Proposta di regolamentazione per la pratica dell’agopuntura e altre medicine non convenzionali

Muccioli dott. Massimo*

*Direttore didattico Scuola Tao – Bologna

CENNI STORICI  SULL’AGOPUNTURA IN ITALIA. LA SITUAZIONE EUROPEA

Non considerando le singole persone ma l’insieme del processo di penetrazione dell’agopuntura in Italia, è possibile affermare che tale pratica si è instaurata nel nostro paese per impulso di alcune scuole francesi (in particolare del CEDAT con sede a Marsiglia). Sin dagli anni ’70 comparvero in Italia scuole organizzate per l’insegnamento di agopuntura e negli anni ’80 l’insegnamento si estese a poco a poco anche allo studio di altre metodiche della medicina cinese quali la farmacologia (uso di sostanze naturali), il tuina (massaggio cinese tradizionale) e la dietetica.

Le prime scuole italiane sorsero spesso su iniziativa di medici che si erano dedicati a tale disciplina, ma non tutte si configurarono come esclusivamente rivolte a medici. Già allora esistevano divergenze nel considerare l’agopuntura come “atto medico” o piuttosto come medicina salutare praticabile anche da non medici.

Le scuole rivolte ai soli medici fecero – sia per opera diretta dei loro rappresentanti, sia per azione dei discenti iscritti – forti pressioni sull’Ordine dei Medici per vedere riconosciuta da questo Ente la dignità e affidabilità della loro disciplina e per essere autorizzati a pubblicare questa loro qualifica su ricettari o targhette professionali.

Queste pressioni, sostenute dall’aumentata richiesta di medicina naturale da parte degli utenti e da un aumento dei medici dediti a queste pratiche “non convenzionali” ha determinato nel tempo una diversa sensibilità da parte delle organizzazioni di categoria e un maggiore peso dei medici agopuntori e non convenzionali all’interno dei singoli Ordini: ne è derivato un avvicinarsi dell’Ordine dei Medici alle posizioni di quanti insistevano sulla specificità medica dell’agopuntura.

Questa condizione è in realtà, nel panorama europeo e mondiale, un’anomalia totale.

In Europa solo la Romania riserva la pratica dell’agopuntura, in modo netto ed esclusivo, ai soli medici. Nel Regno Unito, in Svizzera, ma anche in paesi extra europei come USA e Australia e in altri ancora la professione di agopuntore è consentita ai non medici. Tornando all’Europa, in Francia e Spagna la situazione è in via di definizione poiché sono molti gli operatori non medici a essere agopuntori; in Germania la pratica dell’agopuntura è consentita agli “Heilpratiker”, figura intermedia non specificamente medica.

Al momento attuale in Italia, mancando una regolamentazione specifica, un medico potrebbe praticare agopuntura senza conoscerla: il fatto di essere laureato in medicina gli conferisce, infatti,  la possibilità di attuare un qualsiasi atto definibile come “terapeutico”. Non essendo specificamente normata, nel nostro paese anche un non medico potrebbe praticare agopuntura ma nella misura in cui non ponga in essere un atto di diagnosi e cura, elementi riservati alla professione medica. D’altra parte l’agopuntura non basa la propria azione su una diagnosi e trattamento di tipo occidentale, ma piuttosto su una valutazione “energetica” della persona che nulla ha a che fare con i criteri della nostra medicina.

 

LE BASI DELL’AGOPUNTURA

Appare alquanto anomala la possibilità per un medico occidentale di poter praticare agopuntura senza conoscenze specifiche poiché tale disciplina si basa sulla valutazione degli equilibri dello yin e dello yang e sulla circolazione del qi, cioè sui flussi dell’energia vitale nel corpo. La medicina occidentale non riconosce tali fenomeni anzi li osteggia ritenendoli retaggio di fantasiose idee arcaiche, estranee e contrarie alla cultura scientifica. Tali elementi non sono pertanto conosciuti né accettati, né tantomeno insegnati nelle facoltà che si occupano di formazione medica o sanitaria. Esiste dunque una chiara contraddizione quando si vuole fare rigidamente gravitare l’agopuntura attorno all’ambito medico che ne misconosce le basi.

L’agopuntura trae la propria origine dalla medicina cinese che è, a tutti gli effetti, un’altra medicina. Non è dunque una tecnica da apprendere ma una vera e propria medicina etnica, un modo diverso di guardare l’uomo e i suoi processi fisiologici e patologici. Solo basandosi su quella visione e quei parametri è possibile usare al meglio e con tutte le sue potenzialità questa medicina antica. La scelta e l’uso dei punti di agopuntura dipende da valutazioni e  processi che si innestano nel  pensiero della medicina cinese, elementi del tutto estranei alla scienza medica occidentale.

Trattandosi di una medicina che segue una logica completamente diversa, appare naturale mantenere differenziate le figure professionali di medico e agopuntore. Ciò naturalmente non esclude che i medici possano studiare agopuntura e diventare a loro volta agopuntori abilitati.

Nel momento in cui si importa una medicina così diversa nell’ambito della nostra cultura occidentale, appare necessario inserirla in modo organico all’interno dei processi di studio inerenti corpo e salute, richiedendo a chi si occupa di agopuntura una sufficiente conoscenza dell’organismo umano secondo i criteri occidentali.

 

REGOLAMENTARE LA PRATICA DELL’AGOPUNTURA

In Italia le scuole private che insegnano agopuntura svolgono un programma complessivo di circa 600 ore, mentre nel resto dell’Europa si raggiunge un monte ore doppio o ancora superiore (nel Regno Unito alcune scuole svolgono programmi di 3600 ore complessive con un insegnamento che si estende però anche ad altre branche della medicina cinese).

La WFAS (World Federation of Acupuncture Society, il massimo organismo del settore con sede in Cina) sostiene che servano minimo 1200 ore di preparazione per i medici e 2000 per i non medici. Le 800 ore di differenza sono legate all’apprendimento di nozioni di medicina occidentale. La conoscenza dell’anatomia e della fisiologia corporea è necessaria all’agopuntore come lo potrebbe essere per un infermiere o un fisioterapista ed è un ulteriore elemento di sapere e qualità per chi dovesse praticare agopuntura.

Un corso di agopuntura potrebbe oggi strutturarsi come corso specifico (se in ambito universitario come corso di laurea autonomo) con suddivisione delle materie in due grandi aree: basi di medicina occidentale (anatomia, fisiologia, elementi di patologia e diagnosi, igiene, diritto sanitario)  e medicina cinese (basi teoriche, canali e punti di agopuntura, valutazione energetica della persona, prevenzione e trattamento di specifici disturbi). Le lezioni di medicina occidentale potrebbero essere comuni con altri corsi di laurea, senza costi aggiuntivi per l’università ma con maggiori introiti. I medici o altre figure professionali sanitarie ne sarebbero esentati.

In un momento di crisi economica e occupazionale, separare la qualifica di agopuntore dalla qualifica medica consente una dilatazione dell’offerta e della formazione e dunque dell’occupazione. Lasciare ai soli medici la pratica dell’agopuntura appare oggi anomalo sia in relazione a quanto accade negli altri paesi europei ed extraeuropei, sia in riferimento alla tipologia della materia di studio, sia per le conseguenze economiche e occupazionali.

La necessità di tutelare pienamente l’utente può essere garantita dall’obbligo della presentazione di un certificato medico al momento in cui la persona si sottopone a un trattamento con agopuntura. In tal modo il medico conserva il suo ruolo di “diagnosta”, in quanto a lui e solo a lui compete il riconoscimento e la definizione della patologia in atto. L’operatore non medico non potrà, né mai dovrà, effettuare diagnosi di una malattia, commentare esami biologici o di altro tipo, prescrivere trattamenti farmacologici perché non abilitato a farlo. Non dovrà dunque in alcun modo sostituirsi o sovrapporsi alla figura del medico o alle sue terapie, per questo è auspicabile che possa esercitare la propria  attività solo dopo valutazione medica con certificazione della patologia.  Allo stesso modo l’atto specifico dell’agopuntura deve però essere affidato a persona qualificata e competente in medicina cinese, con adeguate conoscenze di medicina generale, igiene e diritto sanitario.

La figura dedita al trattamento medico e quella specificamente destinata a un trattamento di tipo salutare sarebbero chiaramente distinte, senza che questo venga a detrimento di una loro auspicabile collaborazione. L’integrazione dei saperi non può oggi avvenire concentrando le conoscenze in un unico soggetto (il medico), poiché tale scelta non solo limita il mercato e la crescita di occupazione, ma abbassa anche il livello della prestazione fornita che si basa sulla conoscenza approfondita del sapere inerente la propria attività. Appare infatti confusionario e velleitario pensare che una persona possa coltivare, in modo profondo, saperi totalmente differenti, che richiedono nel tempo costante applicazione in studio ed integrazioni.

In modo restrittivo è possibile pensare di riservare la pratica dell’agopuntura a persone che hanno un diploma di laurea inerente l’area sanitaria (infermieri, fisioterapisti, medici, ostetrici, odontoiatri ecc), ma in tal modo decade l’idea di un corso di laurea specifico con i vantaggi connessi.

 

AGOPUNTURA E NON SOLO

L’agopuntura rappresenta con l’omeopatia l’aspetto più rilevante delle tante “medicine non convenzionali” alle quali si rivolge oggi un’ampia fetta di utenza.

Regolamentare tutto il comparto nelle sue diverse ramificazioni rappresenterebbe oggi un notevole vantaggio per  l’azienda “Italia” sia per le maggiori entrate fiscali, sia per la movimentazione di occupazione e di mercato. Chi opera in settori non convenzionali accetterebbe volentieri il peso di una tassazione pur di vedersi tutelato e abilitato nel proprio agire.

In Svizzera chi vuole esercitare una medicina o pratica non convenzionale deve effettuare 600 ore complessive di studio su materie di sanità occidentale (a tale scopo esiste una “Scuola superiore medico tecnica”) e possedere poi un diploma specifico nella branca che desidera esercitare. Volendo prendere spunto dall’esperienza Svizzera, anche chi si occupa di shiatzu, tuina, alimentazione secondo i principi della medicina cinese, ajurveda o altro dovrebbe conseguire un diploma che attesti la sua conoscenza in medicina occidentale.

Si potrebbe pertanto pensare, all’interno dell’ipotetico corso di laurea in agopuntura, che la parte di medicina occidentale potrebbe costituire un diploma obbligatorio per quanti vogliono esercitare una qualsiasi attività inerente la salute e il benessere della persona. Anche in tal caso, in assenza di costi aggiuntivi, aumenterebbero considerevolmente le entrate economiche per le nostre università.

 

CONCLUSIONI

Una normativa che indichi quali siano i requisiti per esercitare la pratica di agopuntore appare oggi necessaria sia per tutelare l’utenza, sia per fare chiarezza su quali debbano essere i soggetti abilitati alla professione e quali le loro conoscenze.

Porre l’agopuntura in un ambito solo medico è restrittivo rispetto al panorama internazionale e appare oggi funzionale unicamente al mantenimento di un potere economico e professionale nelle mani di questa singola categoria. Creare un corso di studi o di laurea specifico aprirebbe nuovi scenari convenienti per l’università, l’economia, l’occupazione con una diversificazione nell’offerta dei servizi salutari utile e funzionale.

Il riconoscimento della figura di agopuntore aumenterebbe interesse e richiesta su questo tipo di formazione. Qualora si dovesse pensare a un ampliamento della normativa su tutto il comparto non convenzionale, le ricadute economiche, occupazionali e sociali sarebbero di tutta evidenza.