Che cosa è il Tao: la comprensione del Tao di Zhuangzi – parte 1 di 3

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Yan Chunyou*

  • Professore della facoltà Filosofia e Sociologia Università Normale di Pechino, del Centro della Ricerca di Valore e Cultura; Direttore cinese dell’Istituto Confucio presso l’Università degli Studi di Macerata E-mail: ycy0088@sina.com

 

Il Tao, è una delle concezioni più basilari e importanti nella filosofia cinese, è una parola chiave per comprendere il modo univoco di pensare dei cinesi. Laozi  introdusse per la prima volta il pensiero di Tao, mentre il suo erede ideologico, Zhuangzi, lo illustrò più approfonditamente e dettagliatamente. L’articolo analizza e generalizza la comprensione del Tao di Zhuangzi.

Dal punto di vista complessivo, il Tao di Zhuangzi non può essere definito; è difficile generalizzare e descrivere complessivamente il Tao con una qualsiasi definizione. Spesso il Tao può essere descritto solo in forma negativa, si può dire soltanto cosa esso non sia, in altre parola si può avere solo l’approccio in modo negativo. Il motivo principale è che il Tao è illimitato, non è qualsiasi cosa reale né qualsiasi fenomeno. Esso è sia la possibilità completa che la realtà completa. Non si può quindi parlare dell’illimitatezza, ciò di cui si può parlare non è illimitatezza. “Parlare” di per sé è una definizione, ed essa è limitata. Appena si cerca di definire il Tao, esso diventa una cosa limitata, per questo si dice: «il Tao che splende non è il Tao» (p.17, Discorso sull’identità delle creature), «Il Tao non può essere udito: se riesci a udirlo non è lui. Il Tao non può esser visto: se lo vedi non è lui. Il Tao non può essere enunciato: se lo enunci non è lui. Conosci forse l’informe che dà forma alle forme? Il Tao non ammette nomi» (pp.180-181, Il viaggio di Sapienza verso settentrione). Il libro Zhuangzi considera la scrittura soltanto una via per aprire e dimostrare [il pensiero] del Tao.

L’illimitatezza è il carattere principale del Tao. Il Tao «In sé ha fondamento e radici, quando ancora non v’erano Cielo e Terra esso esisteva certamente dall’antichità. Consentì che fossero sovrannaturali l’Imperatore del Cielo e i mani, che venissero alla vita il Cielo e la Terra. Sta al disopra del Grande Culmine ma non si ritiene alto, sta al disotto dei sei punti cardinali ma non si ritiene basso, è stato prima del Cielo e Terra ma non lo ritiene un lungo periodo, è anteriore ai tempi più remoti ma non è vecchio.» (pp.48-49 I maestri nobili e venerabili); «nel Tao non vi sono barriere» (p.17, Discorso sull’identità delle creature), «[nell’]immunità del Tao dal principio alla fine [le creature hanno vita e morte]» (p.131, Le acque d’autunno). Il Tao non ha inizio né fine nel tempo; non ha confine nello spazio. Il confine è la caratteristica delle cose limitate, il Tao oltrepassa questi confini: questi confini, in altre parole, sono proprio le definizioni dal Tao.

È proprio perché il Tao è illimitato, può concludere tutte le cose: «Il Tao non termina nel grande e non manca nel piccolo, perciò le diecimila creature sono perfette. Come è immenso nella sua omnicomprensività! Come è profondo nella sua insondabilità!» (p.107, La via del Cielo). L’illimitatezza del Tao fa si che esso non sia misurabile, rispetto ad esso, anche se fosse sopra del Taiji non sarebbe alto, sotto del Liuji non sarebbe profondo, nato prima del mondo non sarebbe lungo, iniziato a crescere nell’era remota e antica non sarebbe antico. Qualunque grandezza e lunghezza possiamo immaginare sono limitate, o qualsiasi cosa possiamo paragonare all’illimitatezza del Tao, non può essere più avvicinata al Tao. Pertanto, qualunque sia la sua quantità non ha paragoni con l’illimitatezza del Tao. Noteremo che l’illimitatezza non è soltanto nella quantità anche nella qualità, essa è in continuo mutamento, non ha limite.

E così il Tao è l’essenza suprema: “supremo” vuol dire che “in sé ha fondamento e radici”, cioè esso è la ragione della propria esistenza, prima di questa non esiste alcuna essenza o ragione, ovvero, non esiste affatto il problema del concetto di “prima”, esso è illimitato pertanto non esiste l’essenza prima di esso.

Supremo significa anche che è l’origine di tutte le cose. «Consentì che fossero sovrannaturali l’Imperatore del Cielo e i mani, che venissero alla vita il Cielo e la Terra» (p.49 I maestri nobili e venerabili), «Il Tao è l’itinerario delle diecimila creature: le creature che ne deviano muoiono, quelle che vi si attengono vivono; nelle imprese se lo contrasti fallisci, se vi concordi hai successo.» (pp.265-266, Il vecchio pescatore). Secondo questo, il Tao è la ragione dell’essenza di tutte le cose, questa ragione non esiste al di fuori di tutte le cose, al contrario, essa si trova inferiormente in ogni cosa. Il Tao è la potenza vitale inferiore di tutte le cose, stabilisce la loro nascita e morte, il loro processo concreto. Il processo dell’essenza di ogni cosa è anche la dimostrazione e l’esaurimento di questa potenza vitale inferiore. Tutte le cose nascono per via del Tao, muoiono per via del Tao. Da questo punto di vista, il Tao è la potenza vitale inferiore della nascita e essenza delle cose.

Questo tipo di essenza suprema è sicuramente eterna, ma questa eternità non sta al di fuori del processo di mutamento, essa esiste in questo processo mutevole eterno, e il Tao esiste eternamente in questo processo mutevole di migliaia e migliaia di cose concrete. «Non muore chi perde la vita e non vive chi preserva la vita. Divenne tale che non vi fu nulla che non accompagnasse e nulla che non accogliesse, nulla che non trovasse guasto e nulla che non trovasse perfetto. Questo si chiama la tranquillità nell’inviluppo. Tranquillità nell’inviluppo significa perfezionarsi dopo essersi lasciato inviluppare», (pp.50-51, I maestri nobili e venerabili) “non muore” e “non vive” non significano che esso è una cosa immutata che si trova nel processo mutevole; al contrario, il Tao è proprio questo processo di mutamento, la vita del Tao tratta proprio della mutazione, il Tao è la capacità del mutare che scorre in tutte le cose, è proprio il mutamento. È proprio perché il Tao può nascere e morire che può superare la vita e la morte, ossia il Tao è il processo della vita e della morte, e il Tao le supera in questo processo. È questo anche la sostanza della vita, il carattere naturale della vita è la capacità di morire. Nascere significa che ogni essere riceve la capacità di morire dalla generazione precedente. Quando un essere vivente possiede la capacità di morire vuole dire che è ancora vivo mentre quando non possiede più questa capacità allora si muore veramente. Il Tao possiede eternamente la capacità di nascere e morire, per questo può superare se stesso, può esistere eternamente. Da questo punto di vista si può dire anche che il Tao è la vita suprema e la vita di ogni cosa è soltanto l’apparenza temporanea di essa. Ogni cosa specifica che quando si muore la sua vita propria termina, non può più rinascere, ma il Tao può rinascere dalla forma di morte e trasformarsi in altre forme di essenze.

Zhuangzi disse che “tutte le cose sono uno” proprio in questo senso. Tutte le cose sono uno perché il Tao trascorre in loro. «Il Tao è presente nelle sue suddivisioni» (p.190, Kêng-sang Ch’u),  ossia nonostante tutte le cose siano variate il Tao le collega come fossero una. «Appaiano separate o unite, perfette o guaste, le creature non hanno perfezione o guasto, ma sono ancora identiche fra loro.», (p.14, Discorso sull’identità delle creature) dal punto di vista del Tao, tutte le cose hanno la parte della costruzione e anche la parte della distruzione, pertanto, si può dire che la costruzione significa la distruzione e la distruzione vuole dire costruzione. Quindi dal senso complessivo non ci si interroga più su costruzione e distruzione, esse diventano il processo unico a causa del Tao. Le cose mutano tra costruire e distruggere e il Tao sta in questo. Anche per le cose in cui sembra essere al contrario in realtà è uguale: «Certamente nelle creature v’è qualcosa di ammissibile e di approvabile, nessuna è inammissibile e inapprovabile. Pertanto prendi un trave e un pilastro, un ulceroso e Xishi (Shi dell’occidente, era una donna famosa per la sua bellezza), il nobile e il perverso, lo straordinario e il diverso: nel Tao sono identici fra loro.» (p.14, Discorso sull’identità delle creature). In questo caso non si tratta di eliminare la disuguaglianza tra le cose ma, al contrario, di dimostrare che dal punto di vista del Tao sono esse sono collegate, tra di loro non esistono ostacoli per collegarsi. La piccola erba e la gigante colonna o una ragazza brutta e Xishi, sono tutte forme dell’essenza del Tao, ovvero il Tao può trasformarsi in una ragazza brutta, o anche in Xishi, pertanto Xishi può trasformarsi in una ragazza brutta e una ragazza brutta può trasformarsi in Xishi, queste due si collegano tramite il Tao. Tutti gli esseri hanno la ragione della loro essenza, questa ragione è il Tao. La ragazza brutta e Xishi esistono e dipende dal Tao, la prima non per la bruttezza si allontana dal Tao, e l’ultima non per la bellezza si avvicina di più al Tao. Nel mondo del Tao, tutte le cose superano il limite dalle differenze e si fondono.

Il Tao, nonostante «copre e sostiene le diecimila creature. Che immensa grandezza!» (p.86,Il Cielo e la Terra), «non ha azione né forma» (p.48, I maestri nobili e venerabili). Parliamo prima del “senza forma”. Il Tao copre e sostiene tutte le cose e mette in comunicazione tutte le cose, e se tutte le cose hanno forma perché si dice che il Tao è senza forma? Qui si mostra la differenza tra il Tao e la cosa. «Le cose sono cose non è una cosa» (p.82, Lasciare vivere e lasciare fare). Una cosa ha forma, è vedibile, ma è limitata. La cosa proviene dal Tao ma non è il tutto del Tao, il principio di una cosa limitata è soltanto il principio parziale del Tao, è l’apparenza di una parte del Tao su questa cosa. Il Tao è la ragione per cui tutte le cose nascono e muoiono, tutte le cose nascono e muoiono in continuazione e la ragione di nascere e morire non si esaurisce. In questo senso il Tao ha la trascendenza rispetto alle cose concrete. La ragione di nascita e morte si trova inferiormente nelle cose, non si mostra direttamente sulla forma; in più il Tao trascende il processo concreto del mutamento, pertanto non si può vederlo direttamente; alla fine, il Tao, complessivamente è illimitato, e di una cosa illimitata non è possibile avere la forma. In più, «vengono senza seguir sentieri, vanno senza trovar barriere. Non hanno porte né case, sono indifferenti a qualsiasi direzione» (pp.177, Il viaggio di Sapienza verso settentrione). Non possiamo comprenderlo tramite gli organi sensitivi né controllare le sue tracce. Per questo, al Tao, «l’ascolti e non ne odi il suono, lo guardi e non ne vedi la forma», nonostante sappiamo esso «riempie e colma il Cielo e la Terra, avviluppa i sei punti cardinali» (pp.112-113, Il Cielo ruota). Il Tao è anche illimitato nel tempo, invece la cosa ha un inizio e una fine: «Nell’immunità del Tao dal principio alla fine le creature hanno vita e morte, senza sicurezza di completarsi; ora sono vuote ed ora sono piene, senza uno stato fisso della loro forma» (p.131, Le acque d’autunno). Il Tao esiste proprio in questo processo di vita e di morte, del pieno e del vuoto. Il Tao non ha inizio né fine, come può essere visibile?  Il Tao è senza forma e presente anche nel processo del mutamento in continuo. La cosa con la forma è solo l’apparenza limitata del Tao in questo momento e in questo luogo, una volta che appare diventa una cosa pronta e una cosa limitata, invece il Tao non si limita in una cosa, non una cosa pronta, al contrario esso trascende ogni limite, possiede la possibilità dell’illimitatezza, e questa possibilità illimitata non ha forma. Tutte le cose con la forma derivano da questo Tao che non ha forma: «il luminoso è generato dall’oscuro, lo specificabile è generato dall’informe, lo spirituale è generato dal Tao. La forma è generata dall’essenza e per mezzo della forma le diecimila creature si danno la vita l’una all’altra» (p.177, Il viaggio di Sapienza verso settentrione). Se tutte le cose che possiedono la forma derivano dal Tao che non ha forma vuol dire che il senza forma contiene tutte le forme, altrimenti non può esistere l’origine di tutte le cose che hanno forma.

Il Tao “copre e sostiene diecimila creature” non è un’azione sotto l’intenzione, è al contrario senza-agire; però proprio perché è senza-agire ha fatto tutto, «fare senza agire dicesi Cielo» (p.86, Il Cielo e la Terra). Nonostante tutte le cose siano ordinate, sembra che siano adatte a qualche obiettivo, non è stata una collocazione intenzionale, è il frutto di “auto-trasformarsi” delle cose. «La vacua quiete, la placida calma, la silenziosa indifferenza, sono il fondamento delle diecimila creature» (p.100, La via del Cielo). “Il fondamento delle diecimila creature” è il Tao, senza-agire è “la vacua quiete, la placida calma, la silenziosa indifferenza”. Il Tao sembra sia vuoto, ma questo vuoto contiene il più grande “avere”, tutte le cose non escono fuori del Tao; il Tao sembra sia silenzioso, ma contiene tutti i mutamenti; il Tao non ha nessun desiderio ma possiede tutto. Per questo, «le diecimila creature hanno diversa ragion d’essere: non l’assegna di suo arbitrio il Tao e per questo esso non ha nome. Poiché non ha nome non agisce e, non agendo, nulla v’è che non sia fatto» (p.217,Tsê-yang). L’azione del Tao è solo naturale, non vuole raggiungere con intenzione un obiettivo, quindi non ha il nome; non ha una cosa che desidera quindi non agisce. Il Tao fa tutto per il senza-agire, perché il risultato del senza-agire è «il Cielo non produce eppure le diecimila creature si trasformano, la Terra non fa crescere eppure le diecimila creature si nutrano» (p.102, La via del Cielo). Tutte le cose crescono e si moltiplicano in modo libero, ognuno va sulla sua strada e ognuna segue la sua natura, le cose possono mostrarsi al più possibile e la loro natura si realizza e si dispiega in modo incisivo. Sotto lo stato del senza-agire ha realizzato il più grande “agire”, ovvero “non c’è non-agire”, anche il Tao proprio si realizza.

 

[Tradutrice dottoressa  Huang Ping]

 

Bibliografia:

 

Cao Chuji, Interpretation of ZHUANGZI, Zhonghua Shuju, 2000, Beijing.

Fausto Tomassini, a cura di, CHUANG-TZU, TEA, Milano 1999

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