaia di essi, ma anco nelle case de’ particolari ve ne sono assai, in un luogo dedicato a questo; nelle piazze e nelle strade, ne’ monti, nelle barche e ne’ palazzi pubblici non si vede altra cosa che questa abominatione. Sebene nel vero puochi sono che credono molto nissuna cosa che di essi si conta, e solo pensano che, se non fanno bene, almanco non gli può fare nessun male il venerarli esteriormente.

 

La più commune opinione di adesso e de quei che credono esser più savij, è dire che tutte queste tre sette è una stessa cosa, e tutte se possono guardare insieme, con il che ingannano a se stessi et agli altri con grandissimo disordine, parendo a loro che in questa materia di religione, quanto più modi di dire vi sono, tanto più utilità apporta al regno. Et al fine tutto gli riesce il contrario di quello che pretendono; perché, volendo seguire tutte le leggi, vengono a restare senza nessuna, per non seguire nessuna di cuore.

E così altri chiaramente confessando la loro incredulità, altri ingannati dalla falsa persuasione di credere, vengono la magior parte di questa gente a stare nel profundo dell’atheismo.

 




Mitologie diluviane cinesi

Carlo Moiraghi*

Ad introdurre la mitologia diluviana cinese conviene citare la leggenda cosmogonica di Panggu, il primo uomo.

All’albore del tempo Cielo e Terra già esistevano, ma riuniti nell’unico spazio allora presente e nella loro totale unione concepirono il figlio, Panggu, che nacque dall’uovo del cosmo.

Padre e madre e figlio ora vivevano uniti nell’unico spazio presente e stretto e pressato dai genitori celesti fu l’uomo, Panggu, a spingere il padre lassù in Cielo e la madre in Terra, dove ancora risiedono. In questo sforzo il corpo di Panggu si disfece e piovve sulla terra, dove le gocce del suo corpo si trasformarono nei  diecimila viventi.

Una rilettura di questa leggenda cinese in chiave di soglia diluviana fra la quarta e la quinta epoca umana ne evidenza gli importanti segnali.

 

Yu                                                                                                         L’eroe salvatore del mondo cinese fu Yu il Grande che, illuminato e protetto dai poteri animici della natura, riconobbe infatti l’importanza delle caratteristiche naturali del territorio cinese quali unica sicura protezione dall’incombente alluvione.                                                                                 Yu venne infatti in possesso dell’Hongfan, il Libro della grande regola, e l’uomo potè quindi adeguare l’ordine della natura all’immane alluvione. Le immagini dell’ordine celeste, Loshu, e dell’ordine terrestre, Hotu, emersero dalle acque.                                                                                       La prima figura magica, lo Scritto del fiume,  fu portata in dono a Yu dalla Grande tartaruga, la Madre di tutte le tartarughe, l’aveva segnata sul suo carapace quando venne a lui dal Fiume Lo.                                                        La seconda immagine, il Diagramma del fiume, gli fu portata dal Cavallo alato, l’aveva segnata sul suo manto, quando affiorò dal Fiume Giallo.           Altre immagini antiche Yu stesso rinvenne, dissotterrò infatti i nove candelabri sepolti dai pastori nelle nove regioni del mondo.                           Evidente l’insistenza con cui questo mito segnala l’importante lascito culturale, vera radice sapienziale nella raffigurazione della trasformazione degli equilibri del mondo e dell’esistenza, indicata come vita acquatica che insegna alla vita terrestre.                                                                                  Con immani fatiche Yu approfondì allora le valli ed innalzò dovunque gli spartiacque montani, salvando la terra e il suo popolo dal planetario cataclisma, per questo egli fu in seguito acclamato imperatore. A cavallo fra leggenda e storia, la fondazione del primo impero cinese attuata da Yu il Grande, gli Xia, è datata duemila anni a.C. Si avviarono dunque con Yu il Grande le dinastie imperiali cinesi, che si susseguirono per quattro millenni, la fondazione della Repubblica Popolare Cinese avvenne infatti nel 1912.                                                                                               E va notato come i due diagrammi sapienziali su cui il miti sovente ritorna, e la cui fama si è mantenuta inalterata nei millenni, rappresentano qui l’intera scienza antica dei Quadrati magici, circa ubiquitaria nelle diverse tradizioni, ben sviluppata infatti in tutta l’Asia come nel bacino del Mediterraneo. In essi geometria e aritmetica si fondono per realizzare i modi dell’alchemica identità del cerchio e del quadrato. Ne tratto diffusamente nel mio La via della forza interiore, edito in questa stessa collana Jaca Book 2003.

 

Nwgua

Se dunque Yu rappresenta sul piano umano e terrestre colui che salva l’umanità dal diluvio, l’identico intervento salvifico si realizza sul piano divino e celeste da Nwgua, figura mitologica sessualmente indifferenziata che fin nelle sue forme prossime al mondo marino pare riassumere in sé l’arcaica soglia epocale.                                                                                         In un importante mito cosmogonico è Nwgua infatti a salvare il mondo allorchè la trasparente coppa celeste che protegge la terra dalla acque esterne il cielo sottostante e il quadrato terrestre si inclina e incrina a causa dell’avvinghiarsi del mostro Kunkun  a una della quattro colonne che  sorreggono la coppa celeste.                                                                            Una volta sconfitto il mostro ad opera di un’entità benefica, spetta a Nwgua riparare le crepe della volta celeste attraverso cui scrosciano sulla terra le acque esterne.                                                                                            Le stelle rappresentano appunto qui le pietre colorate con cui Nwgua ottura le fessure della volta e argina il diluvio.                                                              A meglio introdurre la figura di Nwgua va detto come appartenga, con Fuxi e Shennong, ai Tre Augusti, primarie potenze divine benefattrici dell’umanità, veri mani dell’attuale età umana. E’ triade ancestrale in cui si può riconoscere la coppia celeste primeva, Fuxi e Ngwua, ad un tempo sposi e fratelli secondo le diverse letture tradizionali. Di entrambi la tradizione segnala il corpo di drago e le loro raffigurazioni con coda a scaglie di pesce paiono ravvicinare anche graficamente gli albori di questa età umana al mare e al diluvio.                                                                          Altra loro caratteristica iconografica sono la squadra e il compasso, sintetico rimando ai loro doni e agli insegnamenti che  impartirono agli uomini promuovendo l’evoluzione sociale e il progresso nelle diverse arti e scienze.                                                                                                          Quanto a Shennong, il divino agricoltore iniziò l’umanità alle coltivazioni dei campi, rivelandole i segreti dei tempi e dei modi delle semine e dei raccolti.

 

Huangdi

Se dunque la trasformazione diluviana è ben segnalata nella mitologia cinese, restando poi nell’ambito arcaico va notato come la leggenda cinese rimandi l’introduzione dell’agopuntura alle radici stesse dell’umanità, riferendola allo stesso Huangdi, il mitico Imperatore Giallo, che le differenti voci tradizioni variamente collocano o volte fra i Tre Augusti a volte fra i Cinque Imperatori che ad essi succedettero, e la doppia scelta numerologica rimanda al numero tre quale realizzazione terrestre della legge celeste e al numero cinque quale dinamica compiuta  organizzazione delle vie dell’esistenza, spazi e tempi e modi.

La figura di Huangdi viene così indicata quale vivo centro nell’ancestro e nel pantheon cinesi, sorta di mane ad un tempo divino ed umano che insegnò agli uomini le prime vie della vita sociale, i baratti e l’uso della moneta, lo scrivere e il fare di conto, la costruzione dei mezzi di trasporto terrestri e marini e dei principali utensili, e fra questi appunto gli aghi di agopuntura e i segreti del loro utilizzo.

E va qui anche notato come il principale testo classico in proposito rimandi espicitaente a lui, il Huangdi neijing suwen lingshu, Il Canone interno dell’Imperatore Giallo composto dei due libri Le domande semplici e Il Perno spirituale, è testo iniziatico strutturato proprio in confronti  di ambito medico fra il sovrano ed il primo medico della sua corte, Qibo.                  A complemento aggiungo come pur in mancanza di dati storici la leggenda asserisca che Huangdi resse l’impero cinese per cento anni, circa alla metà del terzo millennio a C.

 

Terre oltre la terra                                                                                             Qualsiasi tradizione, occidentale come orientale, ha variamente delineato i luoghi della vita eterna, da cui la vita terrena proviene e in cui rientra, e questo non solo quali certezze e visioni di Paradisi e Limbi e Inferni, celesti bilance delle umane esperienze terrene, ma anche quali geografie ulteriori, sconosciuti estremi paesaggi di origini e di mete, vie per raggiungerli e potenti sovrani su troni lontani.                                           Mentre la tradizione occidentale in ogni cultura descrive le terre dei morti e i viaggi iniziatici che gli eroi vi hanno compiuto, la tradizione cinese disegna Peng   Lai paradiso incantato, Feng Du luogo infernale, Fu Sang, mitica isola, Xuan Pu, terra fatata sul Monte Kun Lun, attraversando il quale passo Lao Tzu, il primo Maestro, si accommiatò dalla terra degli uomini, e anche Long Men, porta dei draghi, è soglia ulteriore.                                                                                                        Ma a suggerire nella voce dei gialli l’originaria dimora umana poco fa  introdotta è a nostro avviso Yao Chi, residenza degli immortali, dove domina Xi Wang Mu, la Regina Madre d’Occidente. Signora della musica e degli strumenti a fiato, questa dea della fecondità regna sulle terre occidentali, i luoghi dei morti. Interpretabile come trasposizione di Ngwua sulla scena terrestre, Xi Wang Mu  regge il destino umano, custodisce i frutti dell’immortalità ed è capace di scatenare morbi e pestilenze.                   Infine i più vivi ringraziamenti all’ Editoriale Jaca Book di Milano per la gentile concessione di pubblicare questo articolo tratto dal mio volume in lavorazione intitolato I fondamenti della Vera Medicina Cinese di cui detiene i diritti.

 




Il punto di agopuntura secondo SIDA: LR-2 Xing Jian

Dante De Berardinis*

 

Sintesi dai testi classici e altri autori, alla luce della tradizione orale taoista trasmessaci da Jeffrey Yuen e dall’esperienza clinica.

Il punto verrà analizzato in base a:

1. Nome del punto

2. Funzioni

3. Ricette

4. Tipologia

  1. Sintesi da parte della SIdA

 

LR2, Nome

Xíng = muoversi, circolare

Jiān = spazio, intervallo; qualcosa che sta in mezzo

 

Muoversi nei grandi spazi del Mercato, andare a piedi, camminare, viaggio; atto, azione, abile.

Il nome potrebbe far riferimento alla  capacità di muoversi nell’ambiente. Muoversi ed agire nell’ambiente sociale, affettivo, lavorativo ecc. è simbolicamente rappresentato dalla funzione di diffusione dal torace verso la periferia.

 

LR2 Funzioni

Apre il torace per fare uscire Yang Qi, Wei Qi, Sangue.

Apre gli orifizi inferiori, rinfresca il SJI

Rettifica il Qi

 

1. LR2 apre il petto e permette la fuoriuscita del calore. Se questa funzione è alterata:

 

A. Il calore si accumula nel petto

Se LR2 non apre il petto il calore  si accumula  localmente e compaiono segni di calore al petto e di freddo (vuoto di Yang) nell’addome e in periferia. L’eccesso di calore al torace si manifesta come  “dolore intercostale, dolore al cuore, infarto miocardico, sete, singhiozzo. La persona perde facilmente la pazienza, irritabilità”.

 

Ling Shu  cap. 52

“ La radice di Zu Jue Yin è situata intorno al punto LR2, l’altra sua estremità termina nella regione del petto dove la sua energia si espande

(Sembra proprio che tocchi il punto dove inizia la diffusione del Qi del petto verso la periferia, potrebbe essere CV17, Mu del SJS che come punto Mu tratta gli accumuli, in questo caso accumulo di Qi)

 

Zhenjiu Jiayi Jing   Libro IX, cap. 2 (pag. 621).

Titolo: “I dolori precordiali, i Bi del petto, le ernie del cuore e i tre versi provocati dal soffio freddo che si localizza nei 5 organi e nei 6 visceri.”

“Il dolore precordiale da Jue con colore bluastro della tinta come cenere raffreddata, quando si resta senza respirare per lungo tempo sono dolori precordiali dovuti al Fegato (Gan Xin Tong). Si tratta LR2 e LR3”

 

Zhenjiu Jiayi Jing  Libro IX, cap. 4 (pag. 631)

Titolo del capitolo: “Sensazione di pienezza e di dolore al petto e alle costole del torace causato da malattia che interessa il Fegato e dal ristagno di Wei Qi”

Quando la Xie si situa nel fegato si soffre di dolore alle costole e freddo al centro (Han Zhong); il sangue cattivo si situa all’interno, le articolazioni delle gambe si gonfiano e ci sono crampi muscolari. Si tratta LR2.

 

B. Lo Yang Qi, Wei Qi e  Sangue non va in alto  e in periferia

Il vuoto di Wei Qi e Yang Qi alla testa provoca sintomi alla gola con “facilità alle aggresioni da freddo con faringiti, deficit Wei Qi con pienezza toracica e infezioni aeree a ripetizione, paralisi di Bell (LR2, TH17), freddo al centro, arti ghiacciati,  addome ( ernie), piedi, testa.

L.S. cap.  24:

“ Nei dolori al cuore con faccia cadaverica è tanta la sofferenza del malato che non ha la forza nemmeno per respirare, in questo caso pungere LR2 e LR3“

 

C. Lo Yang non va in basso

Se lo Yang non esce dal torare ci sarà vuoto di Yang Qi all’addome che provoca  Zhong Han, (freddo al centro) e la “facilità alle aggressioni da freddo alimentare come la “congestione ingestione di alimenti freddi nei bambini, dolori addominali”

 

Zhenjiu Jiayi Jing , Libro IX cap. 11 (pag. 668)

Titolo: Ernie scrotali, incontinenza i ritenzione di urina provocato dall’interessamento del meridiano Zu Jue Yin o per la gioia o collera frequente”.

“Dolore addominale che sale al cuore, la pienezza epigastrica, la ritenzione di urina, il dolore al pene, la collera nello sguardo e si rifiuta di guardare il mondo esteriore, le lacrime e i sospiri indicano il punto LR2”.

 

Il vuoto di Yang nella pelvi si manifesta con incontinenza, enuresi, pollachiuria, leucorrea ma anche con rischio di aborto al primo  trimestre di gravidanza da deficit di Yang che non riesce a tenere il feto.

In questi casi pungere:

LR2, KI10, ST28 e CV4 in moxa non ago moxa.

 

Zhenjiu Jiayi Jing, Libro XII, cap. 10, pag. 828

Titolo: Diverse malattie della donna

“Le turbe del flusso mestruale le metrorragie durante la  gravidanza con aborto spontaneo e freddo agli organi genitali indica il punto LR2”

 

 

D. Il fuoco divampa verso l’alto

Quando l’accumulo di Yang nel torace arriva al massimo si sviluppa il Fuoco che  dal torace divampa in alto, sale alla testa e provoca “ictus, cefalea, reflusso gastro-esofageo, glaucoma, epilessia, convulsioni infantili, sincope”.

 

 

Zhenjiu Jiayi Jing. Libro XI cap. 2 (pag. 736)

“Follia furiosa ed epilessia provocata da uno Jue Yang e un grande spavento”

Epilessia con respiro corto, vomito di sangue, dolore al dorso e al petto si tratta con il punto LR2.

 

Zhenjiu Jiayi Jing, Libro IX, cap. 3

“Tosse con risalita del Qi prodotto dal perverso che, se situato al polmone, ai 5 organi e ai 6 viscreri, li rende malati.”

“La tosse con reflusso di Qi verso l’alto e espettorazione di catarro indica i punti SI17 e LR2”.

 

Zhenjiu Jiayi Jing, Libro IX, cap. 5 (pag. 635)

“Tristezza (Bei), paura,  sospiri, bocca amara, tristezza (Bule)  e spavento dovuti al perverso che si situa nel cuore e nella vescica biliare e che interessano gli organi e i visceri”

“Lo spavento frequente, la tristezza (Bei) , la melanconia (Bule), Jue, calore alle gambe e sopra i piedi, viso caldo e sete indicano il punto LR2”.

 

2. Rinfresca il SJI e apre gli orifizi inferiori (?) per eliminare l’umidità con urine e feci

Secondo Auteroche “rinfresca il calore del sangue e il Riscaldatore Inferiore”

Secondo Jeffrey Yuen LR2 drena l’umidità verso l’esterno attraverso ano e uretra (apre gli orifizi inferiori?)

Se LR2 non elimina i liquidi dal San Jiao Inferiore avremo:

– Anasarca

– Sudorazioni  emotive, sudore di cattivo odore,

L’accumulo da non eliminazione provoca l’umidità che l’organismo cerca di asciugare con il calore e compaiono:

uretrite, enuresi,

– cistite, disuria,

– menometrorragie,

– dolore al pene,

erezione per eccesso di fegato,

orchite

mestruazioni lunghe, meno-metrorragia,

gonfiore al basso ventre,

lombalgia durante il ciclo,

vagina contratta,

dismenorrea”.

 

3. LR2 tratta la funzione di rettificazione, Li,  del Qi

La funzione Li,  di rettificare,  di solito è associata al Polmone.  Li presuppone un discernimento tra bene e male,  per certe situazioni potremmo avere rimorso o senso di colpa, questo vuol dire che non si riesce  a lasciare andare i brutti ricordi che possono bloccare il presente che è  legato al Polmone. Si parla del Fegato che insulta il Polmone  quando una persona che vive nel passato oppure troppo preso dal futuro nel senso  che pensa solo al risultato e non riesce a vivere il presente (rappresentato dal Polmone). Il Fegato è quello che impedisce di vivere il presente ed è per questo che  molti punti del LR hanno la funzione di rettificare il Qi. I punti che rettificano il Qi sono punti che trattano anche il sangue perché il sangue conserva i ricordi:

LR2, LR3, LR14, LR5,  LR9.

 

LR2, Ricette

– Ragade capezzolo durante l’allattamento = LR2, (Remp, D.D.B.)

Sudore emotivo e di cattivo odore = LR2, HT9

Herpes Zoster intercostale recidivante i nevralgia post herpetica = LR2, LR6

Dolore del Cuore: LR2, HT6 (zi sheng jing)

Polidipsia , diabete: LR2 , KI1 ((Zhen jiu ju ying, Bai zheng fu)

Nevralgia intercostale LR2, TE6, LI11 (xin zhen jiu xue)

Glaucoma LR2, GB20, LI4 (shanghai zhen jiu)

Minaccia d’aborto al 1° trimenstre= LR2, KI10, ST28 e CV4 in moxa non ago.

Gonfiore addome, flautolenza =  SP17, SP9, SP1,  LU1 (LU5) + LR2. (LR2 se a causa di emozioni)

Nocciolo di prugna (secchezza della gola SSM): LR2 poi LR3

Sudore acre, acne in adolescenza: LR2, HT9

Lacrimazione eccessiva: LR2, GV24

Emeralopia: LR2, BL1

Precordialgia, dispnea, palpitazioni: LR2, HT6

Diabete: LR2, KI1

Dolore lombare con incapacità di stare in piedi a lungo o di muoversi: LR2, GB25

Bambini con lipotimia da ingestione di alimenti freddi = LR1 mx, LI15, ST9, ST30

 

LR2, tipologia secondo la SIdA

Il movimento nei nuovi spazi richiede di aprire il petto, le costole. La persona si  protende verso qualcosa ma resta chiusa con il torace, si affaccia alla novità ma non con il proprio pieno potenziale. Ciò che trattiene può essere l’impronta essenziale della propria vita rappresentata dal Chong Mai e dal Jing.

A livello di LR2 si deve muovere questa massa di spazzatura (di LR1) per eliminarla dalla propria vita poi si muove tutto per semplificare la vita a livello di LR3.

Sono persone irascibili che perdono subito la pazienza, sempre in collera, ansiosi con lacrime facili,  raggiungono un obbiettivo ma non sono mai soddisfatti e allora ne vogliono raggiungere un altro.

“LR3, Tai Chong,  rettifica il Qi aiutando a rettificare il Chong Mai. Mentre il punto LR2, in quanto punto Fuoco sul meridiano, ha sempre a che vedere con i disturbi del Sangue causati dai ristagni del Qi che sappiamo che in questo caso esitano in Calore. L’ansia  deriva dalla domanda “chi sono io?”; e/o “che vita ho vissuto?”.

Quindi l’impazienza del punto LR2 è una impazienza dal credere che non si è fatto abbastanza, che siamo in “ritardo sulla tabella di marcia del Ming” , quindi forse al punto LR1 ci sono tutti gli accumuli dei desideri non soddisfatti, a  livello di LR2 quell’accumulo diviene calore  e si crede di non aver fatto abbastanza e a LR3 (che tonifica il Jing favorendo la trasformazione del sangue di fegato in Jing di rene) bisogna rilasciare e vedere che si è fatto abbastanza per non “reicarnarsi” in una vita troppo complicata e quindi per non creare calore vuoto.

 

Conclusione

Lo Zu Jue Yin è un meridiann che ha più Xue che Qi. I Ling Shu al cap. 10 scriva  che inizia con il punto LR1 a livello dei tre peli dell’alluce.  I peli sono la vegetazione del Sangue e allora , questo modo di dire, significa che tutto il meridiano è legato al sangue e quindi alle emozioni. Le emozioni muovono il Sangue e il Qi secondo la propria azione (la collera fa salire, la paura fa scendere ecc.) che alterano le normali funzioni  (Qi) degli organi e dei visceri.

Secondo la SIdA, tutti i punti del meridiano Zu Jue Yin hanno la funzione di evitare che le emozioni vadano ad alterare le normali funzioni degli Zang Fu. In questa prospettiva LR2 ha la funzione generale di mettere al riparo la funzione di diffusione del Jiao Superiore e del Polmone da emozioni che possono bloccare questa funzione. Così come ha anche la funzione di evitare le emozioni possano bloccare la funzione di eliminazione degli orifizi inferiori. In quest’ultima funzione è intrinseca l’eliminazione di sensi di colpa, rancori trattenuti e conservati nel Sangue. Ecco perché ha la funzione di “rettificare il Qi”.

 

Bibliografia

  1. A cura E. Simongini, L. B. (2014). Il Fegato Semin. Jeffrey Juen. Roma: E.
  2. Simongini.Bultrini, J. Y. (2008). I disturbi dello Shen: lo psichismo in medicina classica cinese.
  3. Roma: EmilioSimongini.Gérard Guillaume, M. C. (1995). Dictionnaire des points d’acupuncture. Paris: Guy Trédaniel éditeur.
  4. J. Andres, M. (2004). Zhen Jiu jia Yi Jing. Paris: Trénadiel editeur.
  5. J. Andrés, M. (2008). Ling Shu. Paris: La Tisserande.
  6. Jarret, L. (2003). The clinical practice of chinese medicine . Editpre Spirith.

 

 

 




Insediamento della Commissione Regionale per le Medicine Complementari nelle Marche

Lucio Sotte*

Lo scorso 24 febbraio nell’Aula Sanità del Palazzo Rossini  della Regione Marche si è insediata la Commissione Regionale per le Medicine Complementari che avrà il compito dare applicazione alla Legge Regionale sulle Medicine Complementari: L.R. n.43/2013 successivamente integrata dalla DGR n.567 del 20/07/2015.

I compiti principali della Commissione sono due.

–  definizione delle procedure di accreditamento di soggetti pubblici e privati di formazione per le medicine Complementari normate dalla legge: Agopuntura, Fitoterapia, Omeopatia (Omeopatia, Omotossicologia e Antroposofia)

–  istituzione degli Elenchi da istituire presso gli Ordini Professionali Provinciali dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri per le medicine Complementari normate dalla legge: Agopuntura, Fitoterapia, Omeopatia (Omeopatia, Omotossicologia e Antroposofia).

Nel corso dell’incontro di insediamento della Commissione sono state istituite due Sottocommissioni. Una delle due sottocommissioni avrà il compito specifico di definire le procedure di accreditamento (referente prof. Francesco Amenta) l’altra quello di seguire l’istituzione degli elenchi presso gli Ordini Provinciali dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri (referente dott. Lucio Sotte).

Il prossimo incontro della Commissione è previsto per i primi di aprile.

 

Segue il documento istitutivo della Commissione regionale per le Medicine Complementari

 

Le discipline mediche complementari (MC), altrimenti dette medicine “non convenzionali” (MNC) o “complementari alternative”, sono dei sistemi medici essenzialmente basati su metodiche che tendono ad individualizzare ciascun trattamento, dando enfasi alla prevenzione ed allo stile di vita, promuovendo la responsabilità della propria cura oltreché il riconoscimento degli aspetti psicologici e spirituali della persona, comunque intesa nella sua integrità.

Tali metodiche sono diventate ormai da tempo una pratica terapeutica corrente in Italia e nella maggior parte dei Paesi Europei, rientrando a pieno titolo nell’ambito dell’attività professionale sanitaria, sia in ambito privato che pubblico. Secondo i dati del Rapporto Italia 2012 –fonte Eurispes-, il ricorso a queste tipologie di trattamento in Italia riguarda il 14,5% della popolazione, principalmente di età adulta, dai 25 ai 64 anni, e di sesso femminile, con uso prevalente della omeopatia (6,2%) seguita da agopuntura e fitoterapia. Nelle Marche, secondo gli ultimi dati disponibili (Istat 2005), il tasso di utilizzo si attesta al 13,8%, ma il trend è in crescita.

Nonostante la rilevanza del fenomeno, le medicine complementari in Italia non hanno potuto esprimere appieno le loro potenzialità nella tutela della salute del cittadino, né organizzarsi secondo sistemi di regolamentazione ufficialmente riconosciuti, che avrebbero consentito, accanto ad un controllo della qualità dei livelli terapeutici espressi, il loro coordinamento con la medicina convenzionale in un’utile opera di integrazione, non dissimilmente da quanto avviene in altri Paesi Europei.

Per quanto negli ultimi 20 anni siano state messe in campo diverse iniziative e proposte legislative a vari livelli istituzionali (Magistratura, FNOMCeO, Regioni, Parlamento, Ministero della Salute) nel tentativo di definire un percorso formativo sulle medicine complementari uniforme in tutta Italia, solo nel 2013 le medicine complementari hanno trovato un definitivo inquadramento grazie all’Accordo Stato-Regioni del 7 febbraio del 2013 (Rep. Atti n.54/CSR).

Tale normativa, perseguendo il fine primario della tutela della salute dei cittadini, la tutela della libertà di scelta da parte degli stessi e di quella di cura per i medici, ha inteso definire criteri e requisiti minimi ed uniformi sul territorio nazionale, dei percorsi formativi e di accreditamento idonei a qualificare i professionisti, medico chirurgo, odontoiatra, all’esercizio delle medicine complementari, con l’impegno di produrre una successiva regolamentazione anche per veterinari e farmacisti (Rep. Atti n.54/CSR, art 10, comma 5).

Nel testo, oltre a ribadire il ruolo delle Regioni e degli Ordini Professionali quali autorità garanti della formazione dei professionisti interessati all’utilizzo della medicina complementare, vengono disciplinati gli obiettivi formativi, la metodologia didattica, i requisiti dei docenti e le norme transitorie per la fase di prima applicazione dello stesso.

In data 24/07/2014, successivamente alla stipula dell’Accordo, il Ministero della salute ha inviato agli Assessori alla Salute una nota di chiarimento, prot. n. 0040978, con la quale, oltre a specificare ulteriormente le discipline mediche complementari e i percorsi formativi idonei a qualificare i professionisti che esercitano tali discipline, ha previsto tra i compiti delle Regioni la costituzione di una Commissione regionale con funzione di supporto agli Ordini e alla Regione nella definizione di:

• procedure, criteri e modalità di accreditamento e di verifica degli enti formativi nelle singole discipline di medicina complementare, sulla base del possesso dei requisiti minimi e uniformi previsti dall’Accordo Stato-Regioni e previa verifica dell’atto costitutivo dell’istituto di formazione, dello statuto, del regolamento interno, del programma del corso di formazione per il quale si richiede l’accreditamento e autocertificazione di assenza del conflitto di interesse dei docenti, in analogia a quanto previsto dalle vigenti disposizioni in tema di ECM;

• definizione degli eventuali oneri a copertura delle spese per l’accreditamento e le procedure di verifica a carico del soggetto da valutare;

• applicazione delle misure sanzionatorie in caso di scostamenti dai requisiti di accreditamento;

• valutazione dei casi dubbi e contestati dagli ordini professionali delle modalità applicative delle norme transitorie relative all’iscrizione dei professionisti negli appositi elenchi istituiti presso gli Ordini professionali;

• predisposizione dei rapporti annuali da inviare ai soggetti firmatari dell’Accordo, per la verifica ed il monitoraggio delle attività formative realizzate in ambito regionale;

• criteri per la definizione dei percorsi formativi degli enti accreditati per le singole discipline di medicina complementare;

• criteri per il riconoscimento dei titoli di studio conseguiti di cui alla lettera c), comma 1, art. 4.

La Commissione fornisce inoltre le indicazioni alla Regione in merito alle forme di collaborazione con le Università marchigiane per l’eventuale istituzione di corsi formativi.

In risposta ai suddetti adempimenti, la Regione Marche è stata tra le prime in Italia a normare in materia e a istituire, con legge n. 43 del 25/11/2013 “Modalità di esercizio delle medicine complementari”, una Commissione Regionale per le medicine complementari, la cui composizione è stata affidata alla P.F. “Assistenza Ospedaliera, Emergenza-Urgenza Ricerca e Formazione”, competente in materia secondo la vigente normativa regionale.

Coerentemente ai compiti previsti per la suddetta Commissione, approvati con DGR n.321 del 20/04/2015 ai sensi della L.R. n.43/2013 successivamente integrata dalla DGR n.567 del 20/07/2015, la P.F. “Assistenza, Emergenza-Urgenza Ricerca e Formazione, con note n.5073, 5074, 5075, 5076 del 14/5/2015, n.5119 del 15/5/2015 e n.6047 dell’11/6/2015 ha provveduto a richiedere ai diversi Ordini professionali sanitari, Università e Sistema Sanitario regionali la designazione di un proprio rappresentate in seno alla Commissione Regionale per le medicine complementari.

In linea con quanto previsto dall’Accordo nazionale, la partecipazione alle attività della Commissione da parte degli esperti nominati non prevede alcun compenso, oltre a dover essere continuativa e non delegabile, pena la decadenza dall’incarico.

Le designazioni dei rappresentanti pervenute sono state acquisite al protocollo ARS con n.7427 del 24/7/15, n.9158 del 22/9/15, n.9343 del 28/9/15, n.10581 del 29/10/15, n.10881 del 6/11/15 e n.11365 del 19/11/15.

 




Reflessologia ed emozioni: inverno, l’emozione paura


Paolo G. Bianchi*

“È normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”.

(Paolo Borsellino)

 

“L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa”.

(Franklin Delano Roosevelt)

 

“La paura è sempre inclinata a veder le cose più brutte di quel che sono”.

(Tito Livio)

 

“Ci sono tanta superstizione e ipocrisia in giro che si ha paura anche di agire rettamente. Ma se si dà spazio alla paura, si finisce col dovere reprimere anche la verità. La regola d’oro è di agire senza paura in ciò che si ritiene giusto”.

(Gandhi)

 

Inverno: culti per vincere le tenebre

“Coloro che si limitano a studiare e a trattare gli effetti di una malattia sono come le persone che si immaginano di poter mandare via l’inverno spazzando la neve sulla soglia della loro porta. Non è la neve che causa l’inverno, ma l’inverno che causa la neve”.

(Paracelso)

 

L’inverno si presenta con una drastica diminuzione delle ore di luce, un sole più velato e una temperatura più rigida. Tutti elementi che spingono l’uomo a rinchiudersi e, a imitazione degli animali, a rintanarsi ricercando calore soprattutto tra gli affetti domestici. Non è un caso che alcune delle festività più importanti per varie religioni si svolgano proprio in questa stagione.

Le tradizioni collegate alla rinascita del sole sono molto antiche. Queste vogliono che il sole dopo aver raggiunto il punto del massimo declino, e cioè la sua fase più debole per luce e calore, dal 22 al 24  dicembre, si fermasse in cielo (“solstitium” significa sole fermo) per riprendere subito dopo il suo cammino verso l’alto, ogni giorno di più, fino al solstizio d’estate dove invece si verifica il fenomeno inverso.

Fin dalla preistoria, il fenomeno del solstizio d’inverno impressionava gli uomini che, molto probabilmente, a fronte della diminuzione di luce e calore, temevano lo spegnersi del sole. Di qui i festeggiamenti propiziatori per il suo risorgere.

Qualche millennio prima dell’apparizione della cometa citata nei Vangeli, gli uomini celebravano la mezzanotte del 25 dicembre come un momento misterioso, carico di energie particolari e quindi importante per riaccendere la speranza negli uomini tramite santificazioni.

I Germani celebravano i dodici giorni che precedevano il solstizio d’inverno come il momento della rinascita della vita con la festa di Yule collegata al culto di Odino.

Per i Celti il solstizio d’inverno cadeva tra la lunazione di Dumannios (“Tempo delle Profonde Tenebre”) e Riuros (“Tempo del Freddo”): nei loro riti le forze naturali legate al ghiaccio e al gelo venivano considerate come generatrici di vita e, di conseguenza, la morte, più evidente e presente nella stagione fredda, era un equilibratore naturale indispensabile per il ritorno della vita.

Il Dio persiano Mythra, nominato fra gli dei di Stato dall’impero mesopotamico dei Mitanni veniva identificato e rappresentato con il Sole già nel 1400 a.C. e la sua festa era proprio il 25 Dicembre, appena dopo il solstizio d’inverno. Lo scopo della festa era celebrare il giorno della rinascita del Dio Sole.

Nell’antica Roma, il solstizio d’inverno corrispondeva con il “Sol Invictus”, conosciuta anche come Saturnalia. Era una delle feste più importanti tanto che i cristiani la assorbirono come tradizione nella festa del Natale.

I culti legati al solstizio d’inverno sono comunque sempre legati al culto del sole e alla necessità dell’uomo di richiamarlo nella propria esistenza, con riti e celebrazioni.

 

Molti di questi culti sono a noi sconosciuti perché celebrati in Polinesia, Africa o Americhe e nonostante siano molto antichi resistono alla secolarizzazione e alla globalizzazione stessa. La matrice comune di questi riti è l’alternanza di luce e di buio, la vittoria della luce sul buio o la luce che dilegua le tenebre.

Per gli Inca, per esempio, il sole era la divinità suprema per eccellenza. Le piramidi create da questa popolazione avevano lo scopo di avvicinare i sacerdoti al sole, in modo da poterlo venerare con una maggiore vicinanza fisica, ma avevano anche lo scopo pratico di stabilire con precisione l’equinozio: infatti, il livello di conoscenza astronomica degli Inca era molto elevato e sono numerose le tracce e gli strumenti utilizzati per i calcoli planetari.

I Maya, addirittura avevano una così alta venerazione per il sole da considerarlo il giudice supremo della vita e dell’esistenza in genere. Il loro calendario era una mescolanza di credenze religiose, misurazioni stagionali e tempi legati all’agricoltura: il sole regolamentando i solstizi determinava anche le azioni sociali e di conseguenza il lavoro delle persone.

Anche per gli antichi Egizi, altro popolo con notevoli conoscenze astronomiche, il solstizio d’inverno e d’estate avevano un ruolo determinante tanto da definire di conseguenza, l’orientamento delle piramidi.

Ai giorni nostri le festività religiose più note nel periodo del solstizio d’inverno sono la Festa della Luce – Hannukah degli ebrei (festa nata per celebrare una vittoria militare e un miracolo legato all’olio delle lampade del tempio) e il Natale cristiano (che per i credenti di rito orientale, a causa di un calendario differente, viene posticipato di circa otto giorni).

L’uomo sente la necessità di vincere il buio che genera la paura, ma come fare per vincere la paura? La risposta viene dall’acqua.

 

Acqua

Cadendo, la goccia scava la pietra, non per la sua forza, ma per la sua costanza.”

(Lucrezio)

Il Principio dell’Acqua è quello che governa dentro di noi tutte le energie più profonde. A questo principio sono associate le energie a noi più misteriose, spesso ancestrali, proprio perché più profonde, e meno conosciute. Queste energie profonde vengono definite nelle filosofie orientali “non coscienti”. Il Principio dell’Acqua corrisponde insomma a tutti i nostri archetipi e ai ricordi inconsci che sono ben celati dentro di noi.

Sempre nelle filosofie orientali il principio dell’acqua assume un valore fondamentale: l’acqua è responsabile di tutte le nostre forze fisiche e spirituali più innate. Da questo dipende la nostra capacità di reazione agli eventi traumatici, al recuperare energie per esempio dopo una malattia, all’essere resilienti di fronte alle difficoltà quotidiane ed essere costanti nel portare avanti un progetto importante. Le nostre riserve di energia dipendono dal Principio dell’Acqua e quindi dalle nostre energie ancestrali.

In tutte le culture l’acqua assume significati differenti. Quasi tutti i riti religiosi prevedono l’uso dell’acqua come fonte di purificazione e cambiamento. L’acqua è spesso vista anche come difficoltà da superare, ostacolo da vincere e quindi torna il suo stretto legame con il senso della paura.

In molte filosofie orientali l’acqua, soprattutto se in grandi quantità, è paragonata alle profondità della nostra mente. La nostra mente per quanto visibile è insondabile proprio come le profondità oceaniche e nella maggior parte dei casi impenetrabile. Allo stesso modo nel nostro corpo l’acqua ha una funzione di rilievo, scorrendo in ogni parte di esso e allo stesso modo venendo assorbita se immersi nell’acqua stessa. Gli influssi del sole e della luna vengono percepiti dal nostro corpo proprio per la forte presenza di acqua in esso.

Siamo piccole gocce in un mare vastissimo e proprio come gli oceani possono inghiottire anche le navi più tecnologicamente avanzate, le piccole imbarcazioni della nostra mente possono essere travolte e spazzate via dalle acque profonde della psiche umana. E allo stesso modo i moti dei flutti sono i moti della psiche che si alternano in noi creando ciò che siamo e ciò che vorremmo diventare.

Se gli oceani e i mari li possiamo identificare con la nostra mente, l’acqua dei fiumi rappresenta lo scorrere del tempo, il cambiamento continuo, con le piene travolgenti, l’infiltrarsi come manifestazione della voglia di costruire o arrivare a degli obiettivi. La vita come un fiume d’acqua può scorrere serena, impetuosa, tumultuosa o essere un piccolo rigagnolo che risente della siccità e lascia sul terreno solo una debole traccia del suo passaggio. Allo stesso modo l’acqua del fiume, scendendo a valle ci insegna a scorrere, a guardare sempre verso il futuro, all’impossibilità di cambiare gli eventi passati, a non poter mai risalire fino alla nostra fonte pur mantenendone viva la memoria e ricercandola costantemente per tutto il nostro esistere.

Ogni cultura è permeata di mitologici fiumi che segnano confini da non superare o che ritirandosi formano terre paradisiache e altre devastate dal nulla: esistono fiumi che hanno una sacralità storica come il Nilo o il Gange il cui significato va ben oltre l’elemento fisico dell’acqua. Spesso permettere l’attraversamento di un fiume significa unire terre vicine in un’unica economia dando opportunità di scambi e conoscenze, ma può anche significare, come il Caronte della mitologia greca, essere trasportati dalla vita alla morte. Nella vita l’uomo segue il flusso dei fiumi, a volte li devìa, li frena per utilizzarne la potenza delle acque, ma alla fine, per quanto possa dimostrarsi potente verso la natura stessa, proprio come il fiume anche lui viene trasportato al mare dell’infinito, l’aldilà sconosciuto che tanto teme.

Esistono anche “mari” di difficoltà da affrontare tutti i giorni: acque più o meno sicure delle quali non conosciamo né i fondali né le correnti e che temiamo per il loro mostrarsi in un modo e l’essere in un altro. L’insegnamento biblico di Mosè che attraversa il Mar Rosso è emblematico di questi casi e pone l’uomo tra leggenda, fede e realtà. Mosè è l’uomo che sa osservare l’evolversi degli eventi naturali e gestire anche l’imprevedibilità delle acque trovando il punto e il momento adatto per il passaggio sicuro.

Un’altra superficie d’acqua che crea motivi di riflessione è il lago. Apparentemente quieto sulla sua superficie riflette il paesaggio circostante confondendo la nostra vista tra reale e irreale e imponendo al nostro cervello la fatica del dover distinguere il vero dal falso, il reale da ciò che è riflesso, ma identico al reale. La linea di separazione è sottile, così come lo è nella realtà di tutti i giorni dove spesso le cose reali ci appaiono riflesse e adulterate da pensieri, emozioni, concetti e valori culturali. Il lago poi rappresenta la necessità di ricevere continuamente perché proprio come l’uomo dà continuamente agli altri, ma ha la necessità di ricevere continue energie. Quando queste energie scarseggiano il livello scende o al contrario se sono in eccesso tracima; così l’uomo che ha troppe energie rischia di autodistruggersi e, al contrario, chi non ne ha finisce con il chiudersi in se stesso e deprimersi.

E così nuovamente l’acqua che ci circonda entra in simbiosi perfetta con l’acqua dentro di noi. Un circolo vizioso e virtuoso allo stesso tempo dove l’egoismo dell’avere e ricevere si bilancia con l’altruismo e con il piacere del dare. Questo equilibrio instabile che fa stare bene solo quando è gestito in maniera armoniosa, ci insegna il senso del dovere prima di tutto verso noi stessi: il dovere di avere cura di noi, delle nostre emozioni, dei nostri sentimenti in modo che tutto accresca e faciliti le nostre energie per aiutarci a crescere, a vivere pienamente il presente evitando il mero sopravvivere a persone e situazioni.

E l’acqua scorre trasformandosi in neve ai primi freddi come noi ci raggeliamo di fronte alle paure e tremanti non riusciamo a ritrovare il nostro flusso vitale diventando rigidi e intransigenti verso gli altri e verso i fatti della vita.

Siamo sempre acqua: diventiamo ghiaccio impedendo ai nostri sentimenti di fluire perché terrorizzati di vivere, ci trasformiamo in pioggia, annullando noi stessi fino a evaporare per essere rigeneratori a nostra volta per altri, o diventiamo vortice che aspira tutto, anche noi stessi, verso il fondo; oppure diventiamo una cascata in piena travolgendo e sconvolgendo ogni cosa al nostro passaggio, irrompiamo e distruggiamo con tutta la nostra forza prorompente e dirompente. Acqua che vive in noi e intorno a noi e senza la quale non potremmo esistere e che qualche volta è talmente tanta da costringerci ad elevarci sopra essa costringendoci e vedere il mondo con altre prospettive per non esserne travolti.

Se l’acqua che ci rigenera a ogni sorso e ci ristora vive in noi siamo pronti ad affrontare il buio e la paura: vescica e rene ci aiuteranno in questa prova.

 

Vescica, Rene, Urina

La vescica come i reni, in medicina tradizionale cinese, sono associati all’inverno. La prima ha il compito di rilasciare l’urina, il prodotto finale della trasformazione energetica. I secondi controllano la composizione e la secrezione dei liquidi organici da cui dipende tutta l’energia vitale e le difese contro gli stress. Inoltre regolano il tasso di acidità, la quantità di tossine, controllano le ghiandole surrenali.

Vescica e reni sono una coppia perfetta non solo per il corpo umano ma anche per la bioenergetica e la psicosomatica.

Quando parliamo di questi organi ci troviamo di fronte alla fase finale della lavorazione dei liquidi. E, come un fiume che scorre, vescica e rene espellono i liquidi che non servono più al nostro corpo trascinandone all’esterno i detriti inutili che in psicosomatica vengono identificati con i vecchi ricordi che non vogliamo trattenere, gli schemi che vorremmo affrontare e cambiare, la voglia di rinnovarci e cambiare che è innata nell’uomo, ma che per esigenze antropologiche spesso freniamo o addirittura blocchiamo.

L’urina, il prodotto di scarto di reni e vescica, un tempo aveva un significato magico e potente ed utilizzata in molte pozioni. Oggi la chimica la utilizza, trattata e trasformata, in molti prodotti di bellezza, per la pulizia della pelle o per altri trattamenti estetici. Già nell’antichità, in assenza del sapone veniva utilizzata per molti usi tra cui anche come ingrediente per lo sbiancante dei denti. Nella concia delle pelli era e, in alcune parte del mondo, viene ancora utilizzata come fissante naturale dei colori.

Nell’antica Persia e in India, l’urina delle mucche era considerata sacra e veniva utilizzata nelle cerimonie religiose per consacrare sacerdoti e dare buon auspicio ai re in quanto si riteneva ripulisse dalle impurità dell’anima e del corpo.

Si giunge poi alle epoche della stregoneria medievale occidentale dove, essendo l’elemento di scarto legato a una persona poteva creare, attraverso riti magici e credenze popolari, legami stretti con la persona stessa fino a fungere da afrodisiaco o provocare, al contrario, l’impotenza.

Gli alchimisti si sono sempre interessati all’urina, forse per il suo colore che richiama l’oro, poteva essere l’elemento di congiunzione per la sua creazione da altri elementi meno nobili e soprattutto più a buon mercato e facilmente reperibili.

Jung nei suoi studi era arrivato a pensare che fosse elemento di consapevolezza dei nostri impulsi e istinti primordiali.

In ogni caso, che segni il territorio, come fanno molti mammiferi maschi, che sia elemento di trasformazione come pensavano gli antichi, l’urina è e rimane in psicosomatica un elemento determinante legato agli affetti, alle passioni e anche alla capacità di imporsi agli altri. La classica “gara di piscio” (perdonate l’essere troppo diretto) di cameratesca memoria altro non è che una di queste dimostrazioni che si oppone al “pisciarsi sotto” dove indica la paura di affrontare determinate difficoltà. C’è poi un’altra tipica dimostrazione di superiorità spesso citata anche nei codici dei samurai che è quella di urinare sul nemico sottomesso che non vuole riconoscere l’autorità dell’altro.

Comunque sia l’equilibrio Yin/Yang passa attraverso i reni. Per le filosofie orientali è l’energia dei reni a creare la forza vitale della riproduzione, a vincere le rigidità della vita, a dare gioia nella severità, a costruire un sano rigore senza spezzare i desideri futili, a improntare il senso di decisione e, soprattutto attraverso la capacità di ascolto, a gestire la paura.

 

Paura e paure

La paura è spesso preceduta da stupore. Gli occhi e la bocca si spalancano, le sopracciglia si alzano. L’uomo spaventato sta dapprima immobile e senza respirare come una statua, oppure s’accoccola istintivamente come per sottrarsi alla vista del suo nemico. Il cuore batte a colpi precipitosi e violenti, la pelle impallidisce come all’inizio di una sincope. Nei casi di intenso spavento si produce una traspirazione sorprendente; questo fenomeno è tanto più rilevante perché in quel momento la superficie cutanea è fredda, da cui il termine popolare di “sudori freddi”, inoltre i peli si rizzano e dei brividi percorrono i muscoli superficiali. Nello stesso tempo in cui la circolazione si altera, la respirazione precipita. Le ghiandole salivari funzionano in modo imperfetto: la bocca diventa asciutta e si apre e chiude spesso. Ho anche notato che in situazioni di leggera paura vi è la tendenza a sbadigliare(Darwin)

Tra tutte le emozioni la paura è quella che nell’uomo innesca i comportamenti di difesa e, secondo i neuroscienziati, si attivano indipendentemente dalla volontà della persona stessa. Tutti i professionisti della salute sono concordi nel dire che le paure s’instaurano in fretta, ma per poterle rimuovere serve moltissimo tempo e, spesso, tanta difficoltà. Alcuni psicoterapeuti mi dicevano di loro pazienti che per anni erano riusciti a mitigare e convivere con le loro paure, ma che in situazioni stressanti queste riemergevano con tutta la loro forza devastante distruggendo spesso anni di duro lavoro terapeutico.

I neuroscienziati ci dicono che bastano solo 12 millesimi di secondo affinché la paura si manifesti. A questo punto giocano un ruolo fondamentale tutti gli organi di senso che devono qualificare l’oggetto o la situazione che genera la paura e lo cataloghino in modo adeguato. Il secondo processo, più lento, si aggira intorno ai 40 millesimi di secondo e dopo le dovute classificazioni sulla base delle esperienze acquisite dice al nostro cervello se dobbiamo avere paura o no.

Com’è ben comprensibile, in questa situazione, la memorizzazione degli eventi e degli stimoli che possono provocare la paura gioca un ruolo fondamentale. E anche in questo caso le vie sono due: la prima legata alle esperienze attraverso ricordi coscienti, la seconda, fuori dalla coscienza, che controlla i comportamenti senza una vera e propria consapevolezza di come siano stati appresi. I primi ricordi possono essere descritti, i secondi sono impliciti e difficilmente descrivibili.

In entrambi i casi è fondamentale tenere ben presenti tutti i processi di apprendimento, sia quelli istintivi che quelli “mediati”.

Nel primo caso, fin da bambino l’uomo si spinge a imparare per processi diretti, immagazzinando “sulla sua pelle” ciò che gli piace da ciò che può danneggiarlo. Innegabile che con questi processi di apprendimento comincino anche alcune paure, soprattutto dell’ignoto. Le paure aumentano con i processi “mediati” dove l’adulto insegna al bambino di cosa avere paura e di cosa non averla. Se in molti casi alcune paure possono essere motivate, in altri si rivelano “personali” e non è detto che debbano essere comuni. Se per esempio un adulto teme i serpenti non è detto che il bambino debba provare la stessa paura: difficile spiegare in questi casi la differenza tra mostrare “attenzione” e provare “paura” vera e propria.

Da adulti, la paura, è un’esperienza che si sperimenta nella quotidianità. Spesso è il campanello di allarme che segnala un pericolo da evitare, ma è anche vista come un evento da rifuggire a priori non considerando il fatto che, in molti casi, l’avere paura significa sapersi ritrarre dal pericolo al momento opportuno.

Il mondo della psicosomatica indica le varie paure come un percorso complesso che aiuta le persone a relazionarsi con ambienti, persone, oggetti e situazioni e, attraverso la selezioni di informazioni/esperienze, contenere i rischi. Ciò vale per circostanze manifeste come guerre o incontri pericolosi, ma anche per decisioni importanti da prendere soprattutto quando le conseguenze del proprio agire possono determinare effetti importanti.

Per questo imparare a conoscere le proprie paure è fondamentale e determinante nella creazione del coraggio e soprattutto del senso di responsabilità personale e di gruppo. Sempre grazie a questo processo di conoscenza è possibile variare il “metro della paura” sulla base della nostra capacità di assuefazione: per esempio un militare in battaglia ha paura, ma è stato addestrato a contenerla, gestirla e utilizzarla come “molla di reazione” per salvaguardare la propria sopravvivenza. Allo stesso modo, per esempio un chirurgo alle prime armi ha paura di commettere errori e perdere il paziente: in una prima fase è proprio la paura a permettergli di elevare il grado di attenzione, ma quando subentra l’esperienza sarà questa a modulare il grado di paura pur mantenendo l’attenzione molto alta.

Secondo i neuroscienziati e la psicosomatica, i metri di misura dei gradi di paura, attraverso la consapevolezza e l’esperienza, si basano su cinque aspetti. È attraverso questi cinque aspetti che la persona fa una valutazione della minaccia che sta subendo, dimostrando nuovamente che non è tanto importante l’evento in sé che si sta vivendo, ma l’autovalutazione che la persona dà all’evento stesso nel momento in cui si manifesta.

Il primo grado è la “novità dell’evento”: significa sperimentare per la prima volta una determinata sensazione senza conoscere le conseguenze del nostro operato. Se in montagna dovessi incontrare una vipera pronta ad attaccarmi come potrei reagire? Fuga? Reazione di attacco/difesa? Blocco totale? Le reazioni possono essere infinite e non sempre si possono verificare sulla base degli insegnamenti ricevuti (non è da tutti i giorni incontrare una vipera). Un secondo aspetto è comprendere se l’evento è “piacevole” o “spiacevole”: l’organismo valuta se tale esperienza che sta vivendo è in realtà piacevole o no e, deducendone le normali conseguenze, stabilisce la reazione da attuare.

Il terzo aspetto è legato “all’utilità dell’esperienza” rispetto ai propri fabbisogni generali: ciò che la persona prova in quel momento viene vagliata come un’esperienza utile oppure no, se aiuta o meno a raggiungere gli scopi prefissati o se, al contrario, allontana o ne complica il percorso.

Quarto aspetto è quello della “gestibilità dell’esperienza” e la capacità o facilità della persona a gestire la situazione stessa. Più che negli altri quattro gradi, qui è l’esperienza precedentemente acquisita a farla da padrona e ad indicare alla persona stessa se sarà più o meno in grado di superare quella prova.

L’ultimo grado è quello “sociale”, inteso come insieme di norme, principi, credenze e aspetti culturali: molte esperienze e i relativi pericoli insiti in esse vengono allontanati o addirittura evitati proprio sulla base di norme comportamentali acquisite, o, al contrario, ricercati per appagare nella persona il gusto della novità o del proibito.

Che si tratta di qualcosa di innato, razionale o inconscio tutti dobbiamo fare i conti con la paura ed è proprio attraverso questa esperienza che l’uomo può crescere interiormente pianificando e attivando strategie atte a superare o gestirla. Non riconoscere le proprie paure è spesso un problema così come volerle evitare e non volerle superare. Soprattutto perché, tenendo conto degli insegnamenti dei maestri orientali di riflessologia, queste paure creano notevoli blocchi soprattutto nelle zone renali, e dell’apparato uro-genitale in genere.

 

Paure e sistema urinario

Quando le paure di affrontare la vita si scontrano con le nostre convinzioni profonde di come dovrebbe essere vissuta la nostra esistenza si creano tensioni inimmaginabili. La psicosomatica ci insegna che in queste situazioni sorgono malattie molto resistenti che, nel lungo periodo, provocano danni indelebili.

Ciò in cui crediamo sono le “fondamenta” su cui costruiamo tutta la nostra esistenza: ogni volta che queste fondamenta vengono minacciate diventiamo resistenti al cambiamento e con questa reazione di irrigidimento sottoponiamo il nostro corpo e la nostra anima a sforzi atroci: tutto diventa più difficile e, dalle relazioni familiari a quelle esterne e professionali, la soluzione immediata è di vivere la realtà come una sorta di palcoscenico sul quale recitare una parte. Questo è il modo più facile per mascherare le paure e non volerle superare; resta il fatto che, secondo i riflessologi, visto che le paure non vengono risolte ma solo accantonate non potranno che aumentare insieme ai disagi prima, e delle malattie dopo, che si verranno a sviluppare e a manifestare.

I problemi legati al sistema uro-genitale esprimono tutte le paure più profonde e ci indicano non solo come siamo refrattari al cambiamento, ma anche quanto siamo ostinati, insicuri e poco inclini al dialogo aperto e alla relazione.

Regole ferree alle quali dobbiamo sottostare senza discussione, stili di vita privi di dialogo o una misurazione di qualsivoglia natura con altre culture, religioni, modi di pensare ecc. non produce altro che persone paurose. A volte queste paure, in determinati contesti culturali, sono autoindotte e costruite proprio per impedire alle persone di riflettere, verificare e verificarsi, di pensare in modo autonomo senza schemi prefissati, di trovare soluzioni pratiche al di fuori della realtà proposta abitualmente.

Sono paure viscerali che nella mente dell’uomo producono sudditanza e che non permettono nessun spazio di azione. L’esito propone individui facilmente malleabili e soprattutto incapaci di affrontare in modo autonomo la realtà per cui tenderanno per tutta l’esistenza a rinchiudersi e a evitare molte esperienze proprio per non viverle.

Malattie renali, calcolosi, cistiti e malattie vescicali rappresentano in riflessologia il segnale di paure recondite ed inespresse che sono state male gestite e trattenute per tempi lunghissimi.

Nella riflessologia psicosomatica queste paure vengono “immagazzinate” soprattutto nelle più basse zone lombari proprio dove tutto il peso del corpo deve essere sostenuto e da dove potrebbero essere spostate attraverso l’uso delle gambe per “andare oltre”, ma se questo meccanismo è bloccato la persona è costretta ad una staticità e rigidità sempre più profonda.

A volte basta ripensare a questi blocchi, spesso causati nell’infanzia, per una rimozione di tipo psicologico e, in questo le psicoterapie classiche sono di certo molto efficaci. Sul piano fisico la riflessologia può essere un valido ausilio per lenire il dolore, prendere consapevolezza dei percorsi mentali e fisici da intraprendere e soprattutto realizzare quanto sia importante gestire e non reprimere le emozioni.

 

Conclusione

Come negli altri miei interventi anche questa volta sottolineo che la riflessologia può essere un valido supporto e che può dare risultati eccellenti se inserita in un piano strategico di lavoro di squadra tra svariati professionisti. Soprattutto non deve sostituirsi mai ad alcuna forma terapeutica in quanto tale proprio perché va a lavorare su aspetti emozionali legati al benessere e al senso di rilassamento profondo che possono produrre maggiore autostima e aiutare ad affrontare l’esistenza in modo diverso.

Una parte certamente importante è giocata dal professionista che applica la riflessologia sul proprio assistito: l’intenzione, come da insegnamenti dei maestri e come ho già avuto modo di evidenziare, è fondamentale, ma non basta. Il riflessologo deve lasciare fuori dalla porta le paure personali, ansie e preoccupazioni per concentrarsi in modo positivo, propositivo e soprattutto proattivo con il suo assistito.

Le paure su cui dovrà lavorare e che dovrà aiutare a rimuovere con il suo operato spesso non saranno di tipo “adulto”. Lo stress e l’ansia prodotti dalla società moderna sono solo la punta dell’iceberg e, avendo radici più profonde, prevedono un lavoro più sensibile e allo stesso tempo delicato.

L’osservanza delle regole a cui siamo stati chiamati fin da piccoli a sua volta diventa metro di misura della nostra rigidità o flessibilità verso il mondo interno ed esterno determinando anche, secondo le filosofie orientali, la nostra predisposizione ad ammalarci, a reagire alla malattia o a guarire da essa. Questi sono aspetti della persona molto delicati perché vanno a scontrarsi con fattori antropologici antichi, ereditari per via culturale e quindi difficilmente rimovibili.

Il professionista riflessologo quindi non deve intaccare questi sistemi, ma anzi rispettarli anche quando non li condivide; il suo scopo è aiutare la persona a ritrovare il benessere mostrando e dimostrando con delicatezza i percorsi che possono essere intrapresi e soprattutto evidenziando che questi possono essere solo bagaglio personale del proprio assistito e che quindi devono partire come sempre dal “sé”.

Succede spesso che dopo una fase di profondo rilassamento molte paure riemergano e non vengano del tutto rimosse: è bene in questi casi intervenire con altre professionalità più adatte o farsi suggerire il modo più serio con cui operare.

Sotto il profilo più tecnico lavorare le zone relative ai reni e all’apparato uro-genitale si rivela spesso doloroso, soprattutto nelle prime sedute e quindi è bene aiutare il proprio assistito a capire che per rilassarsi bisogna lasciare andare molte delle proprie convinzioni limitanti e anche le “maschere” che in sala di consultazione non solo non servono, ma impediscono a chi deve operare di poter svolgere bene la sua missione.

Come sempre non esiste una cura per tutto e soprattutto è indispensabile lavorare su ogni singola persona come un mondo a sé stante, evitando tutte le forme di generalizzazione e le proprie convinzioni e credenze che potrebbero scontrarsi con quelle del proprio assistito. Quindi è forse bene ricordare e ricordarci che la spiritualità più profonda e libera passa attraverso l’esempio e la vita pratica piuttosto che mille bei discorsi che possono rimanere inascoltati.

*Counselor, Counselor Olistico, esperto di processi formativi esperienziali e discipline bionaturali, www.formazionezero.blogspot.it

 

Bibliografia

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– AAVV: “La riflessologia origini benefici terapia del piede e della mano”, Gaia ed. 2011

– Ming Wong, Alessandro, Conte, On Zon Su: “Il massaggio del piede per la salute”, Mediterranea ed. 2009

– Michel Odul: “Dimmi dove ti fa male. Elementi di psicoenergetica”, Punto d’incontro ed. 2013

– Ming Wong, Alessandro Conte: “Le mappe segrete dell’ On Zon su applicazione dei massaggi antichi alla riflessologia del piede”, Mediterranee ed. 2012

– Osvaldo Sponzilli: “Auricoloterapia”, Tecniche nuove ed. 2013

– Patrizia Sanvitale: “La mano che cura”, Marsilio ed. 2011

– Alejandro Lorente: “Digitopressione”, Armenia ed. 2009

– George Stefan Georgieff:  “Il massaggio coreano della mano”, Macro ed. 2012

– Claudio Santoro: “Riflessologia plantare”, Macro ed. 2012

– Gabriella Artioli: “Manuale di riflessologia plantare”, Xenia ed. 2008

– AAVV: “Enciclopedia del massaggio”, Giunti ed. 2005

– Giovanni Leanti,  La rosa: “Messaggeri della salute”, Il segno dei Gabrielli ed. 2005

– Marco Lorusso: “Riflessologia plantare”, Macro ed. 2007

– Chen You Wa: “Digitopressione”, Tecniche Nuove ed. 2013

– Dwight C. Byers: “La riflessologia del piede”, Mediterranee ed. 2012

– Iona Masaa Teeguarden: “Guida completa alla digitopressione jin shin do”, Mediterranee ed. 2012-2013

– Huang Ti, Nei Ching Su Wen: “Testo classico di medicina interna dell’imperatore giallo”, Mediterranee ed. 2012

– Maria Luisa Gargiulo: “La paura che cosa è?”, saggio per Psycomedia

 

 




I Quaderni di Medicina Naturale della Rivista Italiana di Medicina Tradizionale Cinese: al servizio dei medici agopuntori italiani

Lucio Sotte*

La Rivista Italiana di Medicina Tradizionale Cinese che ho diretto dal 1990 al 2008 inaugura l’iniziativa dei Quaderni di Medicina Naturale a partire dal 1993 per venire incontro all’esigenza di introdurre per la prima volta in Italia alcuni argomenti monografici inediti di medicina cinese. In realtà già in precedenza alcuni argomenti monografici erano stati trattati in numeri speciali della rivista come era accaduto nel 1988 con l’edizione del volume Teoria e Pratica del Massaggio Cinese, nel 1989 con il volume Le Cefalee in Medicina Tradizionale Cinese, nel 1992 con il volume Il Massaggio Pediatrico Cinese.

Segue l’elenco dei Quaderni di Medicina Naturale editi con una breve presentazione di ogni singolo volume.

 

TEORIA E PRATICA DEL MASSAGGIO CINESE

Lucio Sotte, Fu Bao Tian – Civitanova Marche – 1988

Nel dicembre del 1987 ho incontrato presso l’ospedale di Gubbio Fu Bao Tian, un medico cinese esperto di medicina cinese e laureato anche in medicina occidentale, che stava frequentando uno stage semestrale presso il Reparto di Otorinolaringoiatria.

Da questo incontro nasce l’idea di approfondire con il suo aiuto alcune discipline della medicina tradizionale cinese poco conosciute in Italia: in particolare il massaggio cinese e la farmacologia.

A gennaio del 1988 inauguro uno stage sul massaggio cinese che si tiene in più sessioni a Civitanova Marche, presso il mio ambulatorio, con la partecipazione del dott. Fu Bao Tian e di tutti i docenti della Scuola Italiana di Medicina Cinese di Bologna.

 

 

Ilvolume presenta per la prima volta al mondo medico ed accademico italiano una sintesi degli argomenti trattati in questo stage ed è accompagnato anche da un video realizzato allo scopo di dare una dimostrazione pratica della teoria del massaggio trattata nel testo.

Il lavoro di questo stage e la stampa del volume sono l’occasione per l’inaugurazione dei primi corsi di massaggio cinese per non medici che vengono organizzati dalla Scuola Italiana di Medicina Cinese presso le strutture didattiche dell’Ospedale Rizzoli di Bologna a partire dall’autunno del 1988.

 

 

LE CEFALEE IN MEDICINA TRADIZIONALE CINESE, AGOPUNTURA, FARMACOTERAPIA E MASSAGGIO

Lucio Sotte – Forlì – 1989

Fino alla prima metà degli Anni ’80 il mondo medico italiano identifica la medicina cinese con l’agopuntura che è senza dubbio la sua tecnica di terapia più diffusa in Occidente e particolarmente in Italia.

È soltanto con il primo viaggio di studio in Cina, compiuto nel mese di aprile del 1983, che realizzo, visitando i Colleges di Medicina Cinese di Shanghai e di Nanchino e l’Ospedale Guan An Men di Pechino, che la medicina cinese comprende anche altre metodiche di terapia che in Cina vengono utilizzate anche di più dell’agopuntura come, ad esempio la farmacologia ed il massaggio.

Questo testo è forse la prima testimonianza del tentativo di introdurre in Italia questa nuova visione più completa della medicina tradizionale cinese: l’inquadramento delle cefalee è riferito principalmente al loro trattamento in agopuntura, ma in appendice compaiono anche le linee generali di terapia da utilizzare applicando il massaggio o la terapia con fitofarmaci cinesi.

 

ILMASSAGGIO PEDIATRICO CINESE

Lucio Sotte – Civitanova Marche – 1992

Dopo l’edizione effettuata nel 1988 del volume Teoria e Pratica del Massaggio Cinese, la Rivista Italiana di Medicina Tradizionale Cinese presenta nel 1992 questo secondo volume dedicato al massaggio pediatrico.utilizzato molto frequentemente nel trattamento delle patologie pediatriche sia perché è accettato maggiormente dai piccoli pazienti, sia perché è particolarmente utile per la terapia di numerose malattie del bambino.

L’applicazione del massaggio nel bambino richiede lo studio della sua specifica anatomofisiologia energetica che è diversa da quella dell’adulto: ciò accade perché alcuni agopunti ed alcune zone di applicazione del massaggio hanno una localizzazione del tutto particolare ed anche perché nel paziente pediatrico viene utilizzata la tecnica originale del massaggio della mano, delle dita e dell’avambraccio basata sulla localizzazione in questi distretti di punti specifici della prima infanzia.

Il volume è riccamente illustrato e fornisce così la possibilità di iniziare la pratica del massaggio pediatrico guidati sia dal testo che dalle immagini che illustrano la modalità di esecuzione delle varie manovre e manipolazioni.

 

TERAPIA CLINICA IN AGOPUNTURA E MEDICINA CINESE

Volume I – Le otto regole terapeutiche, la reumatologia, le cefalee. p.gg 160

Volume II – La cardiologia, la broncopneumologia, la gastroenterologia, la ginecologia, l’ostetricia,l’urologia, l’otoiatria, la dermatologia, l’oculistica. p.gg 224

G. Di Concetto – Civitanova Marche – 1993

Uno degli ostacoli maggiori che il medico occidentale incontra quando si avvicina alla medicina cinese consiste nell’acquisire il suo metodo diagnostico. Tale acquisizione comporta un duplice lavoro: mettere temporaneamente da parte le moderne metodiche diagnostiche occidentali, già assimilate e maturate, e, contemporaneamente, ragionare esclusivamente con le antiche metodiche estremo-orientali.

Tutti i sintomi e segni di malattia raccolti attraverso i quattro metodi semeiologici classici (ispezione, auscultazione-olfattazione, interrogatorio e palpazione) debbono essere sottoposti all’analisi secondo le otto regole diagnostiche (interno-esterno, deficit-eccesso, freddo-calore, yin-yang).

 

 

Il passo successivo consiste nell’inquadramento dei segni e sintomi secondo il criterio delle sindromi degli organi e visceri.

Questo volume intende fornire al lettore un quadro sintetico e chiaro dei fondamenti del procedimento diagnostico cinese attraverso l’analisi delle otto regole e quella delle sindromi degli organi e visceri, affronta poi la reumatologia e le cefalee.

Il secondo volume delle Terapia Clinica in Agopuntura e Medicina Cinese completa le applicazioni diagnostiche e terapeutiche nelle patologie respiratorie, cardiovascolari, gastroenteriche, ostetrico-ginecologiche, dermatologiche, urologiche e neurologiche.

 

AGOPUNTURA CINESE

L’azione energetica degli agopunti più famosi e la loro utilizzazione nella pratica clinica. p.gg. 158

E. De Giacomo, C. Schiantarelli – Civitanova Marche – 1994

Gli autori selezionano circa 130 agopunti, i più importanti, i più utilizzati, i più potenti e ne descrivono dettagliatamente tutte le caratteristiche. Apprendiamo così la denominazione cinese, la sigla internazionale, la denominazione occidentale di ogni punto. Seguono la localizzazione anatomica e le indicazioni secondo gli antichi testi di medicina e gli autori più famosi. Gli autori descrivono poi l’azione energetica dell’agopunto e la commentano lungamente, dando tutte le principali indicazioni cliniche e le associazioni sintomatiche. È inoltre molto interessante la differenziazione tra punti che presentano azioni simili e talora sovrapponibili, indispensabile per impostare la prescrizione clinica.

 

RICETTE NATURALI CINESI

L’azione energetica delle ricette più famose e la loro utilizzazione nella pratica clinica. p.gg. 240

L. Sotte – Civitanova Marche – 1994

Quando ho firmato nel 1990 il primo protocollo di collaborazione con l’Università di Medicina Cinese di Canton a nome della Scuola Italiana di Medicina Cinese è stata decisa una lista di prescrizioni indispensabili per una corretta pratica della farmacologia cinese. Si tratta delle centocinquanta ricette (suddivise, a loro volta, in principali – cento – e secondarie – cinquanta) che vengono presentate in questo volume. Di ogni ricetta viene presentata la denominazione cinese ed italiana, il testo di origine, i componenti, il loro relativo dosaggio medio e le modalità di preparazione. Si passa poi alla descrizione delle azioni, indicazioni ed applicazioni della prescrizione. Ogni ricetta si indirizza al trattamento di una particolare sintomatologia che viene citata e brevemente commentata sotto il profilo eziopatogenetico. Segue l’analisi della formula e le eventuali modifiche classiche o ricette associate.

 

LA CINA ED I CINESI DEL 1600

dai “Commentari della Cina” p.gg. 240

M. Ricci – Civitanova Marche – 1995

“Quando si beve ad una fontana occorre pensare alla sorgente da cui sgorga l’acqua” questo antico proverbio cinese ci aiuta a capire perché, nel XX secolo, la Rivista Italiana di Medicina Tradizionale Cinese, sentendo il desiderio di comprendere meglio il mondo cinese, abbia deciso di presentare ai suoi lettori i Commentari della

Cina, compilati da Padre Matteo Ricci nel 1600.

Questo volume presenta solo una piccola parte

degli scritti del missionario gesuita maceratese. Si tratta dei “Commentari ” con cui per la prima volta viene presentato al lettore europeo un attento documento di questo paese dell’Estremo Oriente. Il Ricci ci indroduce gradulmente nel mondo cinese attraverso la descrizione della storia, della geografia, delle arti, dei prodotti della Cina, per arrivare infine a parlare degli usi e costumi delle caratteristiche del governo, della filosofia e delle religioni. Si tratta di un testo essenziale per andare a fondo della cultura dell’Estremo Oriente e per comprendere meglio la civiltà che anima la medicina cinese.

 

DIAGNOSI CLINICA CINESE

Inquadramento generale, otto regole diagnostiche,

sindromi degli organi e visceri. p.gg. 174

G. Concetto, M. Muccioli, L. Sotte

Civitanova Marche – 1995

La diagnostica è il fondamento della medicina tradizionale cinese. Tutti i sintomi e segni di malattia raccolti attraverso i quattro metodi semeiologici classici (ispezione, auscultazione-olfattazione, interrogatorio e palpazione) debbono essere sottoposti all’analisi secondo le otto regole diagnostiche (interno-esterno, deficit-eccesso, freddo-calore, yin-yang). Il passo successivo consiste nell’inquadramento dei segni e sintomi secondo il criterio delle sindromi degli organi e visceri. Questo volume intende fornire al lettore un quadro sintetico e chiaro dei fondamenti del procedimento diagnostico cinese attraverso l’analisi delle otto regole e quella delle sindromi degli organi e dei visceri.

 

SEMEIOLOGIA CINESE

Ispezione, auscultazione olfattazione, interrogatorio, palpazione. p.gg. 160

L. Pippa, E. De Giacomo, M. Muccioli, L. Sotte Civitanova Marche – 1996

Per impostare una corretta terapia in medicina tradizionale cinese occorre formularne il “principio” che si deduce dalla “diagnosi energetica” effettuata a partire dall’esame dei sintomi e segni di malattia e dalla loro interpretazione.

Questo settimo volume dei Quaderni di Medicina Naturale è dedicato proprio alla “semeiologia cinese” esaminata, secondo i canoni classici, a partire dai “quattro metodi”: ispezione, auscultazione-olfattazione, interrogatorio e palpazione. La compilazione del volume è stata effettuata, sulla base dei criteri classici, a partire dall’esperienza personale di ogni autore ed in armonia con la pratica didattica della Scuola Italiana di Medicina Cinese.

Una particolare attenzione è riservata ai due più importanti metodi semeiologici cinesi: l’esame glossoscopico e quello sfigmologico che, interpretando i dati che ci provengono dall’osservazione della lingua e dalla palpazione del polso, orientano in senso dialettico ed unitario i singoli sintomi per illuminarci sulla diagnosi energetica.

 

GINECOLOGIA CINESE

Anatomofisiologia, eziopatogenesi, clinica e terapia in agopuntura e farmacologia cinesi. p.gg. 210

M. Muccioli – Civitanova Marche – 1996

“Ginecologia Cinese” è dedicata all’inquadramento anatomofisiologico, eziopatogenetico, clinico e terapeutico della ginecologia. Dopo una breve analisi storica, vengono presentati al lettore la fisiologia, la diagnostica, i principi generali di terapia dell’apparato genitale femminile; si passa poi alla clinica che è affrontata seguendo due categorie di quadri sindromici: quelli connessi al ciclo e quelli da esso sganciati, come i prolassi, le masse pelviche, la sterilità. Il lettore è portato per mano a porsi correttamente di fronte al malato, ad ascoltare con intelligenza il racconto della malattia, a porre le domande giuste “senza suggerire risposte sbagliate”, a dare il giusto valore ai vari sintomi ed ai segni della glossoscopia e sfigmologia, per arrivare infine a formulare la diagnosi esatta ed impostare la corretta terapia.

 

 

GINNASTICA MEDICA CINESE I QI GONG

L. Sotte, Ferraro Dominique- Civitanova Marche – 1997

I sei ideogrammi e sei suoni, la ginnastica dei cinque animali, gli esercizi del midollo d’oro, il massaggio dei meridiani.

Una introduzione ai principi della medicina cinese e della anatomofisiologia energetica precede la descrizione di alcune serie di esercizi di qigong: i sei ideogrammi e sei suoni, la ginnastica dei cinque animali, gli esercizi del midollo d’oro ed il massaggio dei meridiani

 

GINNASTICA MEDICA CINESE II TAI JI QUAN

Gli esercizi di preparazione, i ventidue esercizi del tai ji gong. p.gg. 91

L. Pippa, L. Sotte – Civitanova Marche – 1997

Questo decimo volume è dedicato all’introduzione ed alla descrizione del “Tai ji qi gong” secondo la versione del famoso maestro Ma Li Tang trasmessa dalla figlia, la dott.ssa Ma Xu Zhou nel corso di vari seminari tenutisi in Italia a cura della Scuola Italiana di Medicina Cinese durante l’inverno del 1996 e la primavera del 1997.

Si tratta di una serie di esercizi molto particolare che associa le sequenze dei vari movimenti ad una respirazione controcorrente o controaddominale. L’esito è assai gradevole dal punto di vista estetico, impegnativo dal punto di vista fisico ed estremamente tonificante e riequilibrante se considerato sotto il profilo preventivo.

Questa serie di esercizi è inserita nei protocolli di prevenzione e terapia di numerose disarmonie energetiche, può inoltre essere utilizzata come complemento ad altri trattamenti di medicina cinese.

 

SHANG HAN LUN

Trattato sulle malattie febbrili causate dal freddo Zhang Zhong-Jing. p.gg. 157

A. Bernini, L. Sotte – Civitanova Marche – 1998

Si tratta della prima edizione italiana dello Shang Han Lun, il Trattato sulle Malattie Febbrili Causate dal Freddo compilato da Zhang Zhong Jing, il Galeno cinese, nel II secolo d.C. È uno dei “Classici” della medicina cinese in cui attraverso l’analisi delle “Sindromi dei sei livelli energetici” si presenta con chiarezza l’eziopatogenesi, la semeiologia, la diagnostica, la clinica e la terapia delle patologie indotte dall’attacco del “freddo patogeno”. Questo trattato è stato il cardine dell’inquadramento delle patologie di origine esogena per oltre 1.500 anni, fino al ’700 quando furono introdotte due nuove teorie per completare l’inquadramento dell’attacco cosmopatogeno: quella delle “Sindromi dei quattro strati” e quella delle “Sindromi dei tre riscaldatori”, presentate dal Wen Bing Tiao Bian o Differenziazione Sistematica delle Patologie Febbrili e dal Wen Re Lun o Trattato delle Malattie Tiepide e Calde.

 

 

 

QI, XUE, JIN YE

Fisiopatologia dell’Energia, del Sangue e dei Liquidi in Medicina Tradizionale Cinese. p.gg. 112

A. Matrà – Civitanova Marche – 1998

La fisiopatologia dell’energia, del sangue e dei liquidi organici in medicina tradizionale cinese è un argomento basilare che si affianca ai due capisaldi delle teorie yin-yang e dei cinque movimenti wu xing per completare la terna dei principi della medicina cinese. Energia, sangue e liquidi rappresentano la versione “cinese” degli “umori” dell’antica medicina galenica che stanno rivivendo una rinnovata modernità alla luce delle più recenti teorie della PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia).

 

GLI SHEN

Il mondo delle emozioni nella pratica clinica tradizionale cinese. p.gg 138 M. Muccioli, M. Piastrelloni-Civitanova Marche – 1999

Si tratta di un volume dedicato alla comprensione dello psichismo ed al trattamento delle patologie mentali in medicina tradizionale cinese.

Le prime pagine introducono il lettore al concetto di shen, un ideogramma cinese che assai spesso è troppo frettolosamente tradotto con il termine “mentale” e che gli autori si impegnano ad inquadrare nel più ampio mondo degli “spiriti”.

Successivamente viene spiegato come ogni organo sia associato ad una sua specifica attività spirituale e ad altrettanto specifiche emozioni.

Si passa infine alla parte clinica in cui viene affrontato il trattamento delle forme ansiose e depressive e dei disturbi del sonno e delle insonnie sia attraverso l’agopuntura che con il contributo della farmacologia cinese.

 

LA DIETETICA TRADIZIONALE CINESE

Volume I pagine 160

Volume II pagine 144

M. Muccioli, M. Piastrelloni, A. Bernini

Civitanova Marche – 2000

Questi testi presentano per la prima volta al pubblico italiano la dietetica cinese con un taglio non semplicemente divulgativo, ma tecnico e scientifico.

Il primo volume, dopo aver tracciato un breve sunto della storia della dietetica cinese, ne affronta i principi attraverso la spiegazione delle caratteristiche degli alimenti: forma, quintessenza, natura, sapore, odore, tendenza direzionale, tropismo e tossicità. Nel capitolo dedicato alla dietetica nel quotidiano vengono affrontati gli aspetti pratici della dietetica nelle varie età della vita, della conservazione dei cibi, della scelta degli alimenti. Termina con un capitolo dedicato alla dietetica medicata in cui vengono presentate numerose ricette di piatti e minestre medicate, tè e vini medicinali.

Il secondo volume affronta la dietetica clinica di varie patologie: obesità, stipsi, distensione addominale, menopausa, osteoporosi, ipertensione, iperemesi, ipogalattia, iperpiressia e fornisce il trattamento dietetico basato sulla classificazione cinese dei vari quadri sindromici in cui queste patologie si manifestano. Per ogni quadro clinico vengono fornite varie ricette dietetiche associate ai metodi di preparazione.

Il secondo capitolo è dedicato alle schede dietetiche dei singoli alimenti: circa 150 alimenti vengono così presentati al lettore analizzando le loro principali caratteristiche secondo la dietetica cinese e suggerendo il loro utilizzo pratico. Seguono altri capitoli dedicati alle schede di dietetica delle principali disarmonie energetiche come i deficit di energia e sangue o quelli dello yin e dello yang. Queste schede forniscono elenchi di alimenti indicati, sconsigliati e proibiti e sono un valido ausilio per il medico pratico come quelle del capitolo successivo dedicate ai rimedi “semplici”, cioè di semplice realizzazione ottenuti con insalate e macedonie, centrifugati e frutta, infusi e “sciacqui ed impacchi”.

 

IL VOLO DELLA FENICE

Ginnastica cinese per tutte le età. p.gg 90,

72 illustrazioni

L. Sotte, L. Pippa – Civitanova Marche – 2001

Il Volo della Fenice è un manuale di ginnastica medica cinese che presenta per la prima volta ai lettori italiani quattro antiche serie di esercizi di Qi Gong (Chi Kung) tratti dalla tradizione cinese classica e dagli Autori adattati al “nostro mondo”: gli Esercizi di Automassaggio, gli Esercizi dei Tendini e dei Midolli, i Tre Passi per il Riequilibrio yin e yang ed i Sei Ideogrammi e Sei Suoni.

Le sequenze degli esercizi sono il frutto dell’esperienza didattica condotta dagli Autori per anni in questo settore nella loro attività clinica personale, nei Corsi di Medicina Cinese della Fondazione Matteo Ricci di Bologna e Bari ed in altri ambiti come i Corsi di Ginnastica Cinese per la terza età organizzati per il Comune di Civitanova Marche negli ultimi quattro anni che hanno raccolto in palestra 250 anziani a praticare il Qi Gong. L’accordo sottoscritto tra la Fondazione Matteo Ricci e le Terme di Castrocaro per la creazione di un “percorso termale cinese” è stata un’ulteriore occasione di limatura e verifica del “Volo della Fenice”.

I corsi di Qi Gong (Chi Kung) organizzati presso le Terme permettono ai clienti che li frequentano di tornare a casa con un miglior equilibrio biofisico e con un know how in più che porteranno con sé: potranno prolungare gli effetti benefici della settimana termale per tutto il tempo in cui praticheranno gli esercizi.

Gli esercizi sono di semplice esecuzione e di facile apprendimento e possono essere praticati sia in palestra in gruppo come a casa singolarmente, visto che non necessitano di spazi particolari.

La loro esecuzione determina un modesto consumo energetico che li rende adatti anche a pazienti affetti da patologie cardiache o respiratorie che anzi migliorano attraverso la loro pratica.

I MICROSISTEMI

Craniopuntura, rinofaciopuntura, manopuntura, podopuntura

Camillo Schiantarelli, Civitanova Marche, 2002

La medicina tradizionale cinese si fonda su un modello di pensiero medico “sistemico”; l’uomo concepito come un riflesso del Cielo- Terra: il “macrocosmo” al quale egli “microcosmo” deve sempre “rispondere”. All’interno dell’organismo dell’uomo esistono ulteriori microsistemi in relazione con i Cinque Movimenti. L’organismo presenta anche dei microsistemi di regolazione che vengono affrontati in questo testo: quelli del cranio, del volto, della mano e del piede i cui punti possono essere utilizzati attraverso la craniopuntura, rinofaciopuntura, manopuntura, podopuntura.

 

DIZIONARIO PRATICO DI AGOPUNTURA E MEDICINA CINESE

Lucio Sotte, Civitanova Marche, 2003

Il “Dizionario Pratico di Agopuntura e Medicina Cinese” è stato scritto con l’intento di fornire un contributo all’unificazione della terminologia di medicina cinese in Italia.

Abbiamo approfittato dell’edizione di questo volume per creare anche una sorta di “Bignamino” dell’agopuntura e della medicina cinese che sia utile allo studente per ripassare velocemente le nozioni che sono argomento di studio dei primi anni dei Corsi di Agopuntura ed al professionista che già opera da tempo per avere sotto mano una guida rapida, veloce e facilmente consultabile. Tutti gli argomenti della medicina cinese vengono affrontati in questo testo, dall’anatomia alla fisiologia, alla semeiologia e diagnostica per concludere con la clinica e la terapia. Il testo si conclude con due capitoli inerenti l’anatomia dei canali e dei punti di agopuntura e la Farmacologia Cinese di cui vengono citati i 230 rimedi e le 150 ricette principali.

 

AGOPUNTURA E MEDICINA CINESE, COME, PERCHÈ, DOVE

Il corpo docente della Scuola Matteo Ricci, a cura di Lucio Sotte, Civitanova Marche, 2004

 

Si tratta di un testo adatto a presentare l’agopuntura e la medicina cinese al vasto pubblico e farne una sintesi per gli addetti ai lavori. Spesso i pazienti che frequentano i nostri ambulatori di Medicina Cinese, pongono delle domande sui principi, sulle applicazioni, sui limiti della medicina cinese: il volume risponde a queste domande facendo tesoro dell’esperienza degli insegnanti dei Corsi di Agopuntura e Medicina Cinese.

Attraverso numerosi interventi le varie discipline della medicina cinese vengono presentate al lettore: prima l’agopuntura, poi la farmacologia e la dietetica, le ginnastiche mediche ed il massaggio; anche l’agopuntura veterinaria viene brevemente introdotta. Il testo si conclude con una presentazione del Feng Shui, la disciplina di bioarchitettura utilizzata in Cina ed in Occidente per armonizzare le costruzioni all’ambiente.

 

AGOPUNTURA AURICOLARE IN MEDICINA TRADIZIONALE CINESE

Lucio Pippa, Gabriele Congedo, Civitanova Marche, 2005

Perché un volume sull’agopuntura auricolare? Nel redigere il presente volume, il tentativo degli Autori è stato quello di descrivere, anche in base alle proprie esperienze cliniche, lo studio del microsistema auricolare sia ai fini diagnostici che terapeutici secondo i criteri della Medicina Tradizionale Cinese. L’agopuntura auricolare consiste nella stimolazione di specifici punti della superficie esterna anteriore e posteriore del padiglione auricolare, allo scopo di trattare, in associazione e non, con le altre metodiche previste dalla Medicina Tradizionale Cinese, le piu’ svariate patologie.

 

ABC DELLA DIETETICA CINESE

Lucio Sotte, Civitanova Marche, 2006

Il volume presenta sinteticamente i principi della dietetica cinese utilizzati per la classificazione dei cibi: le quattro nature (fredda, fresca, neutra, tiepida e calda), i cinque sapori (salato, acido, amaro, dolce e piccante), le quattro tendenze (immersione ed emersione, salita e discesa) il tropismo dei cibi verso gli organi e viscere. Introduce poi alle tecniche di cottura secondo la classificazione yin-yang.

La seconda parte è dedicata alle schede dietetiche dei singoli alimenti: circa 200 alimenti vengono così presentati al lettore analizzando le loro principali caratteristiche secondo la dietetica cinese e suggerendo il loro utilizzo pratico. Gli alimenti sono classificati all’interno delle loro categorie per permettere al lettore di differenziarli tra loro e favorirne la scelta: cereali, legumi, ortaggi e verdure, frutta fresca e frutta secca, carni, pesci, crostacei e molluschi, latte, latticini, grassi e uova, spezie ed erbe aromatiche, oli e condimenti, bevande ed infusi. Seguono altri capitoli dedicati alle schede di dietetica delle principali disarmonie energetiche come i deficit di energia e sangue o quelli dello yin e dello yang. Queste schede forniscono elenchi di alimenti indicati e sconsigliati e sono fondamentali per la pratica medica di tutti i giorni.

Desidero concludere questa presentazione dei Quaderni di Medicina Naturale con una breve considerazione: vi assicuro che il lavoro per l’edizione di questi volumi è stata un’entusiasmante avventura perché è stato l’esito del primo incontro con discipline della medicina cinese fino ad allora sconosciute nel nostro paese. È stato un vero piacere studiarle, approfondirle, diffonderle e e divulgarle per la prima volta al mondo medico ed accademico italiano.

A tutti gli autori che con il loro lavoro hanno permesso l’edizione e la stampa di questi volumi va il ringraziamento mio e del mondo accademico e medico dell’agopuntura italiana per la competenza, la dedizione e la passione che hanno dimostrato dedicando tempo ed energie alla realizzazione di quest’opera.




Yu ping feng san: Polvere del paravento di giada

Video di Introduzione alla Medicina Cinese
I miei pazienti mi chiedono spesso di approfondire i fondamenti della medicina cinese, le modalità di interpretazione dei segni e sintomi di malattia (tra cui l’osservazione della lingua e la palpazione del polso) per arrivare a formulare una diagnosi ed impostare la conseguente terapia. Mi chiedono anche di spiegare loro gli aspetti fondamentali delle terapie della medicina cinese: agopuntura, farmacologia, dietetica, massaggio-fisiocinesiterapia e ginnastiche mediche come qigong e taijiquan. I video di introduzione alla medicina cinese sono dedicati ad approfondire questi argomenti.




L’origine polare

Carlo Moiraghi*

In un precedente articolo riferisco come l’astronomia moderna e i miti di varie culture concordino circa una collisione primigenia avvenuta fra un corpo celeste e la Terra da cui avrebbe avuto origine l’attuale struttura planetaria, e come anche vari passi della biblica Apocalisse di San Giovanni siano interpretabili in questa ottica. Trovo straordinario speculare su ciò che è accaduto quattro miliardi e mezzo di anni fa, tanto la scienza odierna retrodata questo originario impatto planetario. È valutazione tanto  improbabile da rischiare di cogliere per assurdo la realtà di ciò che avvenne, la penetrazione del nucleo ferroso di Theia nel cuore del nostro pianeta.

 

Lo scontro iniziale    

A questo punto l’indagine si volge a ipotizzare il luogo della collisione, su cui le moderne teorie scientifiche tacciono. Conviene affidarci alle conoscenze tramandate, fra le quali emerge la certezza che l’avvio dell’esistenza terrestre fu polare. Ad esempio la svastica induista, ripresa da vasto esoterismo occidentale, si pensi solo a René Guenon, indica proprio la rotazione planetaria in proiezione polare. Nel mito greco Eurinome, la dea madre di tutte le cose emerse nuda da Caos e non trovando ove posare i propri piedi divise il mare dal cielo intrecciando solitaria una danza sulle acque. Ne sorse il Vento del nord, Borea, da cui scaturì Ofione, il colorato serpente piumato che si avviluppò a lei fecondandola. Discendendo in soavi capaci spire lungo la superficie del globo quei soffi veraci lo resero fertile delle nascite dei diecimila esseri, impollinando zolla per zolla, carne per carne. A ben vedere ad esse rimanda Iride, la messaggera degli dei greci evidente nell’arcobaleno, luminoso ponte fra cielo e terra. E ancora ad esse ampiamente si riferisce il Libro della Genesi presentando l’arco del Signore tra le nubi, ancora l’arcobaleno, e proprio i dilatati asserti che il testo sacro riserva ai sette colorati abbracci segnala a chi sa comprendere la rara rilevanza.

 

“L’arco starà sulle nubi e io lo guarderò per ricordare l’alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra”. Dio disse a Noé: “Questo è il segno dell’alleanza che io ho stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra”.

 

Genesi 9, 15-17

 

La penetrazione profonda 

Da quella primigenia collisione planetaria vennero dunque innumerevoli immensi effetti terrestri, genericamente individuabili in due principali complementari categorie di fertili conseguenze, quelle relative all’affondo del corpo celeste nel corpo terrestre, la sua penetrazione e fecondazione profonda, e quelle relative ai miracolosi fenomeni di impollinazione della superficie planetaria. Quanto ai primi, come sempre accade quando si verifica un urto, il globo terrestre subì una deformazione della sua massa solida. Nel luogo dell’impatto e della penetrazione, allo zenit, la materia planetaria, che si andava solidificando ma era ancora morbida e malleabile, cedette deformandosi e sprofondando e protrudendosi nel luogo opposto diametralmente all’impatto, al nadir. Ne vennero così il polo settentrionale, l’Artide, ed il polo meridionale del nostro pianeta, l’Antartide. Compete qui il racconto della Divina Commedia circa i vasti spostamenti terrestri latitudinali delle terre e dei mari, analoghi seppur diversi a quanto qui evocato, seguenti alla precipitazione del diavolo, l’angelo caduto, nel cuore della terra.

“Da questa parte cadde giù dal cielo, e la terra, che pria di qua si sporse, per paura di lui fè del mar velo, e vene a l’emisfero nostro, e forse per fuggir lui lasciò qui loco voto quella che appar di qua, e su ricorse”.

Inferno XXXIV, 121-126

 

V’è qui da notare come da un lato Dante Alighieri e la maggior parte dei miti cosmogonici concordino nel tratteggiare acque planetarie presenti fin dall’inizio dei tempi, ma le teorie scientifiche attuali ne dissentano appieno

presentando una terra originaria composta di materia morbida e malleabile ma arida, priva di acqua. Personalmente ritengo che la chiave per la ricomposizione della divergenza risieda sulla qualità dello stato planetario iniziale, amalgama uniforme e omogenea e indifferenziata, su cui vi è assoluta concordanza. L’acqua era cioè intrinseca alla materia, ad essa insolubilmente commista. Solo successivamente si è operata la distillazione e separazione delle acque dalle terre, cui forse il calore prodotto dall’impatto planetario ha dato il via, con seguente formazione di oceani e di territori asciutti.

Riprendendo ora gli effetti di quell’apocalittica spinta iniziale, il corpo planetario ne subì una brusca inclinazione del proprio asse polare e accelerò e mutò i propri movimenti nello spazio, e come visto, promosso della portante rotazione del nucleo ferroso recepito da Theia, nel tempo andò lentamente bilanciando l’ordine planetario della rotazione e della  rivoluzione. Ne venne la progressiva organizzazione dell’annuale succedersi stagionale, il progressivo riscaldamento equatoriale e  il reciproco raffreddamento dei poli.

 

L’effetto caramella  

Fu complesso equilibrarsi del mondo propiziato da straordinari mirabili fenomeni che parimenti si presero cura dell’impollinazione della superficie  planetaria, dal luogo di quell’arcaico caldo bacio celeste quei luminosi lievi e potenti pollini di vita si propagarono e giunsero dovunque. Ogni tradizione umana, ogni mito e ogni religione racconta questo primigenio avvio dell’esistenza. Era polare, era iperborea, era lemuriana, era atlantidea, non sono che  nomi che la conoscenza teosofica riserva alle successive fasi di questa complessa embriogenesi e nascita e sviluppo dell’esistenza planetaria e umana. Si ricordi che l’adeguata unità di misura del tempo è qui assimilabile ai milioni e ai miliardi di anni. Se infatti lo scontro planetario iniziale è datato quattro miliardi e mezzo di anni fa, è un miliardo di anni più tardi che è data la presenza terrestre di vaste colonie batteriche. Silenziosi e restii risultano poi le tradizioni e i miti riguardo a ciò che in seguito accadde, preferendo un sagace protettivo silenzio circa il luogo del primo albore dell’umanità. Per comprendere la struttura e la dinamica di questo avvio di vita planetaria è sufficiente osservare una di quelle caramelline rotonde incartate a doppio fiocchetto, a farfalletta. Dove i soffi dall’universo conversero sul globo terrestre e lo raggiunsero e colpirono fu lo zenit. Lì i venti benevoli si aprirono a ventaglio sul pianeta e procedettero ricoprendo stretta l’ intera superficie planetaria, acque e terre, impregnandola di vita. È la lucida stagnola che incarta la caramella.

Fu complesso maestoso interminabile processo nel corso del quale la vita prese a sognarsi e inventarsi terrena, a scaturire e manifestarsi qua e là formandosi in espressioni differenti e diverse, anche divergenti e contrastanti fra loro, le più delle quali nei tempi lunghi si ritirarono, cessarono e si estinsero, altre si mantennero congrue e vitali. Fu nel progressivo percorso di discesa dei soffi polari che si realizzò anche Lemuria, originaria prova vitale di cui poco rimase. Quei preziosi fiati vitali discesero quindi in precisi e puntuali arabeschi lungo il tondo del globo convergendo infine all’estremo opposto del primo impatto, al nadir, dove si riunirono riannodandosi su quell’esatto promontorio di terra meridionale, giusto agli antipodi dell’originario numinoso impatto settentrionale polare, che proprio da esso era derivato per la profonda deformazione subita dalla materia planetaria. Lì quei venti benevoli si riunirono riscoprendosi Uno e ne venne il polo meridionale del pianeta, l’attuale Antartide, e la sua fertilità. Si completò così l’originaria impregnazione planetaria, che si realizzò dunque nella fecondazione della profondità e nell’impollinazione della superficie. Fu compimento e celebrazione che prese sette eternità, sette giornate, e la consacrazione del settimo giorno intende l’apicale e conclusiva creazione della vita umana, sintesi e capitello dell’intero processo evolutivo planetario.

Così avvenne. “Dio vide quanto aveva creato ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina, il sesto giorno. Così furono portati a termine il cielo e la terra e tutte le loro schiere. Allora Dio nel settimo giorno pose fine al lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni sua opera. E Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato ogni lavoro che durante la genesi egli aveva compiuto”.

Genesi 1, 31  2, 1-3

 

Infine, a suggello dell’opera intera, come detto prese avvio lento e progressivo il raffreddamento dei poli. A mantenimento e protezione di quei due supremi perni del primo avvio celeste e della seguente rotante stabilità del mondo, i due fiocchetti della caramella, nel lungo tempo iniziò dunque la lenta glaciazione polare. In ogni caso, fu su quella verde rotonda terra antartica che nacquero gli uomini e a lungo vi prosperarono. Tutt’altro che  gelido, l’Antartide era continente rigoglioso e fu così la terra madre atlantidea. La localizzazione della prima terra materiale dell’umanità, fu dunque polare, antartica, e fu quindi dal polo meridionale che molto tempo dopo l’umanità dilagò sul pianeta. È poi quanto indica il mito greco del potente titano Atlante che si ribellò a Giove e venne per questo condannato a sostenere in eterno sulle proprie spalle possenti il peso dell’intero pianeta. Ma qui il racconto volge altrove, dalla filogenesi planetaria all’ontogenesi umana, e conviene prendere meritata sosta.

 

Infine i più vivi ringraziamenti all’ Editoriale Jaca Book di Milano per la gentile concessione di pubblicare questo articolo tratto dal mio volume in lavorazione intitolato I fondamenti della Vera Medicina Cinese di cui detiene i diritti.