Esperienze cliniche con oli essenziali in sala parto

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Leonardo Paoluzzi*

Premessa

La terapia olfattiva di regolazione (TOR) di cui abbiamo dato ampio cenno in altre occasioni,  è  quella particolare modalità terapeutica che usa oli essenziali e che presuppone come oggetto del trattamento medico  la conoscenza del  “terreno”  ovvero della “costituzione” del soggetto malato e non già il trattamento del sintomo isolato o di una malattia intesa in senso nosologico classico. In altri termini il sintomo va considerato solo come  espressione di uno squilibrio più ampio la cui soppressione farebbe perdere di vista la totalità del problema in quanto viene eliminato un elemento di allarme che invece va inserito nel contesto generale e va compreso nel suo significato.

La possibilità di usare sostanze naturali per il trattamento di uno squilibrio funzionale non fa riferimento all’evento patologico in sé ma all’alterazione del percorso fisiologico e pertanto deve inserirsi in quella sequenza che è stata turbata e ripristinarla. Ciò avviene sostenendo la fisiologia e i suoi processi normali e non antagonizzando il sintomo.

Il nostro lavoro pertanto si basa sulla valutazione dell’azione globale che l’olio essenziale ha nei confronti del terreno PNEI e quindi sul suo orientamento al ristabilimento dei processi fisiologici dell’individuo, uscendo dal paradigma meccanicistico di sintomo-organo/struttura-rimedio, proponendo quello di struttura-energia-informazione.

Da ciò l’importanza delle relazioni esistenti tra connessioni cerebrali delle aree olfattive, mnesiche e affettive (P. Franchomme).

Ognuno di noi è in realtà un complesso intrecciarsi di emozioni, strutture,  organi, esperienze, che nel tempo hanno plasmato e reso unico, fin dalla nascita e anche prima,  il nostro modo di reagire di fronte alle diverse circostanze della vita. Per alcuni quell’evento provoca una risposta che per altri può essere diametralmente opposta o di nessun significato. C’è chi di fronte ad un tramonto può commuoversi e chi invece si affretta perché si sta facendo notte e deve rientrare. Fino a ieri l’uomo era diviso in due parti, da un lato la psiche e dall’altro il soma. Oggi possiamo dire che le componenti sono almeno tre e intimamente collegate fra loro e alle prime due va aggiunto il concetto di Polis, inteso non solo come contesto sociale nel quale il soggetto vive e si modula (C. Geertz), ma anche come contesto magico-religioso (P. Pracca).

Tutto ciò confluisce in quel complesso sistema di informazione interna preposta alla regolazione e al mantenimento dell’omeostasi che oggi la scienza medica moderna individua nello PNEI (PsicoNeuroImmunoEndocrino). In pratica accade che ogni nostra percezione (cognitiva/emozionale o percettica/istintiva) mette in moto una precisa sequenza neurovegetativa tale che l’apparato endocrino, il sistema immunitario e le strutture organiche correlate, danno una risposta adeguata a fare fronte al cambiamento necessario che a sua volta rimanda l’informazione elaborata al mittente.

Oggi l’uomo si trova a dover gestire soprattutto le sue paure, le sue ansie, le sue preoccupazioni e le sue frustrazioni con mezzi inadeguati, perché quelli che ha attualmente a disposizione sono stati elaborati dalla natura per fare fronte a situazioni acute destinate a durar poco, mentre la necessità di gestione si protrae nel tempo e si va quindi nella direzione dello stress cronico (R. Sapolsky).

Premesso ciò, diciamo che  in campo ostetrico per ciò che attiene alla gravidanza e al parto, nella letteratura internazionale ritroviamo, (Ingeborg Stadelmann, un’ostetrica tedesca) che già da alcuni anni gli oli essenziali vengono usati allo scopo di lenire i dolori durante il travaglio, per calmare la neomamma in caso di ansia e per accelerare il processo delle doglie onde favorire l’espletamento del parto medesimo. Non ultimo, la possibilità di agire sulla paura e rilasciare la muscolatura perineale che potrebbe essere di ostacolo alla progressione del feto.

Va detto poi  che tutti gli oli essenziali essenziali usati per via topica devono essere diluiti in un olio di base (in genere si consigliano 10 gocce di olio essenziale in 50 ml di olio di mandorle dolci, olio di germe di grano, olio di jojoba), al fine di evitare un’esposizione della zona da trattare che sia troppo diretta e quindi potenzialmente  lesiva per la cute oltre che eccessiva, ma va anche detto che possono essere solo inalati una volta dispersi e fatti evaporare nell’ambiente. 
Sappiamo infatti che gli oli essenziali rappresentano  un’informazione chimica che per via nasale o cutanea, attraverso un complesso meccanismo di trasduzione “olfattiva”, arrivano direttamente nel cervello e più precisamente a livello del “sistema limbico” (amigdala-paura e ricompensa, ippocampo-memoria e orientamento, i nuclei talamici anteriori e la corteccia limbica …) complessa formazione nervosa del cervello rettiliano, che presiede alle attività istintive e primitive attraverso una serie di risposte regolate dal sistema neurovegetativo simpatico o parasimpatico. La struttura limbica in realtà più che essere una struttura anatomica vera e propria corrisponde ad una unità funzionale molto complessa che supporta svariate funzioni psichiche  come emotività, comportamento, memoria a lungo termine e olfatto.

Considerando che lo stress del parto, l’idea di affrontare un’esperienza nuova quindi sconosciuta o tristemente conosciuta in maniera diretta o indiretta, mette la paziente in uno stato di ansia, di paura, di preoccupazione e quindi di tensione generale del corpo e dello stato d’animo che si è visto essere di ostacolo ad un espletamento normale del parto, tale terapia può essere di grande sostegno.

Nel caso del dolore del parto anche se noi sopprimessimo il dolore con una epidurale, rimarrebbe la condizione mentale di paura e ansia che determirebbe un ricordo spiacevole  e comunque un  non vissuto.

Per ovviare a tale condizione di “ostacolo” e riprendendo  esperienze simili che vengono  condotte ormai da tempo negli ospedali inglesi nei  servizi di maternità, (ad esempio nel North Bristol NHS Trust e nel Southmed Hospital Birth Suite con più di 6000 nascite all’anno; nel  St John e St Elizabeth Hospital London con riduzione del 50% dei cesarei previsti ; nel The Royal London Hospital for Integrated Medicine dove trattano anche patologie tumorali), abbiamo messo a punto alcuni protocolli possibili per dare maggiore serenità e una migliore condizione organica che possa aiutare la neomamma e il nascituro.

«L’aromaterapia riduce l’ansia e la paura aiutando le donne a sentirsi più rilassate e può contribuire a ridurre sintomi come bruciore di stomaco o mal di schiena. Quando le donne durante il travaglio sono rilassate, il loro bisogno di alleviare il dolore è ridotto, ma ogni donna è unica e si possono usare gli oli specifici per ogni esigenza», ha dichiarato Mary Carlisle, manager della Birth Suite presso il Southmead Hospital. Partendo da questa considerazione che riteniamo fondamentale, noi prenderemo in esame tre possibili protocolli:

il primo a base di  Arancio, Bergamotto, Lavanda ad azione “rinfrescante”  in quanto riducono il tono simpatico,  calmano l’ansia e la paura, rasserenano, rilasciano lo stato generale della paziente, tonificano l’umore,  hanno  un’azione simpaticolitica che non altera lo stato di vigilanza.

In altri casi può essere necessaria un’azione opposta alla precedente. Nel senso che la paziente necessita di essere riscaldata ovvero tonificata nel senso stretto, per una possibile inerzia del sistema e per una dominanza del tono vagale e useremo   Basilico, Pepe e Zenzero.

In altri casi ancora ci può essere la necessità di “purificare l’aria e la mente” agendo direttamente con odori gradevoli  su paure remote ingiustificate,  in quei soggetti che hanno paura di tutto, che soffrono o hanno sofferto di attacchi di panico e useremo Neroli, Mirto, Gelsomino.

Infine menzione a parte merita la Salvia sclarea unita al Geranio e all‘ Ylang ylang con cui si crea una miscela molto attiva nello stress emozionale  (isteria, attacchi di panico, paura) purificando tutto ciò che non è armonico

Ogni protocollo deve prevedere un massaggio perineale con olio vegetale di  Calophylla inophylla per rendere più morbida ed elastica  la zona.

Tali esperienze attualmente in Italia vengono attualmente  condotte presso l’Ospedale del Casentino di Bibbiena, grazie all’illuminata conduzione dei suoi medici e personale paramedico.

 

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